Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Sotirios Fotios Drokalos – “Alessandro Magno e pensiero strategico moderno”

Gli scritti relativi ad Alessandro Magno nel corso dei secoli non si contano: la gloriosa storia del giovane re e grande conquistatore ha ispirato storici, biografi, romanzieri, poeti, pittori, registi e affascinato il pubblico mondiale. E continua a farlo. L’interesse per Alessandro è un fenomeno proverbialmente transnazionale e diacronico, e i suoi ammiratori appartengono alle più varie ideologie, religioni, correnti sociali, politiche e culturali. Molti modi di pensare e di vivere, anche se completamente antitetici fra di loro, trovano comunque degli elementi e dei punti allettanti e ispiratori nella figura del giovane re che squassò il mondo in una maniera unica e irripetibile. Alessandro Magno è come uno spettacolare fenomeno naturale: il suo fascino sovrasta le categorie morali e le contrapposizioni convenzionali, e lui, come il fulmine o il ruggito del leone, può essere insieme adorabile e terribile per chiunque.

La campagna di Alessandro in Asia è indubbiamente uno dei più grandi eventi bellici non solo dell’antichità ma di tutta la Storia. Molto difficilmente possono esserne individuati altri con un impatto tanto decisivo, determinanti per l’evoluzione di interi secoli di Storia di così vaste aree.

La falange viveva e moriva tutta insieme, vale a dire teneva e vinceva o rompeva e perdeva.

Come si vede dalla sua insistente preoccupazione per tutta la prima fase della guerra, quella “costiera”, Alessandro sapeva benissimo che tutto l’equilibrio della campagna dipendeva dall’atteggiamento di Atene. Finché essa gli rimaneva fedele, benché in malavoglia e con grandi scontri interni, la Grecia sarebbe rimasta sotto controllo e dunque lui avrebbe potuto occuparsi indisturbato della guerra contro la Persia, mentre in caso contrario la situazione sarebbe diventata problematica. Dunque, conveniva annientare la flotta fenicia e in genere la potenza navale persiana, addirittura togliendo l’impero persiano dal mare, conquistando dopo la lonia anche la Fenicia e poi l’Egitto. A quel punto, ogni nave sul Mar Egeo e sul Mediterraneo e ogni via marittima sarebbero stati una riserva per lui e il suo esercito ed estranea a Dario e ai Persiani.

Ritengo che questo episodio sia molto importante, non solo perché presenta la strategia generale di Alessandro, ma ancora prima perché chiarisce che l’impazienza e l’impetuosità non facevano per niente parte del suo carattere. Il fatto che Alessandro considerasse molto importanti la psicologia e il morale, come abbiamo visto nel caso del Granico, non aveva niente a che fare con passionalità, eccitazione e sottovalutazione dei dati oggettivi, ma rappresentava invece il risultato di una perfettamente razionale analisi della realtà del momento, fatta a sangue freddo. Sbaglia completamente chi al Granico vede un Parmenione prudente e razionale e un Alessandro audace e furioso, che infine si prova di essere nel giusto. Invece anche al Granico, come a Mileto e negli altri casi, Alessandro è semplicemente più intelligente e razionale e capisce meglio le situazioni di chi abbia delle idee diverse. Al Granico ritiene che la psicologia sia al momento più importante di alcuni dati tecnici, non perché si sia abbandonato alla passione trascurando la logica, ma, al contrario, per una scelta profondamente concreta: il dato tecnico più cruciale di tutti è la potenza oggettiva dell’esercito macedone.

Lo spirito di indipendenza e il coraggio possono essere estremamente dannosi se non siano accompagnati da intelligenza.

C’è da dire su questo episodio che l’opinione di Parmenione rifletteva una visione delle cose ancorata al vecchio scenario geopolitico e strategico del mondo ellenico. Il veterano generale poteva capire l’occupazione dell’Asia minore e di Cipro, e anche il ridimensionamento decisivo dell’impero persiano, ma l’espansione sempre più verso est, insieme alla visione globale di Alessandro, gli erano estranee. Probabilmente in questo atteggiamento di Parmenione possiamo vedere cosa più o meno sarebbe accaduto nel caso Filippo non fosse stato ucciso e avesse guidato lui la spedizione contro la Persia come era programmato. Il padre di Alessandro sicuramente non avrebbe avuto la stessa energia e ambizione florida e giovanile di suo figlio, dunque sarebbe corretto considerare che in questa situazione avrebbe molto probabilmente accettato la proposta del re persiano.

Quanto più uno diventa grande e potente tanto più risibili e deboli gli sembrano quelli che una volta odiava, temeva o comunque teneva in considerazione, fino a dimenticare sostanzialmente la loro marginale esistenza.

Il motto era anche in India lo stesso, uguale a quello seguito da tutti i conquistatori intelligenti, soprattutto i Romani, che lo avrebbero elevato a un’arte diplomatica di altissimo livello: amicizia con le fazioni della parte opposta che accettavano spontaneamente il dominio e devastazione di chi cercava di opporsi, con collaborazione delle prime e per il loro compiacere.

L’ispirazione che il comportamento di Alessandro trasmetteva ai suoi uomini fu una delle armi più forti e letali di quell’esercito trionfale.

Su questo punto la comparazione dell’atteggiamento e delle azioni della spedizione di Alessandro Magno in Asia minore, Egitto, e perfino a Babilonia e nella stessa Persia, con quelle dei nazisti nel Baltico e in Ucraina, ma anche con l’indecisione di Napoleone per quanto riguardava la Polonia, è caratteristica e cruciale.

Lui agì non come un oppressore dell’Asia che volesse schiavizzarne i popoli, come si pose Hitler verso l’Europa orientale e l’URSS, e neanche come un egemone indifferente che perseguiva dei semplici obiettivi strategici, come Napoleone in Russia, ma come un re venuto dall’Occidente greco per trasmettere nuovi valori e modi di pensare e di vivere, rispettando sempre profondamente le tradizioni dei popoli che incontrava, al punto da provocare a volte il dispiacere dei suoi compatrioti. D’altra parte Alessandro aveva un volto altrettanto spietato, deciso a non permettere contestazione alcuna del suo dominio e ad annientare qualsiasi focolaio di resistenza e opposizione verso di lui, distruggendo chiunque non acconsentisse ad assaporare i frutti della sua magnanimità e generosità.

Questo punto è cruciale: Alessandro potrebbe anche non essere migliore di Napoleone, della Wehrmacht, di Annibale, o altri per quanto riguarda strettamente la sfera militare ma era sicuramente superiore come studioso e come politico.

Non si accontentò di un controllo astratto su un’area bensì volle assicurarsi l’uso effettivo delle risorse a suo favore, mentre continuava a rinforzarsi di soldati anche dalla Grecia.

La leggenda di Alessandro Magno e dei suoi compagni, amici d’infanzia nella Macedonia e la Grecia di Filippo e Aristotele, non può essere superata perché, oltre i particolari, i dati, le analisi e le critiche, quella che sempre rimarrà e tornerà nel corso del tempo come l’essenza della loro storia, sarà l’idea irresistibile, allo stesso tempo platonica e nietzschiana, della gioventù, della bellezza e dell’intelligenza che si lanciano alla conquista del mondo.

Per fortuna ci è rimasto abbastanza materiale storico e archeologico per assicurare che questa storia leggendaria, oltre a dare forma a un ideale etico, come i miti di un Achille o un Eracle che Alessandro tanto amava, sia anche un oggetto di studio analitico da cui possiamo trarre delle importanti lezioni precise a livello strategico, politico, sociale, culturale.

“Alessandro Magno e il pensiero strategico moderno” Sotirios Fotios Drokalos al Bookcity 2020

Alessandro riuscì a comprendere che contro un nemico con una profondità strategica tanto vasta questo principio non potrebbe funzionare e dunque adottò una strategia diversa, non rigettando il principio che poi sarebbe clausewitziano e napoleonico, perché è in questo modo che vinse le battaglie a Isso, già al fiume Granico e poi la grandissima battaglia di Gaugamela vinse esattamente con questo approccio. Però non era quella la sua strategia per quanto riguardava complessivamente la guerra.

L’esempio di Alessandro può essere comunque molto utile a chiunque, di fronte agli obiettivi e alle difficoltà che sembrano insuperabili o irraggiungibili e quindi molto utile anche per ognuno di noi anche nelle nostre vite personali.

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