Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Roberta Franchi – Dalla Grande Madre alla Madre. La maternità nel mondo classico e cristiano: miti e modelli. Vol. I: La Grecia

In Grecia e a Roma, gli eruditi invocano il rito per spiegare la varietà di pratiche culturali connesse con la Grande Madre e per offrire un fondamento logico ad alcune inusuali caratteristiche, in particolare la castrazione dei sacerdoti.

Quale maggiore difficoltà potrebbe tormentare una madre se non quella di essere privata della figlia? Le viene sottratto ciò per cui fino a quel momento ha vissuto; è come se il femminile sentisse la realizzazione di sé, solo quando può mettere al mondo un figlio e vivere con lui: questa è l’essenza materna.

Difficile itinerario tra essere e non essere, solo un amore come quello materno può abnegare il proprio io, fino a quando la sua ‘missione’ non sia compiuta. Meravigliosa e terribile, generosa e possessiva, familiare ed estranea, la madre è la creatura più bella al mondo, il cui nome ispira vita e amore.

L’archetipo materno, intriso di simbolismo, è un connubio di vita e morte. Nel momento in cui la donna decide di mettere al mondo un figlio, e quindi di creare la vita, sfida la morte: il figlio generato andrà incontro alla sofferenza e al dolore, al di là della volontà materna. Eppure, in questa consapevolezza risiede la saggezza femminile che continua la vita, nonostante conosca l’irrazionalità insita nella vita stessa.

Se in latino il novum è ‘mutamento traumatico’, ‘rottura’, ‘rivoluzione’ o piuttosto ‘trasformazione’, ‘rinnovamento lento e graduale’, la maternità rientra perfettamente nella sfera semantica del termine: l’arrivo di una nuova vita comporta delle trasformazioni a più livelli. Il cambiamento corporeo della donna incinta è solo la manifestazione visibile di quel mutamento più duraturo, quasi invisibile, dello spirito della donna, che da figlia e sposa diventa madre. I significati simbolici del vuoto e del pieno strutturano l’esperienza femminile materna. Il vuoto della madre, che accoglie nel grembo il figlio, non solo la rende piena di lui, ma genera un mutamento del corpo che, dilatandosi e modificando i propri confini, obbliga a rimodellare la percezione di sé, andando a costituire il primo tassello nella formazione
dell’identità materna. Il vuoto è un connubio di piacere e dolore: piacere, perché il dare spazio consente di sperimentare una maggiore fluidità della propria identità per mezzo dello sviluppo di una nuova vita; dolore, in relazione alle difficoltà che tale processo comporta, giacché si tratta di mettersi in gioco alla scoperta della parte più autentica di sé.

“Se faccio ritorno alla mia amata patria, la mia grande gloria morirà.”

Omero, Iliade

La relazione tra Teti e Achille sembra giocata su una continua specularità e reciproca empatia, in cui alle lacrime dell’uno rispondono quelle dell’altra, e dove la consapevolezza della fugacità della vita porta alla costante condivisione delle pene.

Le madri non si limitano a formare il corpo dei figli, ne plasmano anche l’animo.

Il legame tra madri e figli, spesso antagonista rispetto ai vincoli culturali e all’ideologia paterna, costruisce il perno attorno al quale costruiscono l’identità e l’appartenenza sociale dei figli. Il rapporto tra i due è pericoloso.

Gli storici antichi non hanno apprezzato il fatto che questa donna sia riuscita ad aprirsi la strada verso il potere. La partecipazione femminile alla vita politica, da sempre sfera d’azione degli uomini, oltre ad essere ostacolata, è chiaramente mal vista e oggetto di critiche. Con il suo ruolo e il potere esercitato, Olimpiade ha segnato la fine del periodo in cui le donne delle famiglie reali sono considerate figure invisibili e prive di significato, utili solo per la procreazione di eredi al trono.

Tra Alessandro e Olimpiade vi è una sola differenza: le nefande azioni del figlio sono attribuite a ragioni di stato, quelle della madre ad atti irrazionali.

Se guardiamo con più attenzione ai crimini commessi da Olimpiade, vediamo che non sono né più numerosi né più crudeli di quelli di altri suoi contemporanei uomini. Assassinii e regicidi sono comuni nella monarchia macedone. Se i misfatti di Olimpiade rientrano nel costume generale dell’epoca, per quale motivo nelle fonti antiche vengono esagerati e accresciuti? La risposta va ricercata da un lato nella propaganda ostile alla monarchia macedone, messa in atto dalle città grece e poi da Roma; dall’altro nel pregiudizio nutrito da una società patriarcale circa la partecipazione femminile alla politica.

Alessandro Magno ha dato il via a una politica, per cui ogni regnante d’Egitto è consacrato faraone al momento della sua ascesa al trono.