Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Giuseppe Squillace – Il profumo nel mondo antico. Con la traduzione italiana del «Sugli odori» di Teofrasto

Tra quanti l’avevano seguita [la spedizione di Alessandro Magno in Asia], infatti, c’erano stati tecnici incaricati di fare misurazioni e rilievi dei posti attraversati, di segnare gli itinerari, di prendere nota delle caratteristiche degli ambienti; c’erano stati ricercatori; c’erano stati intellettuali, come Nearco e Onesicrito, che nel 325 a.C. avevano condotto la flotta macedone dall’India alla Persia in un itinerario volto a esplorare le coste delle terre che ormai, dopo le vittorie sui Persiani, ricadevano sotto il dominio di Alessandro. C’erano stati anche ingegneri, architetti, attori, atleti, medici e soprattutto soldati semplici: reduci dalla strateia, essi avevano portato nelle loro comunità di appartenenza ricordi e notizie di terre che avevano attraversato e conquistato.

(13) I Macedoni hanno trattato di varie specie di alberi per lo più senza darne il nome.

(18) In quella stessa regione [la nazione ariana] c’è anche un arboscello velenoso delle dimensioni di un cavolo, con le foglie simili all’alloro; grazie all’odore che diffonde attira i cavalli e rischiò di privare Alessandro della sua cavalleria, quando egli entrò in questa regione.

(32) Una volta che Alessandro Magno, fanciullo, usava con grande abbondanza l’incenso sugli altari, il pedagogo Leonida gli disse di aspettare a onorare gli dèi in quel modo, quando avesse sottomesso le popolazioni che producevano l’incenso. Quando il seguito il condottiero si fu impadronito dell’Arabia, mandò  al pedagogo una nave carica d’incenso e gli raccomandò di essere generoso nel culto degli dèi.

Plinio il Vecchio, Storia Naturale, libro XII

(1) L’uso del profumo va fatto risalire ai Persiani. Costoro ne sono impregnati e ricorrono a esso come espediente per estinguere il fetore causato dal loro sudiciume. La prima attestazione che io ne abbia trovato si riferisce a quando Alessandro, dopo avere espugnato l’accampamento di re Dario, fra tutti gli altri oggetti che formavano la dotazione reale, s’impadronì di un cofanetto di profumi.

Plinio il Vecchio, Storia Naturale, libro XIII

Esisteva ancora un profumo ricavato dall’henna e dal giglio. Abdalonymos (re) di Sidone lo inviò ad Alessandro (Magno).

Polluce, Onomasticon VI, 105

Alessandro (Magno) amava soprattutto i profumi ricercati e il buon vino. Perciò si bruciavano per lui mirra e altre resine profumate.

Efippo di Olinto, Die Fragmente der Griechischen Historiker, 126

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