Aforismi

Aforismi: Arriano – Anabasi di Alessandro

Recensione del libro QUI

“E d’ora in poi quando ti rivolgi a me, fallo come al re dell’Asia e non scrivermi da  pari a pari, ma, se hai bisogno di qualcosa, dimmelo come al signore di tutte le tue cose, in caso contrario deciderò di te come di uno che è in colpa. Se hai da obiettare sul regno, resta pure e battiti per esso e non fuggire, perché io ti raggiungerò dovunque ti trovi.”

 

“Ma Alessandro gli rispose, poiché anche altri ascoltarono le loro parole, che era vergognoso rubare la vittoria e necessario che Alessandro vincesse alla luce del sole e senza sotterfugi.”

 

“Considero le grandi gesta di Alessandro come una riprova del fatto che né un fisico possente per chi lo ha, né un’origine illustre, né l’avere in guerra ancor più fortuna di Alessandro, neppure se uno circumnavigando la Libia la conquistasse aggiungendola, come appunto egli pensava di fare, all’Asia, neppure se aggiungesse l’Europa come terza all’Asia e alla Libia, niente di tutto ciò felicità dell’uomo, qualora al contempo non ci sia la saggezza in quest’uomo che ha compiuto, come sembra, grandi gesta.”

 

“In quella occasione mostrò di lasciarsi sopraffare da due vizi, dall’uno e dall’altro dei quali non è opportuno che un uomo assennato si lasci sopraffare, l’ira e l’ubriachezza.”

 

“Alessandro inoltre è e si manifesta fuori dai limiti normali come il migliore fra gli uomini valorosi, il più regale dei re e il più degno di comandare fra i comandanti.”

 

“«O re Zeus, al quale è stato affidato il compito di reggere le sorti dei re fra gli uomini, ora più che mai conservami il potere sui Medi e sui Persiani, proprio nelle forme in cui me l’hai concesso; ma se io per te non devo più essere re dell’Asia, tu non concedere ad altri che ad Alessandro il mio potere.»”

 

“Ritengo che per un uomo valoroso non esista altro limite alle fatiche se non le fatiche stesse, quelle che lo portano a grandi imprese.”

 

“Le imprese gloriose toccano a chi affronta fatiche e pericoli, ed è bello vivere valorosamente e morire lasciando una gloria immortale.”

 

“Che cosa infatti avremmo compiuto di grande e magnifico se, restando tranquilli in Macedonia, avessimo ritenuto sufficiente conservare la nostra terra, respingendo i Traci alle frontiere, gli Illiri, i Triballi o anche quelli frai i Greci a noi avversi?”

 

“«È cosa opportuna quant’altra mai, o re, la moderazione nella buona sorte. Per te infatti che comandi e guidi un esercito del genere non c’è nulla da temere da parte dei nemici, ma per gli uomini la volontà del dio arriva inattesa e pertanto inevitabile».”

 

“Alessandro non perseguiva propositi modesti e meschini e non si sarebbe fermato a riposare su alcuno dei risultati raggiunti, neppure se avesse aggiunto l’Europa all’Asia e le isole britanniche all’Europa, ma ancora oltre avrebbe cercato qualcosa di sconosciuto, in competizione, se non con qualcun altro, almeno con se stesso.”

 

“«O re Alessandro ciascun uomo possiede tanta terra quanta è questa su cui ci troviamo a camminare; tu, che sei un uomo simile agli altri, tranne che per l’ambizione e l’orgoglio, dalla tua patria hai attraversato tanta terra, creandoti problemi e procurandone agli altri. In realtà di qui a poco, una volta morto, avrai tanta terra quanta basterà al tuo corpo per essere sepolto»”

 

“Quanto a me, cosa mi resta di tutte queste fatiche, se non questa porpora c questo diadema? Personalmente non possiedo alcunché e nessuno può mostrare tesori miei all’infuori di questi beni, che sono vostri o sono custoditi per voi. Certo nessun vantaggio personale mi viene dal tenerli per me, dato che mangio gli stessi vostri cibi e dormo quel tanto che dormite voi; addirittura mi pare di non mangiare gli stessi cibi di chi fra voi vive nel lusso; so poi che mi sveglio prima di voi perché voi possiate riposare.”

 

“Suvvia, chi di voi ha ferite spogliandosi le faccia vedere e io a mia volta farò vedere le mie! Per quanto mi riguarda non c’è parte, almeno fra quelle frontali del mio corpo, che sia rimasta senza ferite, e non c’è arma da impugnare o da lancio di cui io non rechi i segni su di me; ma sono stato ferito dalla spada nel corpo a corpo, trafitto da frecce, colpito dalle macchine e più volte raggiunto da sassi e pezzi di legno per voi, per la vostra gloria e per la vostra ricchezza; io vi conduco vincitori per tutta la terra, per tutto il mare, per tutti i fiumi, per tutte le montagne e pianure;  ho celebrato le mie nozze insieme a voi e i figli di molti di voi saranno parenti dei miei.”

 

“Alessandro dunque morì nella centoquattordicesima olimpiade, mentre ad Atene era arconte Egesia; visse trentadue anni e otto mesi, come dice Aristobulo; regnò dodici anni e questi otto mesi; fu fisicamente molto bello, assai amante della fatica, intelligente, coraggioso, ambizioso, sprezzante del pericolo e rispettoso della divinità; fu molto padrone di sé nei piaceri del corpo, ma insaziabile di quelli dello spirito e della fama che comportano; fu abilissimo nel vedere quanto occorreva fare in una situazione ancora oscura, ben fortunato nel congetturare il verosimile sulla base delle apparenze ed espertissimo a schierare, armare ed equipaggiare un esercito; quanto poi a sollevare il morale delle truppe, a riempirle di buone speranze e a neutralizzare la paura nei pericoli con il suo ardimento, in tutto ciò fu eccellente. Dunque con enorme coraggio si comportò nelle situazioni chiare, abilissimo nello strappare il successo ai nemici e nel colpirli, prima che qualcuno avesse il tempo di temere quanto sarebbe accaduto; fu fermissimo nel rispettare i patti e gli accordi, sicurissimo nel non farsi sorprendere dagli ingannatori, restio a spendere denaro per il proprio piacere, molto prodigo a beneficio altrui. Se Alessandro ha commesso qualche errore per troppo ardore o in preda dall’ira o se si è lasciato trascinare per arroganza a imitare i barbari, per parte mia non darei molto peso a questo, se si considera con equilibrio la giovane età di Alessandro, la serie ininterrotta dei suoi successi e la gente che sta accanto ai re per favorire il loro piacere, non per il meglio, e che sempre starà loro accanto per disgrazia; so però che al solo Alessandro, almeno fra gli antichi re, capitò per la sua nobiltà d’animo di pentirsi degli errori commessi.”

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