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Recensione: “Babilonia” di Plinio Cupido

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo dell’altro romanzo scritto da Plinio Cupido che si intitola:

Babilonia

di Plinio Cupido

ISBN: 979-8676452933, 208 pagg.

2020, Independently published

Persia, 331 a.C. L’esercito di Alessandro Magno è impegnato in una dura campagna militare, finalizzata alla sconfitta del re dei Persiani Dario e delle sue ingenti truppe. Fra i generali dell’esercito macedone milita Kimon, uomo tutto d’un pezzo, proveniente da una delle più nobili famiglie macedoni e amico d’infanzia di Alessandro e del suo compagno Efestione. Dopo la sconfitta dell’esercito persiano e la morte di Dario, i Macedoni avanzano nella bellissima città di Babilonia e la occupano. Alessandro e i suoi generali prendono possesso del palazzo di Dario ed entrano nell’harem reale, dove vivono decine e decine di ragazze stupende e di ragazzi bellissimi, esperti nell’arte amatoria. Qui Kimon incontra Faris, meraviglioso schiavo diciottenne, con occhi del colore dell’ambra e lunghi ricci scuri. Il rapporto fra i due inizia come un classico legame fra padrone e schiavo, limitato al sesso e allo scambio occasionale di qualche parola, ma poi le cose cambiano. L’innocenza di Faris, la sua curiosità quasi fanciullesca e la sua disarmante dolcezza mettono in crisi il modo di pensare di Kimon, che inizia a dubitare di tutto quello in cui ha sempre creduto. Fra malintesi, tragedie e dubbi, Kimon dovrà dare una risposta alla domanda che, da quando ha conosciuto Faris, gli attanaglia la mente… Può un nobile aristocratico innamorarsi di uno schiavo?

Classificazione: 3.5 su 5.

Reading time: dall’11 al 13 ottobre 2020.

Ecco il libro grazie al quale ho scoperto quest’autrice, Plinio Cupido, una storia d’amore tra Kimon, generale di Alessandro Magno, e Faris, schiavo appartenente all’harem babilonese di Dario. La loro storia d’amore dovrà superare ostacoli, pregiudizi, fraintendimenti e incertezze. Kimon e Faris sono come il topo di città e il topo di campagna, perché mon sono mai contenti di quello che hanno e di dove vivono, ma se si lascia la via conosciuta per la nuova, si sa quel che si lascia ma non si sa quel che si trova, ma in questo romanzo troviamo anche Alessandro ed Efestione, sebbene l’autrice si sia presa un po’ di libertà – di tempo, luoghi e personaggi – nel raccontare le vicende della campagna macedone in Persia, ma di questo siamo avvisati dalla premessa del libro: è una storia d’amore in chiave storica e romanzata. Detto questo e accettando che si tratti di un romanzo, le scelte possono comunque piacere oppure no.

Non mi è piaciuto che Alessandro definisca Efestione come un amore giovanile che non deve perciò pregiudicare la sua discendenza e loro sono paragonati ai due veri protagonisti della storia, Kimon e Faris. Questo espediente serve a far capire a Kimon che quando si trova l’amore vero non bisogna lasciarselo sfuggire, al di là di quello che voglia la famiglia e che sia dettato dalle convenzioni sociali. Ma così Alessandro sembra abbia perso la testa per un’infatuazione giovanile e nulla più. Poi Alessandro capisce l’errore di valutazione commesso ma troppo tardi. Un’altra cosa che non ho amato è che l’autrice alla morte di Efestione ha dato un ruolo importante a Clito che nella realtà sarebbe già morto quando avrebbe potuto chiamare quel personaggio Tolomeo e sarebbe stata un pochino più fedele alla realtà. Sì, la libertà è permessa e accettata però secondo me va usata se e quando motivata. Ovviamente sono punti di vista soggettivi per cui le mie osservazioni hanno valore relativo. Il libro è ambientato per la stragrande maggioranza a Babilonia e questo va bene perché la storia tra i protagonisti nasce e cresce lì e se avesse dovuto seguire i reali spostamenti di Alessandro avrebbe per forza dovuto essere diversa.

Come ho già scritto nella recensione di Nulla è impossibile per chi osa mi piacerebbe ancora leggere qualcosa di quest’autrice su Alessandro ma desidererei che sia più attinente alla realtà e che abbia più introspezione psicologica, perché lo stile di Raffaella mi piace, è pulito e scorrevole. Terrò sicuramente d’occhio quest’autrice 😉

Cosa ne pensate? Buona giornata a tutti,

1 pensiero su “Recensione: “Babilonia” di Plinio Cupido”

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