02. Monographs on Alexander, 2.03 Strategy and Battles, Alexander - Non Fiction Book, Reviews

Recensione libro – Collaborazione: “Alessandro Magno e pensiero strategico moderno” di Sotirios Fotios Drokalos

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo di una lettura particolare ma interessante. Oggi vi parlo di:

Alessandro Magno e pensiero strategico moderno

di Sotirios Fotios Drokalos 

Edizioni Saecula, 2020

ISBN: 978-8898291762, pagg. 416

Il principio del centro di gravità e
della distruzione delle forze nemiche armate,
secondo il pensiero di Carl von Clausewitz
e di altri esponenti del pensiero strategico moderno,
è davvero garanzia di vittoria?

La spedizione di Alessandro Magno in Asia.
La campagna di Napoleone il Grande in Russia,
fino alla sua tragica conclusione e alla ritirata della Grande Armée.
Il conflitto russo-tedesco del 1941-1945,
tra Wehrmacht e Armata Rossa.

Quarta di copertina

Un saggio critico di teoria strategica, uno studio storico comparato e tre monografie di Storia militare insieme. Lo spunto, l’osservazione di una divergenza tra la concezione militare di Alessandro Magno e un principio cardine della teoria strategica moderna, teorizzato prevalentemente da Carl von Clausewitz e Antoine Henri de Jomini. Quello della concentrazione dello sforzo bellico esclusivamente sull’annientamento delle forze armate nemiche come certezza di vittoria. L’autore compara quindi l’operato di Alessandro Magno e alcuni casi di Storia moderna che rappresentarono un’evidente applicazione di tale principio: la campagna di Napoleone Bonaparte in Russia, nel 1812, e l’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler nel 1941. Queste ultime terminarono in un tragico fallimento, a differenza di quanto accaduto invece alla spedizione di Alessandro Magno. Il saggio vuole dimostrare dunque come lo studio e l’analisi delle strategie e delle tattiche adottate da Alessandro Magno, ma anche delle basi politico-culturali delle sue imprese e dei suoi atteggiamenti verso i popoli conquistati, possano rappresentare un valido aiuto nell’integrazione del pensiero strategico moderno e dello studio scientifico della guerra e della strategia.

Sotirios Fotios Drokalos nasce nel 1981 ad Atene.
Presso l’Università di Bologna ha conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e la Laurea in Scienze Giuridiche e presso l’Università Niccolò Cusano di Roma il Master in Antiterrorismo internazionale e in Storia Militare.
Già autore del libro Cristianesimo sanguinario. La devastazione del mondo greco-romano (Yume Edizioni, Torino, 2014) e di Imperialismo romano. Scelta di élite o di popolo? Espansione romana e teoria delle relazioni internazionali (Edizioni Saecula, 2015) e di altri titolo pubblicati in Grecia.
Scrive articoli per riviste di storia e siti web di politica internazionale, in Grecia e in Italia.

Classificazione: 3 su 5.

Reading time: dal 13 al 20 Novembre 2020.

Prima di tutto desidero ringraziare Edizioni Saecula per la copia a prezzo scontato!

Sotirios Fotios Drokalos in questo libro che è la sua tesi in Studi Strategici per la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali all’Università di Bologna afferma che la teoria del centro di gravità teorizzata da Carl von Clausewitz e Antoine Henri de Jomini della concentrazione prioritaria dello sforzo bellico esclusivamente sull’annientamento delle forze armate nemiche come certezza di vittoria andrebbe aggiornata. Due casi emblematici di guerre e generali che seguirono questa teoria quasi alla lettera furono la campagna di Napoleone in Russia nel 1812 e l’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler nel 1941, ma entrambi fallirono perché non tennero conto della grande capacità di rigenerazione delle forze e degli armamenti della Russia. Inoltre sia la Wehrmacht di Hitler sia la Grande Armée di Napoleone erano convinte di vincere in una battaglia veloce contro l’URSS di Stalin e l’impero russo dello zar Alessandro I ma, invece, sorprendentemente persero. Drokalos quindi analizza l’esempio della conquista dell’Impero Persiano di Alessandro Magno perché lui uscì vincitore contro l’immenso impero di Dario III che può essere paragonato alla Russia moderna. Come mai? Alessandro Magno utilizzò quella che a posteriori venne definita concentrazione prioritaria dello sforzo bellico in tutte le sue battaglie “minori”, dalla conquista di Tebe, alle guerre contro le varie città e popolazioni che incontrò sul suo cammino, ma con la Persia e nelle battaglie contro Dario adottò una strategia diversa. Dopo le vittorie al fiume Granico e ad Isso, come ben sappiamo, non si diresse subito a Babilonia, ma volle assicurarsi tutti i territori costieri e l’Egitto in modo da non lasciarsi truppe nemiche alle spalle. Si impegnò anche nei lunghi assedi di Tiro, ma anche quelli di Alicarnasso e Gaza. In questo modo indeboliva l’Impero Persiano per rafforzarsi lui stesso così riuscì a vincere la battaglia finale di Gaugamela. Quindi Alessandro nel suo genio militare riuscì a capire che contro un avversario così immenso come la Persia non sarebbe bastato un attacco mirato e massiccio all’esercito per essere sconfitto ma che avrebbe dovuto svolgere più azioni pluridimensionali per vincere. L’autore spiega quindi per esteso come i tre generali condussero le loro campagne di invasione. Interessante, per quello che riguarda Alessandro Magno è soprattutto la parte sulla politica e le azioni del padre Filippo che spesso nei testi su Alessandro non viene presa in considerazione. C’è una bella descrizione della falange oplitica e di quella macedone modificata da Filippo. L’Impero Persiano perse troppo presto Memnone, l’unico comandante che molto probabilmente sarebbe stato quasi allo stesso livello di intelligenza e astuzia di Alessandro.

Quello che però mi sento di far notare è che questo testo sostanzialmente riguarda le tre monografie di storia e se da una parte è interessante vedere le differenze fra Alessandro, Napoleone e Hitler, dall’altra per i lettori esperti dei suddetti generali non dice nulla di nuovo. Interessante è notare un’incredibile differenza nel linguaggio delle lettere tra Napoleone e lo zar Alessandro: il generale francese usa un linguaggio amichevole, quasi supplichevole come Drokalos stesso scrive e Napoleone aveva già conquistato Mosca senza ottenere la resa russa. Quando invece Alessandro rispose alle lettere di Dario non dimostrò il minimo tentennamento o segno di debolezza, ma anzi non arretrò su nessun punto e non ascoltò il parere dei suoi generali più anziani come Parmenione. È stato interessante leggere di come Napoleone soprattutto – ma anche Hitler – spesso furono indecisi sul da farsi: prima Napoleone rimandò un attacco, poi lo anticipò, prima prevedeva una guerra lunga e poi che si fosse conclusa nel giro di un mese. Non sono esperta di Napoleone quindi non posso dilungarmi oltre perché rischio giudizi troppo azzardati perché da ignorante dell’argomento, ma leggendo questo testo è l’impressione che ho avuto. Inoltre come non mi ha sorpresa il grande genio di Alessandro Magno, sono rimasta sorpresa da come Hitler e Napoleone non avessero tratto insegnamenti dalla Storia, cosa che invece fece sempre Alessandro.

L’autore alla fine delle monografie moderne riconosce quali furono i meriti dei due eserciti russi che specialmente con Napoleone fecero esattamente il rovescio di quello che aveva previsto. Drokalos inoltre afferma di critiche correnti all’operato di Napoleone e Hitler, senza approfondirle o nominare da chi sono mosse o dare una bibliografia di riferimento. In aggiunta fornisce anche delle visioni di storia alternativa, di cosa sarebbe potuto succedere se, ma speculazioni di questo genere rischiano di essere troppo semplicistiche perché modificando una situazione di partenza si prendono in considerazione alcune variabili piuttosto che altre ma in definitiva non si può dire che sarebbe andata in un certo modo. Si entra nell’ambito della riflessione personale che può comunque essere più o meno anche il parere condiviso da altri ma sempre di speculazione si tratta. Sempre in questo senso Drokalos si domanda se Clausewitz avesse cambiato idea avendo anche conosciuto l’esempio a lui posteriore della Wehrmacht di Hitler (pag. 379), per poi affermare che non possiamo saperlo ma che spetta alla scienza confutare o sostenere una teoria in base ai casi a disposizione. Considerazione ovvia.

A pagina 371 Drokalos afferma:

Quando ci riferiamo ad Alessandro dobbiamo in realtà riconoscere non una leadership personale, ma quella di uno staff altrettanto preparato ed esperto e inoltre un intero entourage costituito da storici, filosofi, studiosi delle culture e della storia orientali, geografi, matematici, ingegneri, geologi, oceanologi, zoologi e poeti, medici, preti e indovini. Anche la struttura dentro la quale il re macedone agì non era quella di un potere dittatoriale, come accadde nei casi di Napoleone e Hitler, ma al contrario essa prevedeva consigli con i comandanti, a volte anche molto accesi, e perfino assemblee nelle quali partecipavano dei semplici soldati, dove Alessandro doveva cercare di convincerli e aveva rispetto delle loro opinioni tanto che in India fu costretto a tornare indietro perché non riuscì a portarli dalla sua parte. Tanto il comando politico quanto quello militare era poi decentrato e lasciava grande margine di decisione agli ufficiali.

e non lo condivido. Alessandro più proseguì la sua avanzata e conquista dell’Impero Persiano e poi dell’India e più cercò di centralizzare e assolutizzare il suo potere assimilando e integrando la cultura greca a quella orientale. Non a caso volle andare all’oasi di Siwa per ricevere la consacrazione a figlio del dio Ammon o Zeus e cercò di introdurre la proskynesis, tanto criticata dai macedoni abituati a considerare il loro basileus come una persona inter pares e con cui potevano parlare e discutere sul da farsi. La proskynesis invece per i sudditi persiani di Alessandro non rappresentava una novità perché abituati a tributare tali onori divini al loro sovrano. Alessandro si fece sì consigliare da studiosi di ogni tipo e genere ma poi l’ultima parola stava a lui. L’esempio sul fiume Ifasi invece secondo me non va usato come prova del fatto che Alessandro diede ascolto al suo esercito, infatti anche Drokalos scrive che Alessandro “fu costretto a tornare indietro”. Questo episodio è da considerarsi come l’unica sconfitta di Alessandro anche se non in battaglia: lui seppur volesse continuare la sua conquista verso l’India dovette tornare indietro perché il suo esercito l’aveva abbandonato. L’ammutinamento, perché di questo si trattò, avvenne all’inizio dell’autunno del 326 ma per la via del ritorno Alessandro non seguì lo stesso percorso dell’andata ma decide di consolidare il suo potere e questo durò purtroppo neanche tre anni perché poi morì, non senza prima aver già pianificato un’invasione dell’Arabia e aver costruito un’immensa flotta con cui avrebbe attaccato Cartagine.

In conclusione questo testo dal taglio piuttosto divulgativo è una valida lettura per chi voglia analizzare la teoria di Clausewitz e Jomini e vedere come la storia comparata possa portare alla luce differenze e uguaglianze, per gli studiosi e appassionati di storia in senso generale, ma per gli studiosi di Alessandro Magno sostanzialmente resta una lettura che non scava troppo a fondo, anche se è da riconoscere che questo libro non si propone come saggio esclusivamente su Alessandro Magno. Trovate il libro nelle librerie fisiche e on-line in versione cartacea al prezzo di 25 € e anche in versione eBook o Kindle. Ci sono altri due libri dell’autore che mi interessa leggere e che vi recensirò al più presto!

Grazie a tutti dell’attenzione e vi auguro una buona giornata,

SOMMARIO

Nota

Introduzione

Capitolo primo – I principi cardine della teoria strategica modernae l’insegnamento di Alessandro Magno

1. Il concetto del punto decisivo della guerra in Clausewitz e Jomini

2. Premesse e obiettivo della ricerca

3. Il principio della correlazione delle forze e i piani d’attacco sovietici

Capitolo secondo – Alessandro Magno. La conquista dell’Oriente

Premessa

1. Filippo II e l’avvento della Macedonia

2. Alessandro e l’inizio della spedizione in Asia

3. Dal Granico a Isso

4. Dalla Fenicia e l’Egitto alla Mesopotamia

5. Gaugamela

6. Le campagne afghane e indiane, e la morte di Alessandro

Capitolo terzo – La campagna di Russia.L’inizio della fine per Napoleone

1. L’accordo di Tilsit, Napoleone al culmine della gloria e del potere

2. Francia e Russia dall’alleanza alla guerra

3. L’avanzata e i dubbi

4. Borodino

5. Dilemmi a Mosca e ritirata

6. Riflessioni sul fallimento della campagna di Napoleone in Russia

Capitolo quarto La Wehrmacht contro l’Armata Rossa. Il più grande sconto della Storia

1. Patto Ribbentrop-Molotov e inizio della Seconda GuerraMondiale

2. Preparazione e lancio dell’Operazione Barbarossa

3. Gli eserciti e i piani strategici

4. Le battaglie delle frontiere, le prime settimane della guerra

5. L’avanzata verso Mosca e la conquista dell’Ucraina

6. L’offensiva tedesca contro Mosca e la controffensiva d’inverno sovietica

7. Operazione Blau, Stalingrado e capovolgimento del fronte

8. Riflessioni sul fallimento dell’Operazione Barbarossa

Capitolo quinto – Conclusioni

Bibliografia

Indice Analitico

Questo sotto invece è il video della presentazione del libro del dott. Drokalos al Bookcity di Milano 2020 in edizione on-line a causa della pandemia.

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