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Recensione libro: “Storie Filippiche. Florilegio da Pompeo Trogo” (testo latino a fronte) di Marco Giuniano Giustino, curato e tradotto da Alice Borgna

Buon sabato a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo con molto piacere di una lettura che per molto tempo ho ritenuto superflua ma che poi volendo recuperare tutti i testi antichi su Alessandro non potevo non prendere in considerazione e sono molto contenta di averla fatta in questa bella edizione. State per leggere la recensione di:

Storie Filippiche. Florilegio da Pompeo Trogo

Testo latino a fronte. Edizione integrale

di Marco Giuniano Giustino

Saggio introduttivo, nuova traduzione e note di Alice Borgna

Premessa di Giusto Traina

Rusconi Libri, 2020

ISBN: 978-8818034554, 700 pagg.

Le Storie Filippiche rappresentano uno dei perduti Graal della letteratura di Roma antica: una storia universale scritta in latino. Loro autore fu un uomo di origine gallica, Pompeo Trogo: proprio mentre Tito Livio componeva la sua monumentale Storia di Roma, scelse invece di narrare le vicende dei popoli più lontani, nel tempo e nello spazio. Al centro doveva spiccare la formidabile ascesa e caduta del regno macedone, da qui il titolo. Sfortunatamente, però, le Storie Filippiche sono andate perdute: tutto quello che ci resta è un Florilegio, composto qualche secolo dopo da un certo Giustino. La perdita è quindi parzialmente sanata? No: Giustino, pur limitandosi ad un’operazione apparentemente innocua come la selezione di brani, in realtà modifica nel profondo gli equilibri e le prospettive dell’originale. Il suo Florilegio, quindi, più che raccontarci la storia del mondo, rappresenta il biglietto di accesso a una camera delle meraviglie, in cui da ogni scaffale fa capolino qualcosa di stravagante: regine malvagie, sovrani obesi, bambini prodigio, fughe rocambolesche, passioni ed enigmi.

EDIZIONE INTEGRALE

Giustino
Dietro al nome di Giustino si nasconde uno dei tanti misteri dell’antichità. Tutto quello che sappiamo su quest’uomo, infatti, sono le poche parole con cui egli stesso si presenta nella praefatio della sua opera: in un periodo imprecisato, collocato variamente dalla critica tra il II e il IV secolo d.C., si reca a Roma, probabilmente al seguito di un personaggio più importante. Nel corso di questa vacanza Giustino non rimane inoperoso ma, imbattutosi in una copia delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo, decide di trarne quel che definisce breve florum corpusculum. Dopo queste parole, Giustino si inabissa nel suo testo e scompare dalla nostra vista. Ci resta la sua opera, la cui maggiore agilità rispetto alla monumentale storia di Trogo, unita al carattere curioso del materiale selezionato, ne determinerà la vasta circolazione successiva.

ALICE BORGNA è ricercatrice in Lingua e Letteratura latina presso l’Università del Piemonte Orientale. Ha lavorato sulla prosa latina tardorepubblicana e imperiale, in particolare su Cicerone, Pompeo Trogo e Giustino. Si occupa inoltre di Digital Humanities e della loro applicazione alle discipline classiche nel quadro del progetto DigilibLT, la biblioteca digitale del latino tardo antico (http://digiliblt.uniupo.it).

GIUSTO TRAINA è ordinario di Storia romana presso Sorbonne Université. Si occupa di storia militare antica e geopolitica di Roma antica, in particolare del rapporto con l’Iran e il Caucaso. Ha scritto numerosi contributi e monografie, tra cui 428 d.C. Storia di un anno (Laterza, tradotto in quattro lingue); inoltre ha diretto i tre volumi su Roma antica per la Storia d’Europa e del Mediterraneo, e di recente il I volume della serie Mondes en guerre (ed. Passés composés). Ha in preparazione La storia geniale. Perché non possiamo fare a meno della storia romana (Laterza).

Classificazione: 5 su 5.

Reading time: dal 20 al 30 Novembre 2020.

Per molto tempo ho snobbato un po’ questo libro perché da come ne parlano spesso gli studiosi su Alessandro, Giustino non ha il rigore storico che possiamo trovare in Arriano, Plutarco e Curzio Rufo. Ma nella mia intenzione di leggere tutti i testi antichi su Alessandro non poteva mancare questa lettura e a posteriori sono contenta di averla fatta anche se avrei dovuto affrontarla prima.

Il lavoro della traduttrice e curatrice Alice Borgna è ottimo da quello che posso giudicare io: ci ha fornito un’edizione delle Storie Filippiche di Trogo epitomata da Gustino fornita del testo originale in latino, integrale e con un ricco apparato di note. E credetemi, le note per leggere Giustino servono eccome. L’unica cosa che voglio segnalarvi è che le note non sono a piè pagina ma sono in fondo, dopo il testo principale: in una lettura come questa le note sono imprescindibili e posizionate così rende scomoda la loro consultazione. Borgna nell’introduzione ci spiega che di Pompeo Trogo non sappiamo molto: visse sotto Augusto e Tiberio scrisse due libri e le Storie Filippiche furono pubblicate tra l’ultimo decennio a.C. e il primo decennio d.C. e l’unica parte di quest’opera arrivata sino a noi sono i Prologi, dei sommari all’inizio di ogni libro e il confronto tra questi e l’Epitome ci permette di capire quali sono i tagli effettuati da Giustino. Diversi sono gli autori antichi che lessero Trogo e lo citano nelle loro opere. L’Epitome giustiniana invece ebbe notevole successo nell’antichità perché a differenza delle molte storie sulla fondazione dei romani, questa era un’opera in latino sulla storia universale dei regni eccetto quello romano.

Di Giustino sappiamo qualcosa direttamente da quello che scrive all’inizio del Florilegio ed egli non opera in modo neutro nella sua selezione dell’opera troghiana, ma ne predilige il materiale drammatico, piacevole da apprendersi e utile come esempio, e il suo lavoro è databile dal II secolo d.C. alla fine del IV secolo d.C. Un grosso cambiamento che opera l’epitomatore è che oltre a fare una selezione del materiale, in quanto anche tutte le fasi delle battaglie nonché la preparazione ad esse viene totalmente eliminata, manca qualsiasi riferimento spazio-temporale in relazione agli eventi che racconta e semplifica in modo quasi grossolano e drastico l’onomastica perché ci sono un mucchio di Tolemeo, Filippo, Alessandro, Arsinoe, Cleopatra, senza indicazioni degli epiteti o altro. Mancano anche riferimenti topografici e geografici delle battaglie. Dell’opera originale restano dei flores, degli esempi e aneddoti curiosi che se non avesse riportato neanche Giustino non sarebbero sopravvissuti al tempo e alla Storia. Il tutto non è però fatto a casaccio o in modo incompetente, ma l’intenzione di Giustino era proprio quella di tipicizzare e stereotipare le persone di cui parlava perché i destinatari della sua opera erano gli studenti delle scuole di retorica.

Nonostante tutte queste imperfezioni ma anche altre che troviamo all’interno della narrazione dei fatti – ad esempio Parmenione salta da un luogo all’altro, morto Alessandro compare per la prima volta l’incinta Rossane – mi è piaciuto molto leggere Giustino: è stato interessante leggere dell’origine degli Sciti e delle Amazzoni, come anche l’origine mitica della Sicilia. È anche interessante vedere come tra Filippo e Alessandro Giustino propenda per il padre, perché sebbene anche il figlio abbia molti pregi, l’epitomatore parla meglio di Filippo che si distingueva per un’ottima abilità come regnante ma che non mancava mai di usare gli altri con false promesse ed inganni. Alessandro, invece, rischia di essere qui visto come l’uccisore degli amici da ubriaco e dedito al lusso e ai costumi orientali, anche se Giustino in alcuni punti ci mostra l’Alessandro che siamo abituati a conoscere, il grande comandante e guerriero, che compì l’incredibile impresa di conquistare l’Impero Persiano. Alcuni episodi o aneddoti sono narrati solo da Giustino, come quello della relazioni a carattere sessuale tra Filippo e Alessandro il Molosso; Alessandro sarebbe stato a conoscenza dell’attentato del padre; qui abbiamo le risposte dell’Oracolo di Ammone date ad Alessandro; Alessandro avrebbe segretamente letto le lettere dei soldati perché temeva una congiura; e altri. Spero di riuscire a capire nelle mie prossime letture sull’Epitome se questi episodi abbiano oppure no qualche fondamento o se siano fatti inventati di sana pianta. Giustino usò parole più nobili e miti in favore di Dario III che di Alessandro perché il secondo si distingue per essere più pragmatico e una figura meno positiva del primo, ma anch’egli ci parla del nobile comportamento del macedone con la famiglia reale di Dario.

Giustino in XIII, 1, 14-15 scrive una frase per me profondamente vera perché la Storia sarebbe andata in un altro modo se i sovrani ellenistici non fossero entrati in guerra tra di loro e se invece si fossero coalizzati tutti insieme contro gli altri ed è questa:

Chi dunque potrebbe meravigliarsi che grazie a tali aiutanti l’intero mondo fu sottomesso, dal momento che l’esercito dei Macedoni non era guidato da generali, ma da tanti re? E questi non avrebbero mai trovato loro pari se non fossero venuti a contrasto tra loro e la Macedonia, una provincia, avrebbe avuto più di un Alessandro, se la sorte non li avesse armati a rovina reciproca per la competizione che nasceva dal loro valore.”

Giustino non è lo storico rigoroso che siamo abituati a trovare come con Arriano ma non per questo deve essere ignorato e proprio per i difetti del testo che ci presenta abbiamo bisogno di un’edizione che ci aiuti alla lettura e alla piena comprensione: l’epoca delle lotte dei sovrani ellenistici è già abbastanza complicata da seguire e Giustino non ci aiuta per niente ma grazie alle note di quest’edizione il lettore non perde mai il filo del discorso.

Questa nuova edizione della Rusconi Libri è economica (costa 24 euro) e secondo me era necessaria nel panorama italiano perché – salvo la vecchia edizione della Rusconi reperibile solo nel mercato dell’usato e nel sistema bibliotecario – prima l’unica altra edizione disponibile in versione integrale era quella curata da Luigi Santi Amantini pubblicata da Edizioni Tored ma dal prezzo non alla portata di tutti perché di 120 euro, anche se la stessa Borgna afferma (a pag. XXXIX) che quell’edizione presenta la traduzione commentata e dà un profondo inquadramento dei dati, d’identificazione dei personaggi e luoghi. Non vi nascondo che mi interesserebbe comunque leggere quell’edizione e se riuscirò a trovarla a un prezzo scontato cercherò di prenderla. Inoltre la lettura delle Storie Filippiche per me non finirà qui perché voglio approfondirla con ulteriori letture: Giustino, nonostante i molti difetti e la mancanza di rigore rispetto altri autori, resta una lettura secondo me fondamentale per tutti gli appassionati di Alessandro Magno e vi consiglio di affrontarla per la prima volta partendo da quest’edizione! Continuate a scorrere perché trovate un paio di cose che possono esservi utili e interessare.

Come per ogni libro che leggo, potete trovare gli aforismi e le frasi più belle di questo: QUI.

Grazie a tutti,


Contenuti

Vi lascio il video della conferenza della dott.ssa Borgna in cui parla dell’importanza del Florilegio.

2 pensieri su “Recensione libro: “Storie Filippiche. Florilegio da Pompeo Trogo” (testo latino a fronte) di Marco Giuniano Giustino, curato e tradotto da Alice Borgna”

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