Archeologia

Bazeera: scoperti i resti di una città Pakistana fondata da Alessandro Magno – ma è una vera notizia? (aggiornato il 25.11.2019)

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia- la tua risorsa su Alessandro Magno! Nei giorni scorsi è uscita la notizia della scoperta del team di archeologi italiani e pakistani dei resti di una città a Nord-Ovest del Pakistan, ma ahimè ho qualche dubbio riguardo a questa notizia.

La città è stata chiamata Bazeera ed è stata fatta a Barikot Tehsil, nel distretto di Swat, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, famosa per la civiltà di 5.000 anni e i suoi manufatti. Sono stati scoperti anche tracce di templi indù, monete, stupa, pentole e armi di quel periodo.

Gli esperti ritengono che Alessandro venne nello Swat (Pakistan) insieme al suo esercito nel 326 a.C., sconfisse gli avversari in una battaglia nella zona di Odigram e costruì la città fortificata di nome Bazeera e un forte.

Purtroppo questo è tutto quello che sono riuscita a trovare riguardo questa scoperta. Quello che non capisco è perché una scoperta del genere sia stata riportata solo da alcuni giornali on-line indiani e arabi e tutti riportano come autore e fonte della notizia PTI. Infatti tutti i comunicati sono pressoché gli stessi: mancano informazioni sugli archeologi e la notizia è “morta lì”, infatti altri siti come la National Geographic non se n’è occupata, quindi temo che sia una bufala. TheIndu.Com ha addirittura rimosso l’articolo perché non è stato supportato da ulteriori notizie.

Per amor di completezza ho deciso di riportare comunque questa notizia e se dovessero uscire ulteriori aggiornamenti, o per meglio dire dettagli, vi farò sapere, ma per ora non posso non esprimervi le mie riserve a riguardo.

Grazie a tutti e vi auguro un buon week-end,


Aggiornamento del 25.11.2019

Sono riuscita finalmente a capire l’origine di questa notizia! Allora: sì, la scoperta di questa antica città c’è effettivamente stata, ma non è una scoperta così recente perché risale circa a due anni fa. Vi spiego meglio.

La scoperta della città di Bazira, l’odierna Barikot o Birkot, nella valle pakistana dello Swat, si deve al lavoro di Francesco Palmieri dell’ISMEO. Dal 1984 la Missione Archeologica Italiana scava sistematicamente in questa città che oggi è meta di turismo archeologico e dal 2013 ha anche un suo museo. È però dal 1955 che l’Italia è presente nello Swat con le sue attività archeologiche: quando Giuseppe Tucci, famoso tibetologo e orientalista, visitò per la prima volta la regione. Così ebbe inizio un’attività ininterrotta per 60 anni, che ha visto la missione archeologica italiana dell’allora IsMEO, l’istituto presieduto da Tucci (poi IsIAO, oggi Associazione ISMEO) assumere un ruolo di primo piano nell’archeologia del Subcontinente Indo-Pakistano. La scoperta e’ stata presentata all’ultima South Asian Archaeology Conference tenutasi nel luglio 2016 all’Università di Cardiff. La città di Bazira è nota nelle fonti classiche perché fu assediata e conquistata da Ceno, generale di Alessandro Magno nel 327 a.C., mentre il macedone risaliva lo Swat fino alla capitale Massaka. La città è nominata da Curzio Rufo, Hist. VIII, 10, 22, che la chiama Beira ma la presa della città è meglio documentata da Arriano, Anabasi IV, 27, 5 – 28, 1 che la chiama Bazira.

Uno dei tanti archeologi che fin dall’inizio si dedica a riportare alla luce questa città è Pierfrancesco Callieri, professore di Archeologia dell’Iran preislamico al Dipartimento di Beni Culturali a Ravenna che col metodo Faccenna – stile di vita fatto di rigore e disciplina, ma anche signorilità, umanità e rispetto – dal suo illustre maestro archeologo Domenico Faccenna oggi scomparso. Una tappa importantissima di Callieri fu proprio la sua prima direzione dello scavo di Barikot: “Proposi a Faccenna un lavoro diverso, che non aveva a che fare con la cultura buddista di cui si era sempre occupato. Si trattava dell’abitato della città di Bazira, conquistata da Alessandro Magno: qui volevo occuparmi di vita quotidiana. Faccenna lo concesse. Fu un grande regalo. E Barikot resta una mia grande soddisfazione, perché in questo sito si continua a scavare ancora oggi con risultati eccezionali”.

Anche l’Università di Padova con  un gruppo di docenti, ricercatori e studenti si trova oggi nell’antico Gandhara, in Pakistan settentrionale, nell’ambito di una collaborazione decennale istituita con la Missione archeologica italiana in Pakistan dell’Ismeo, diretta da Luca Maria Olivieri per studiare le ceramiche protostoriche dalla necropoli di Aligrama e i reperti in vetro emersi dai recenti scavi italo-pakistani nel sito di Barikot. Ivana Angelini, docente di Georisorse per i Beni culturali e responsabile del progetto La produzione di materiali vetrosi nella valle dello Swat (Pakistan): nuove scoperte da Barikot che vuole indagare l’evoluzione delle ricette impiegate per la produzione dei materiali vetrosi e le tecnologie con cui erano lavorati, in modo da costituire una griglia di riferimento per inquadrare i futuri dati analitici dall’area nella stretta sequenza cronologica emersa dagli scavi nel sito di Barikot.

Per saperne di più visitate:

Desidero ringraziare Marbet per il suo fondamentale aiuto!

Grazie a tutti,

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