Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Adriano Petta – “Alessandro Magno. Il rapporto di Venamon”

Alessandro si rivolse al vecchio: “Sìì felice, Diogene di Sinope. Posso fare qualcosa per te?”

Gli occhi chiari del vecchio si sollevarono verso la voce che si era rivolta a lui: “Tu devi essere Alessandro il Macedone, figlio di Filippo II. Benvenuto a Corinto, allora. Sì, c’è qualcosa che puoi fare per me. Tu e il tuo cavallo m’impedite di riempirmi di luce calda. Sì, scostati un poco dal sole, Alessandro.”

“Gente della Lega Panellenica, porteremo la nostra civiltà in tutta l’Asia. E affinché questo si avveri, avete scelto me come ambasciatore. E allora che il potente dio Poseidone, scuotitore della terra, scagli una folgore sul mio capo se dovessi ingannarvi, tradirvi o tornare indietro per incapacità o codardia! Teti, la dea dai piedi d’argento, ha detto che a me sarà negato il ritorno in patria ma che avrò una gloria imperitura. Ed io giuro su Poseidone, a cui la voce tonante e sapiente di Zeus ha ordinato di vegliare su quest’assemblea, giuro che lotterò fino alla morte per creare il più grande impero della storia, tenuto assieme non solo dalle nostre spade ma dalla nostra civiltà!”

“Un buon disegno di scena può servire per la riuscita della tragedia.”

“Mai flotte di guerra nemiche alle nostre spalle.”

“Forse è come dici, agriana figlia del vento ‘Come il Sole e il fuoco, l’oro è di essenza divina’: questo dice Alessandro.”

“L’uomo è l’ombra del dio e lo schiavo quella dell’uomo.”

Prassitele

“Sono le colonne d’Eracle che mi danno la forza di sognare e di lottare.”

“Abdi, ci appare tutto disordinato perché ignoriamo il principio ordinatore.”

“È troppo tardi: nell’ultimo attacco alle mura di Tiro nove valorosi soldati della mia falange sono stati bruciati vivi da quei figli degli Inferi, e altri sei, orribilmente ustionati, hanno chiesto e ottenuto di essere uccisi dal loro re. Non potevo dirgli di no. Quando entrerò a Tiro, il loro sguardo mentre li ammazzavo armerà la spada della mia implacabile giustizia!”

“Ho dovuto fingere di essere ubriaco. Un re perfettamente savio avrebbe dovuto farti frustare! Mi hai messo in ridicolo agli occhi dell’intero simposio.”

“Io ho conosciuto di persona Alessandro il Macedone. Non è un re qualunque, non è un condottiero qualunque. È inarrestabile. Forse solo gli dèi potevano fermarlo, solo il dio della nostra città avrebbe potuto arrestare la sua avanzata, ma lui, il re macedone, è diventato Eracle, Melqart! Dice di essere figlio del nostro dio, ha finito per crederci. Ma il brutto è che ha convinto di questo anche i suoi generali e i suoi soldati. Finora nessuno è riuscito a fermarlo. Con un esercito di cinquantamila guerrieri ha già sconfitto per ben due volte il re persiano forte di un esercito di quasi un milione di soldati! Noi forse potremmo rallentare il suo cammino, certo! Quando ci mettiamo a fare una cosa la facciamo bene. Siamo il popolo di Tiro. Ma ogni giorno che passerà farà imbestialire ancora di più la belva feroce assetata di sangue e di gloria che si nasconde nell’animo di Alessandro il Macedone. E crescerà il numero di noi, noi popolo di Tiro, che verranno scannati o bruciati vivi!”

“I sogni ci aiutano a vivere.”

“Anassarco… Moco, Leucippo e Democrito che bisogno avevano di creare il vuoto, la materia e gli atomi? Perché l’hanno fatto?” Nella sua voce lievemente rauca era risuonata l’ansia primordiale di un fanciullo.

“Per non lasciare nulla agli dèi,” risposi con l’entusiasmo e la profondità dei miei giorni migliori “per non permettere loro d’imbrogliare gli uomini! Voi non esistete, dèi dell’Olimpo! Non potete esistere perché Madre Natura, Madre Terra ci ha donato questa mente con la quale possiamo spiegare tutto! E qualunque fenomeno sia ancora avvolto nel mistero, ebbene, lo è solo perché siamo all’alba della civiltà. Tre secoli fa una ragazza di Tiro ebbe il coraggio di pensare gli atomi, andando oltre i suoi limiti. Dopo aver pensato e scritto che la particella più piccola esistente al mondo era l’atomo indivisibile pensò che le generazioni future forse un giorno sarebbero state capaci di dividere anche il non divisibile.”

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