02. Monographs on Alexander, 2.05 Leader, Alexander - Non Fiction Book, Alexander's Alexandria

Recensione libro – Collaborazione: “The Legitimation of Conquest. Monarchical Representation and the Art of Government in the Empire of Alexander the Great” di Kai Trampedach & Alexander Meeus (editors)

English review: HERE

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi posso finalmente recensirvi una lettura interessantissima e desidero ringraziare l’editore Franz Steiner Verlag per la copia! Prima di iniziare a parlarvi del libro vorrei fare due precisazioni.

Qualunque errore trovaste nella recensione sarà solo colpa mia e non degli autori dei contributi e se me li segnalaste li correggerei subito.

Inoltre troverete le mie osservazioni e riflessioni in questo viola scuro perché voglio scriverle facendovi capire che sono mie per evitare di creare fraintendimenti.

Ma non perdiamo altro tempo e parliamo di questo bellissimo libro!

The Legitimation of Conquest

Monarchical Representation and the Art of Government in the Empire of Alexander the Great

di Kai Trampedach & Alexander Meeus (editors)

ISBN: 978-3515127813, 363 pagg.

Franz Steiner Verlag, 2020

Within a single decade (334–325 BC) Alexander III of Macedon conquered much of the known world of his time, creating an empire that stretched from the Balkans to India and southern Egypt. His clear intention of establishing permanent dominion over this huge and culturally diverse territory raises questions about whether and how he tried to legitimate his position and about the reactions of various groups subject to his rule: Macedonians, Greeks, the army, indigenous elites. Starting from Max Weber’s “Herrschaftssoziologie”, the 15 authors discuss Alexander’s strategies of legitimation as well as the motives his subjects may have had for offering him obedience. The analysis of monarchical representation and political communication in these case-studies on symbolic performances and economic, administrative and religious measures sheds new light on the reasons for the swift Macedonian conquest: It appears that Alexander and his staff owed their success not only to their military talent but also to their communication skills and their capacity to cater to the expectations of their audiences.

Kai Trampedach is Professor of Ancient History at the Ruprecht-Karls-University of Heidelberg, Germany.

Alexander Meeus is Akademischer Rat in the Ancient History department at the University of Mannheim, Germany.

Classificazione: 5 su 5.

Un libro come questo non può non essere da 5 stelle!

Reading time: dal 25 ottobre al 7 novembre 2020.

Contributors

MICHELE FARAGUNA is Professor of Greek History at the University of Milan, Italy.
HANS-JOACHIM GEHRKE, former President of the German Archaeological Institute, is Professor emeritus of Ancient History at the University of Freiburg i. Br., Germany.
MAURIZIO GIANGIULIO is Professor of Greek History at the University of Trento, Italy.
MATTHIAS HAAKE is Privatdozent in Ancient History at the University of Münster, Germany.
TONIO HÖLSCHER is Professor emeritus of Classical Archaeology at the University of Heidelberg, Germany.
MICHAEL JURSA is professor of Assyriology at the University of Vienna, Austria.
WILHELM KÖHLER is graduate student of Theology and History at the University of Heidelberg, Germany.
MAXIM M. KHOLOD is Associate Professor of Ancient History at the St. Petersburg State University, Russia.
CHRISTIAN MANN is Professor of Ancient History at the University of Mannheim, Germany.
MANUELA MARI is Professor of Greek History at the ‘Aldo Moro’ University of Bari, Italy.
ALEXANDER MEEUS is Akademischer Rat in the Ancient History department the University of Mannheim, Germany.
ANDREW MONSON is Associate Professor of Classics at New York University, USA.
KAI TRAMPEDACH is Professor of Ancient History at the University of Heidelberg, Germany.
RALF VON DEN HOFF is Professor of Classical Archaeology at the University of Freiburg i. Br., Germany.
SHANE WALLACE is the Walsh Family Assistant Professor in Classics and Ancient History at Trinity College Dublin, Ireland.

Table of contents

  • CONTENTS
  • PREFACE
  • Introduction: Understanding Alexander’s Relations with His Subjects (Kai Trampedach / Alexander Meeus)
  • I: SELF-PRESENTATION AND ROYAL PERSONA
    • 1 From Early On To Become A Hero (‘Held’): Mythical Models of Alexander’s Image and Biography (Tonio Hölscher)
    • 2 Staging Charisma: Alexander and Divination (Kai Trampedach)
    • 3 Alexander and Athletics or How (Not) To Use a Traditional Field of Monarchic Legitimation (Christian Mann)
    • 4 Violence and Legitimation: The Social Logic of Alexander the Great’s Acts of Violence between the Danube and the Indus – A Conceptual Outline and a Case Study (Matthias Haake)
  • II: LOCAL PERSPECTIVES AND INTERACTIONS
    • 5 Alexander’s Dedications to the Gods: Sacred Space, Pious Practice and Public Legitimation (Ralf von den Hoff)
    • 6 Communication and Legitimation: Knowledge of Alexander’s Asian Conquests in the Greek World (Shane Wallace)
    • 7 Legitimation – Unwitting and Unrequested: Alexander of Macedon’s Portrayal as Devine Tool in Zechariah 9 (Wilhelm Köhler)
    • 8 Wooing the Victor with Words: Babylonian Priestly Literature as a Response to the Macedonian Conquest (Michael Jursa)
    • 9 Shaping the New World: Once More On the Cities of Alexander (Maurizio Giangiulio)
  • III: ADMINISTRATION AND INSTITUTIONS
    • 10 Alexander, the King of the Macedonians (Manuela Mari)
    • 11 On the Titulature of Alexander the Great: The Title basileus (Maxim M. Kholod)
    • 12 Alexander the Great and Asia Minor: Conquest and Strategies of Legitimation (Michele Faraguna)
    • 13 Alexander’s Tributary Empire (Andrew Monson)
  • IV: EPILOGUES
    • 14 The Strategies of Legitimation of Alexander and the Diadochoi: Continuities and Discontinuities (Alexander Meeus)
    • 15 Concluding Remarks (Hans-Joachim Gehrke)
  • ABBREVIATIONS
  • BIBLIOGRAPHY
  • CONTRIBUTORS

RECENSIONE

Oggi conosciamo Alessandro Magno perché lui prima di tutti espresse al meglio delle capacità di chiunque l’idea di potere e dominio su un impero vastissimo e culturalmente molto variegato. Ma come fece ad essere considerato legittimo prima di tutto nel suo ruolo di capo della Lega di Corinto e poi come Grande Re dell’Impero Persiano? Come fece a trasmettere ai popoli che dominava la sua idea e organizzazione del potere? Quali mezzi di propaganda e strumenti usò e attraverso quali persone? Questo libro scaturisce dal convegno “Alexander’s Empire: The Legitimation of Conquest” tenutosi a Villa Vigoni dal 10 al 12 maggio 2018, attraverso i contributi di molti studiosi indaga proprio questo e si è dimostrato una lettura estremamente interessante e perfino illuminante perché mi ha fatto riflettere su aspetti che non avevo mai considerato prima. Vediamolo insieme.

Introduction: Understanding Alexander’s Relations with His Subjects (Kai Trampedach / Alexander Meeus)

Questo libro e i suoi contributi sono influenzati e scaturiscono da quella che il sociologo Max Weber definì “sociologia della dominazione”. Alessandro Magno ebbe un vastissimo impero da governare, dovette essere un grande comandante per il suo esercito e dominò i popoli che via via sottometteva nel suo cammino di conquista verso Est e non poté farlo usando solo i soldi e la violenza come strumenti per tenere il potere. Come il padre Filippo Alessandro continua la vendetta del mondo greco contro l’Impero Persiano, ma egli dovette anche modificare e adattare il suo messaggio a seconda della comunità a cui era rivolto. La sua imitatio Achillis lo rende adatto a tenere un potere mai visto prima. Nel tentare di capire come Alessandro poté riuscire nell’impresa di legittimare il suo potere le risorse epigrafiche, numismatiche e archeologiche sono importantissime e ci si aiuta anche con le fonti letterarie. Quello che è da sottolineare è che le azioni di Alessandro sono sempre parte del suo ruolo pubblico e della sua persona.

I: SELF-PRESENTATION AND ROYAL PERSONA

1 From Early On To Become A Hero (‘Held’): Mythical Models of Alexander’s Image and Biography (Tonio Hölscher)

Alessandro fu considerato discendente di Eracle da parte di padre da cui ereditò la predisposizione per le più grandi e gloriose imprese individuali e di Achille da parte della madre che fu il modello del giovane eroe di guerra per eccellenza e fu considerato anche figlio di Zeus. Il giovane re ebbe quindi come antenati i più grandi eroi, ma quello che è importante nella rappresentazione di Alessandro è che nelle monete non venne adattato l’aspetto di Alessandro a quello di Eracle, ma Eracle venne raffigurato con i tratti tipici di Alessandro (anastole). Alessandro fu quindi il riflesso degli eroi mitici. Nelle referenze letterarie invece Alessandro non venne mostrato come un imitatore degli eroi, ma come un eroe uguale ad essi. I ritratti di Alessandro prodotti durante la sua vita sono diversi ma hanno dei tratti comuni: senza barba, con capelli lunghi e ricci (anastole), testa piegata da un lato con sguardo verso lontano e gli occhi umidi.

Alcuni episodi fondamentali per il ruolo pubblico di Alessandro rispecchiano chiaramente le classi d’età greche in base al quale gli uomini avevano compiti e ruoli ben precisi: Alessandro eredita il regno macedone all’età di vent’anni, cioè quando i ragazzi entravano nell’età dei giovani adulti. L’addomesticamento di Bucefalo è il primo atto mitopoietico di eroismo autonomo con cui Alessandro diventa uguale agli altri dei. L’emblematico esempio del Nodo Gordiano invece dimostra la sua autonomia eroica rispetto agli altri eroi. La campagna militare di Alessandro fu sempre segnata da continui miracoli che confermarono l’unicità del suo potere eroico. Sposò Rossane, una donna straniera di un popolo sottomesso come fecero altri eroi e quando tornò a Babilonia a trent’anni divenne un vero e proprio monarca. Non fu una cosa pianificata a priori ma divenne un modello della biografia dell’archetipo dell’eroe.

Gli accademici pensano che fu solo dopo la Battaglia di Isso nel 333 a.C. che Alessandro iniziò a pensare al dominio universale. Anche il suo maestro Aristotele può averlo ispirato all’idea di governare un mondo intero e non limitato solo alle poleis greche. Alessandro appena attraversato l’Ellesponto e giunto in Asia compì molte azioni simboliche ed eroiche. La dicitura “magno, il grande” non vuole avere una connotazione morale, e chi pensa che sia stato un bravo o uno spietato governante sbaglia dando dei giudizi personali, ma perché fece delle imprese che mai prima di lui vennero compite.

Questo contributo mi dà da pensare perché non avevo mai riflettuto prima sulle somiglianze che ci sono nelle statue tra Alessandro ed Eracle e non avevo pensato a quali conseguenze reali abbiano avuto le sue imprese più conosciute in chi era suo sottoposto o dominato.

2 Staging Charisma: Alexander and Divination (Kai Trampedach)

Alessandro usò anche la divinazione, ma come la fece, quali tipi di divinazione usò e con quali reali intenzioni? Alessandro ebbe un profondo rispetto per gli dei e la divinazione e praticò sacrifici regolarmente per tutta la sua vita, ogni giorno e sia in contesti militari che civili, era una persona religiosa ma con questo si vuole intendere la sua persona pubblica non la sua religiosità privata. È interessante notare che solo Alessandro diede così importanza alla divinazione, il padre Filippo e i suoi Successori poi non la usarono, ma per Alessandro rappresentò la componente chiave della sua auto-rappresentazione. Gli autori della vulgata, Plutarco e Arriano parlarono degli stessi episodi divinatori perché tutti usarono i testi delle Effemeridi reali di Callistene o testi derivati da essi.

Alessandro usò la divinazione come strumento di aiuto per la sua campagna di conquista dandogli una guida ideologica attraverso la sua invincibilità, irresistibilità e insuperabilità; con la vendetta verso i persiani e per la libertà delle città greche in Asia; per regnare sull’Asia o sull’intero ecumene; attraverso la sua parentela divina portato avanti da Callistene, persona erudita in mitologia e storia, lo stesso che Tolomeo userà come fonte e che verrà usato anche da Arriano. La divinazione servì anche ad Alessandro per assicurarsi l’obbedienza del suo esercito nei momenti più difficili. Secondo Trampedach le varie storie sull’uso di Alessandro della divinazione non sono un’invenzione letteraria ma sono fatti veramente accaduti.

3 Alexander and Athletics or How (Not) To Use a Traditional Field of Monarchic Legitimation (Christian Mann)

I governanti greci cercarono la legittimazione attraverso anche i giochi e gli atleti che vi parteciparono: Filippo stesso aveva partecipato a Olimpia nella gara di cavalli nel 356 BC e con la quadriga nel 352 e 348 BC. Alessandro indisse molti giochi, atletici e musicali, durante la sua campagna di invasione, non solo per le occasioni calendarizzate, ma anche per l’esercito senza però crearne di nuovi e gli atleti delle gare tradizionali potrebbero avervi partecipato. Alessandro organizzò molti giochi nella sua campagna di conquista al fine di rilassare, mantenere alta la competizione e intrattenere i soldati anche durante i tempi mori tra una guerra e l’altra e per spronarli alla vittoria in battaglia; per motivi religiosi; come strumento per avvicinare i barbari alla cultura greca. Alessandro fece una vera e propria imitatio Achilleus nei giochi funebri per Efestione, maniferstando un dolore eccessivo. Il giovane comandante macedone non ebbe bisogno di partecipare e vincere i giochi per avere prestigio ma, di avere un esercito devoto e usò i giochi atletici e musicali.

4 Violence and Legitimation: The Social Logic of Alexander the Great’s Acts of Violence between the Danube and the Indus – A Conceptual Outline and a Case Study (Matthias Haake)

L’autore parte dalle affermazioni di Droysen e Burckhardt che parlando di Alessandro decontestualizzandolo e lo criticano, e di Nietzsche invece prova a dare la spiegazione che i greci hanno un tratto nazionale crudele e Haake analizza la conquista di Gaza e la morte di Batis. Alessandro prese prigioniero il capo della città e trascinò il suo corpo intorno alle tombe, forma praticata in Tessaglia. Alcuni autori moderni seguono l’esempio di Arriano e Plutarco e non parlano di questo crudele episodio per non dipingere Alessandro come un tiranno crudele. Spesso non si questiona la violenza di Alessandro verso le folle ma piuttosto quella verso a persone isolate. L’uccisione di Batis fu un evento storicamente vero e alcuni usano come scusa la ferita riportata dal macedone alle porte della città per giustificare la crudeltà verso la sua morte. Ma Alessandro uccise così Batis per rivendicare la sua supremazia di conquistatore, anche dal punto di vista del suo esercito.

II: LOCAL PERSPECTIVES AND INTERACTIONS

5 Alexander’s Dedications to the Gods: Sacred Space, Pious Practice and Public Legitimation (Ralf von den Hoff)

L’autore si chiede quali atti offrì Alessandro agli dei e verso quale pubblico. Il padre Filippo commissionò il Philippeion dopo la vittoria di Cheronea, mentre Alessandro dedicò altari agli dei e agli eroi vicini al confine del suo dominio e anche altri che segnano la sua avanzata nelle frontiere e per celebrare le sue vittorie. Nella fase iniziale Alessandro cercò di farsi accettare come comandante militare, poi cercò di diventare patrone e benefattore dei santuari.

6 Communication and Legitimation: Knowledge of Alexander’s Asian Conquests in the Greek World (Shane Wallace)

Più l’avanzata di Alessandro procedeva e più la comunicazione con la Macedonia diventava difficile. Alessandro usò la Lega di Corinto come mezzo di comunicazione e poi Callistene lo “inquadra” per i greci. Le dediche per le vittorie sulle battaglie servirono per legittimare il suo potere, infatti ad esempio quando vinse al Granico inviò 300 panoplie alla dea Atena:

  • come la dedica di Alessandro come hegemon della Lega di Corinto;
  • gli scudi hanno il valore simbolico di vendetta (contro la Persia);
  • sia Alessandro che Atene ottengono molto mostrandosi uniti;
  • è anche infine un monumento della vittoria dell’esercito macedone.

Anche le testimonianze dei veterani di Alessandro sono importanti, anche se nonostante tutto ci sono delle città che restano anti-macedoni, come l’Atene di Demostene, ma anche casi a favore come con Polibio. La vendetta verso i persiani, la libertà della Grecia, la guerra in Asia e la leadership macedone sono strategie efficaci di Alessandro. Anche l’élite macedone realizzò dei monumenti che ricordano il loro ruolo nelle campagne di Alessandro e sono delle audaci rappresentazioni del potere macedone, come ad esempio il monumento di Cratero al fine di presentarsi come successore di Alessandro. Le città minori come Orchomenos, Thespiai e Plataiai vennero distrutte da Tebe e la Macedonia fornì loro un’altra via per spezzare il dominio secolare di città come Atene, Sparta e Tebe.

7 Legitimation – Unwitting and Unrequested: Alexander of Macedon’s Portrayal as Devine Tool in Zechariah 9 (Wilhelm Köhler)

Anche il testo sacro della Bibbia parla di Alessandro e l’autore analizza i versi di Zaccaria che per Eichhorn si riferiscono alla campagna di Alessandro e per Ellinger quei capitoli sono stati scritti nel 332 a.C. durante l’assedio di Tiro e in quel caso il profeta starebbe predicendo il futuro. L’autore fornisce una storia dell’interpretazione, un’interpretazione storica e parla del messaggio teologico nel contesto. È normale che i giudei siano stati interessati a quanto accadeva nella città di Tiro dopo diversi mesi di assedio e si domandarono quali sarebbero state le conseguenze per loro. Anche altri passi della Bibbia parlano di Alessandro: i passi di Ezechiele per alcuni sono stati scritti durante la campagna di Alessandro ma non per l’autore; anche il profeta minore Amos parlerebbe delle minacce verso Tiro. Per Köhler Zaccaria 9 è il frutto del racconto di un testimone che è anche un osservatore giudaico. Daniele 8 e 11 si focalizzano su Antioco IV Epifane: qui Alessandro non è visto in malo modo ma si parla della sua veloce conquista, dei suoi successi militari e della sua morte improvvisa. Non c’è il giudizio morale ma si parla di Alessandro perché anche qui è il ponte tra l’Impero Persiano e Antioco. In 1 Maccabei l’autore vive al tempo dell’oppressione di Antioco IV ma parla di Alessandro senza una connotazione negativa ed esalta le sue imprese militari. Qui Alessandro è assimilato in diverse cose ad Antioco IV. Quello che è interessante notare è che nella visione giudaica Alessandro e i Successori hanno un continuo calo di legittimazione. In Zaccaria l’autore ci parla di quando la guerra divenne rilevante per lui da osservatore giudaico e qui Alessandro è visto quasi come un inviato da Dio perché rappresenta la speranza in qualcosa di migliore. Per Köhler Daniele e i Maccabei sembrano la logica completezza di Zaccaria e si vedono i limiti della legittimazione del potere carismatico per Alessandro.

Alessandro rappresentò l’incarnazione adatta delle aspettative profetiche fino a quando i re ellenistici non sono stati coinvolti con i giudei per le esperienze negative che ebbero con Antioco IV. Diventa così inevitabile il declino della legittimazione di Alessandro perchè si focalizza sulla rappresentazione solo di certi gruppi, come i soldati greci e macedoni ma si aliena al pubblico generale. Più lui e i suoi successori furono in disarmonia con la speranza della nazione, più velocemente i re ellenistici persero l’accettazione finché furono rovesciati.

Questa secondo me è la prima critica aspra (sebbene non sia l’autore che fa questa critica perché analizza le fonti sacre e gli studi e interpretazioni che sono stati fatti), non tanto verso Alessandro stesso quanto ai suoi Successori.

8 Wooing the Victor with Words: Babylonian Priestly Literature as a Response to the Macedonian Conquest (Michael Jursa)

Come i nuovi re ellenistici espressero il loro potere verso il sacerdozio babilonese attraverso la letteratura? Analizzando i reperti scritti nell’archivio di Esangila del tempio del dio Marduk, si nota come prima di Alessandro il re persiano era una figura remota e sfuggente anche tra i membri dell’élite, mentre invece ci sono testimonianze del rapporto di Alessandro col prete babilonese in toni amichevoli e infatti Alessandro ordinò la ricostruzione del tempio. Anche la morte del giovane re causata dall’entrata in città dalla porta est, sarebbe stata prevista dai preti. Il climax della testimonianza arriva però dopo Alessandro, col buon governo di Seleuco I che avrà un potere eterno in quanto l’ultimo buon re insieme alla sua casata. Dal tempo di Seleuco la letteratura cambia, sembra investirsi di una missione perché ora il re non è più inaccessibile e lo spartiacque fu proprio Alessandro. Il conquistatore macedone purtroppo regnò per troppo poco tempo e il suo potere fu politicamente e economicamente frammentato, ma da Seleuco i preti cercarono di corteggiare i loro nuovi padroni.

9 Shaping the New World: Once More On the Cities of Alexander (Maurizio Giangiulio)

Alessandro fondò anche numerose città che portarono il suo nome in due contesti geografici distinti: quelle al delta del Nilo affinché fosse legittimato nella cultura egizia e quelle in Asia Centrale e Giangiulio considera proprio queste, analizzando la loro fondazione e la loro ubicazione. Le città vennero fondate in punti strategici, lungo le strade tradizionali, in presenza di punti importanti sia simbolicamente che ideologicamente e non si trattò di fondazioni ex novo ma di manipolazione delle strutture preesistenti, non di riempire degli spazi vuoti. In altri casi Alessandro costruì vicino a delle città achemenidi per dimostrare la presenza del nuovo potere e sopprimere quello vecchio. Alessandro seppe inoltre rimpiazzare le strutture organizzative precedenti senza necessariamente annientarle, ma adattandole alle sue. Il conquistatore macedone non costruì delle città fortezze come spesso viene detto, ma rafforzò le reti di comunicazione e creò quindi nuovi siti di aggregazione per la demografia locale. Giaungiulio afferma: “In one way or another, the new world drew on the old one, and for this reason was able to reshape it.” Alessandro quindi cercò l’accettazione e la legittimazione attraverso l’integrazione col contesto.

III: ADMINISTRATION AND INSTITUTIONS

10 Alexander, the King of the Macedonians (Manuela Mari)

In questo contributo Mari vuole indagare su tre aspetti importanti: quali erano gli elementi che caratterizzavano la relazione tra il basileus e i macedoni? In quali modi la tradizione macedone influenzò l’esercizio del potere reale di Alessandro? Quali sono i contributi più innovativi nel definire il ruolo di basileus makedones?

Basileus era il re ufficialmente rappresentativo della comunità indentificata in un territorio. Gli aspetti egualitari nella relazione tra il re e i macedoni è di mutua dipendenza, come ad esempio nello scegliere il re in una lotta dinastica. Alessandro negli ultimi anni volle ridurre questa dipendenza, invece i macedoni volevano il diritto esclusivo di partecipare al sistema militare ed educativo. Il re era l’unico rappresentante visibile del potere al di fuori della Macedonia. I cambiamenti rivoluzionari nel culto del sovrano portati dalle conquiste di Alessandro hanno attecchito più lentamente, come si vide nel caso della proskynesis. Per l’importanza ideologica era importante che il re fosse macedone affinché venisse legittimato il suo potere. Anche l’uso del dialetto macedone e il rifiuto nell’usare la lingua degli stranieri, come avvenne durante il processo a Filota, era una prova dell’identità macedone sia con valore simbolico che ideologico.

11 On the Titulature of Alexander the Great: The Title basileus (Maxim M. Kholod)

Portare il titolo di basileus aveva anche un ruolo nella rappresentazione legittima di Alessandro, ma venne usato in modi diversi. Prima di Filippo le fonti epigrafiche lo assimilano al ruolo di sovrano, non abbiamo fonti numismatiche e quelle letterarie lo riportano usato per parlare dei monarchi. Nel periodo di Filippo il titolo di basileus nelle fonti epigrafiche e numismatiche non compare, ma nelle letterarie Filippo viene nominato come basileus. Sembra che in questo modo i macedoni volevano mantenere un’immagine positiva nel mondo greco che nutriva pregiudizi verso il re e la regalità perché denotavano inciviltà e barbarismo. Nel regno di Alessandro egli venne registrato col titolo di basileus in un’ampia gamma di fonti epigrafiche; nelle fonti numismatiche venne riportato all’inizio solo col suo nome e poi dal 325-323 a.C. venne usato anche il titolo di basileus. Questo titolo venne usato piuttosto spesso e venne usato anche in riferimento ai suoi immediati successori.

Alessandro nei primi sei anni del suo regno usò solo il nome ma poi dal 332-331 a.C. usò anche questo titolo. Non possiamo sapere se iniziò ad usarlo all’inizio del suo regno o dall’inizio della spedizione in Asia, ma poi con l’aumento del suo potere aumentarono anche le terre conquistate ed era sua intenzione trasformare la monarchia da tradizionale in assoluta come quelle orientali.

Va notato però che non c’erano alternative al termine basileus, perché gli altri titoli come Re dei Re o Grande Re sarebbero stati non accettati dai greci e dai macedoni e nell’usare quei titoli non sarebbe neanche stato amato dai persiani perché avrebbe avuto un impatto negativo nell’attitudine di queste persone verso il potere. Alessandro può anche essere stato chiamato Grande Re e Re dei Re ma non si è mai diffuso al livello imperiale ufficiale.

12 Alexander the Great and Asia Minor: Conquest and Strategies of Legitimation (Michele Faraguna)

Nella Frigia e nella Lidia Ellespontina Alessandro mantenne la tassazione persiana perché voleva che non solo lì ma in tutto il suo nuovo impero il vecchio sistema di tassazione continuasse a funzionare, però adattò le sue regole alle diverse e specifiche richieste delle varie comunità e non impose una tassazione prestabilita e uguale per tutti.

13 Alexander’s Tributary Empire (Andrew Monson)

Per Polibio c’è differenza tra regalità e monarchia: la prima indica un monarca che regna con giustizia, mentre nella seconda le persone accettano il potere per mezzo della forza e della paura. Per Gehrke la legittimazione per Alessandro e i Successori avvenne grazie al loro carisma, anche se esso è meno durevole e stabile, infatti gli eredi naturali di Alessandro non vennero protetti grazie alla loro discendenza e dalla giustizia. I Successori governarono i loro regni senza avere la legittimità e per questo usarono la forza. Filippo non era bravo con le finanze ma era decisamente bravo come guerriero e Monson fa degli esempi della tassazione nei regni ellenistici. Per evitare la perdita di legittimazione tra le élite si pensò ad una tassazione indiretta o all’imposizione di tributi ai popoli conquistati.

Con la conquista dell’impero persiano il potere di Alessandro riuscì a diventare indipendente dai contributi dell’aristocrazia macedone e governò il suo impero col diritto del più forte. Il suo potere militare e finanziario gli permise di avere l’autonomia di agire a sua discrezione, al di fuori dei limiti di ciò che i suoi soggetti ritennero legittimo.

IV: EPILOGUES

14 The Strategies of Legitimation of Alexander and the Diadochoi: Continuities and Discontinuities (Alexander Meeus)

Le fonte letterarie che abbiamo sui Successori sono molto meno rispetto a quelle su Alessandro. Una differenza tra Alessandro e i Diadochi è che la sua posizione di re macedone non fu mai messa in dubbio e le crisi che affrontò con l’esercito e i generali riguardavano la disobbedienza non la diserzione, come invece avvenne nei Successori. Loro infatti dovevano prima di tutto ottenere una base di potere e poi rafforzarlo, dovevano stabilire una connessione il più forte possibile con la dinastia Argeade per trovare legittimità.

I Successori usarono come anche Alessandro, diversi miti e dei affinché vennero visti come i favoriti e i protetti dagli dei. Nella tradizione letteraria dei Successori non mancano degli eroici duelli tra di loro e spesso dovettero anche affrontare enormi fatiche e difficoltà. Essi usarono anche delle dediche ai santuari delle poleis locali per gratificarsi e farsi onorare dalla popolazione. Come Alessandro, e non come Filippo, non competerono ai giochi degli Agones e fondarono e rinominarono molte città, ma ci sono anche molti episodi delle violenze di cui si macchiarono. I Successori portarono avanti i loro rapporti con le élite locali, non solo Seleuco, perché ricevevano aiuto dalle élite nelle guerre tra di loro così che esse speravano di avere più libertà ma anche più potere e influenza.

Alessandro fu il primo Argeade a usare il titolo di basileus nelle monete e anche i Successori lo fecero perché per loro era importante continuare a ribadire che erano i re, mentre Alessandro non ebbe questa necessità. Da Filippo in avanti le assemblee dell’esercito vennero usate come mezzo per pubblicizzare le giuste attitudini verso gli Argeadi o per evitare che la responsabilità di qualcosa fosse data a loro. Anche i Successori come Alessandro, mantennero un atteggiamento di aiuto verso le città greche per essere visti come benefattori ed avere una sensazione di libertà.

I Successori furono stati dei signori della guerra che usarono il loro potere e molti modi di comunicazione per convincere i loro soggetti che erano i più adatti a regnare. Continuarono a regnare nelle impronte di Alessandro per quanto riguardò le strategie di auto-rappresentanza e propaganda.

15 Concluding Remarks (Hans-Joachim Gehrke)

Gehrke riprende la terminologia usata da Weber, la spiega e fa una summa di tutti i contributi delineando generalmente le strategie di legittimazione usate da Alessandro.


L’unico punto a sfavore di questo libro è il suo prezzo: non è eccessivo come quello di altri editori ma neanche così accessibile (sul sito dell’editore costa 68 €), però se riusciste a leggerlo potrete vedere insieme agli autori quali furono le varie strategie adottate da Alessandro e dai Successori per farsi accettare come regnante e rispettare come capo. La mia recensione non riesce a rendere giustizia a questo libro, purtroppo non è una di quelle che potete leggere su Bryn Mawr Classical Review e non riesco a spiegarvi quanto sono stata contenta e soprattutto mi ha interessata leggerlo, perché ogni contributo è pieno di citazioni e riferimenti ad altre opere e la bibliografia finale è di ulteriore stimolo all’approfondimento delle varie tematiche trattate. Questa lettura ha posto l’accento su tanti aspetti che finora non avevo avuto modo di cogliere e di approfondire ed è sicuramente una delle migliori di quest’anno se non la migliore in assoluto.

Trovate QUI la pagina dell’editore Franz Steiner Verlag in cui potete acquistare il libro, ma potete trovarlo anche nelle librerie fisiche e on-line! Questa lettura è alla portata di tutti ma per la sua specificità credo sia adatta a chi ha motivi di studio o di interesse particolare per leggerlo.

Qualsiasi inesattezza, errore o fraintendimento qui presente è solo ed esclusivamente colpa mia e mi scuso perché non è voluto: per favore segnalatemeli e li correggerò!

Desidero infine ringraziare di cuore l’editore Franz Steiner Verlag per l’opportunità di leggere e recensire questo fantastico libro!

Grazie a tutti della lettura,

#copiaomaggio #prodottooffertoda Franz Steiner Verlag

2 pensieri su “Recensione libro – Collaborazione: “The Legitimation of Conquest. Monarchical Representation and the Art of Government in the Empire of Alexander the Great” di Kai Trampedach & Alexander Meeus (editors)”

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