Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Yvan Argeadi – “Alessandro: alla conquista dell’Asia”

«Secondo me vuole diventare Re del mondo» ipotizzò Tolomeo.
«Andiamo non esagerare» lo rimproverò Filota, figlio del generale veterano Parmenione «prima o poi raggiungerà il confine del mondo e dovrà pur fermarsi.»
«Naaa» riprese Tolomeo staccando con i denti un altro morso del pezzo di carne cotto su quel fuoco «se mai esistesse un simile confine, lo varcherebbe. La vera domanda è: chi di noi sarebbe disposto a seguirlo tanto lontano?»

«Non dubitare Efestione, nulla è impossibile per colui che osa. Ricordi cosa dicevo di mio padre?»
Il ragazzo sorrise.
«Che voleva fare tutto lui, e a noi non sarebbe rimasto più nulla di glorioso da compiere» rispose «direi che anche tu puoi sbagliare qualche volta.»

«Ricordate che dalle azioni del singolo dipende il destino di tutti, e con esso la vittoria e la vita.»

«Abbiamo percorso molta strada insieme» iniziò Alessandro «e altrettanta ne percorreremo. Questa non è la prima e non sarà l’ultima battaglia che affrontiamo fianco a fianco, uniti, come fratelli. È questa fratellanza guerriera che manca all’esercito di Dario. Molti di voi in questo momento saranno spaventati dall’imponente forza che abbiamo davanti ai nostri occhi, ma quando il dubbio o il timore vi assale ripensate a quello che avete già fatto e credevate impossibile e vi sbalordirete di voi stessi e dell’enorme strada che avete percorso fino a qui. Ripensate alle battaglie in Grecia, al Granico, ad Alicarnasso. Vittorie sempre più gloriose contro nemici sempre più grandi e numerosi. Ripensate a quanto le credevate impossibili, e a come vi sembrano oggi. E poi immaginate voi stessi tra dieci anni mentre narrerete ai vostri figli di questo giorno e di come l’avete superato, rendendoli fieri dei loro padri. A chiunque vi chiederà della grande battaglia di Isso voi potrete rispondere di averla vissuta. Ammirazione, gloria, fama, sono ricchezze ben più grandi di questo esercito che avete davanti o dell’oro con cui Dario ha pagato gli assassini di mio padre. L’oro non vi serve a nulla una volta morti, ma la gloria per l’impresa straordinaria sopravviverà a voi e accompagnerà il vostro nome nei secoli a venire!»

«La nostra disputa per il trono dell’Asia diventerà leggenda e anche tra più di duemila anni non mancherà chi narrerà di questa battaglia, e la memoria di Alessandro sarà scolpita nelle menti ancor più di quella di Achille.»

«E cosa c’è di più glorioso del riuscire laddove soltanto un semidio è riuscito prima di voi?»
«Gaza non è Troia» obiettò ancora Parmenione.
«Hai ragione, Troia è stata presa in dieci anni, noi impiegheremo molto meno!»

«Ci chiamano barbari, ma quale barbaro giungerebbe in Asia con l’intenzione di fondare città e riappacificare popoli? Quale barbaro offrirebbe loro tre possibilità? Hanno forse loro goduto degli insegnamenti di Aristotele in persona come noi da ragazzi? Hanno mai avuto i nostri poeti, scrittori o musicisti? Sanno cosa sia l’arte? E allora mi domando chi sia più barbaro tra noi e i vigliacchi arroccati dietro quelle mura.»

«Per costruire pace e unità serve la guerra contro quanti all’unità si oppongono.»

«Guardate» continuò mostrando il proprio corpo cosparso di cicatrici «non c’è una sola parte di me che non abbia una ferita da spada, lancia, freccia, giavellotto, bastone. Ho combattuto al vostro fianco» urlò «sempre, ogni battaglia. Io non mangio tre volte al giorno come voi ma faccio un solo pasto al mattino per farvi restare più cibo. Ho condiviso ogni difficoltà con voi.»

«Tu saresti capace di rubare anche il cadavere del Re se morisse. Un po’ di dignità per Zeus.» 

Lo aveva portato in groppa dalla Grecia all’India, combattuto insieme a lui ogni battaglia, e per lui, colui che ancora fanciullo gli insegnò a non temere le ombre che spaventandolo lo rendevano indomabile, aveva dato la vita.

«Non dubitare mai di chi riesce a pensare come il nemico.»

«Ci ricordano per le vittorie e le molte battaglie, trascurando le cose che veramente sono importanti e ci hanno unito ogni giorno di più.
Il viaggio, e che viaggio, Colmo di ostacoli, insidie umane, naturali e divine, il nostro viaggio da un’estremità all’altra del mondo, attraversando lande sconosciute e avversità, è stata l’esperienza più bella, tra lacrime e sorrisi, che un uomo potesse desiderare.
Il sogno, e che sogno, quello di esplorare l’ignoto, di liberare popoli ed essere acclamati come in Caria, in Egitto o a Babilonia, di affrontare sfide sempre più grandi senza uno scopo preciso poiché l’obiettivo, il trono dei troni, ormai già era stato raggiunto da tempo.
E non faccio di certo una colpa a quanti, arrivati a un certo punto, stanchi, logori e anziani, dissero basta.
Li accusai di ingratitudine, ma il vero ingrato fui io che guardandomi indietro, vedendo i miei passi cancellati dalla sabbia o dalla neve non riuscì a scorgere la distanza percorsa, quanto già quegli uomini avevano fatto.
Quei soldati, i miei soldati, la mia vera famiglia.»

Alessandro era uno, un essere umano vissuto 24 secoli fa: il giovane re guerriero figlio di Olimpiade e Filippo, che in poco meno di 13 anni di regno conquistò un impero mai visto prima, senza mai essere sconfitto in battaglia, e che morì il 10/11 giugno 323 a.C. a Babilonia. E di quell’uomo molto sappiamo, ma niente che ci assicuri di poterlo realmente raggiungere e conoscere per come semplicemente fu. Già da vivo, infatti, egli appariva tanti quanti furono i ruoli che assunse e le maschere che, più o meno volutamente, scelse di indossare e di plasmare sul proprio giovane viso; fu tanti quante furono le sfumature della sua carismatica e, per certi versi, tremenda personalità, e ancora tanti quanti gli ambiti nei quali si muoveva, le persone che lo vedevano agire e i popoli che lo incontrarono e si scontrarono con lui. Una volta morto è diventato tanti quanti sono stati gli esseri umani e le tradizioni che hanno guardato a lui. […] Alessandro è diventato molti, tanti quante sono le narrazioni e le rappresentazioni che lo hanno fatto proprio. Senza scomodare Pirandello e le sue maschere, ma pensando alla dimensione antica del volto come maschera, di Alessandro è lecito narrare molte versioni, perché in tanti modi è stato letto e narrato. Non è solo un personaggio storico, la tradizione non lo ha ricordato solamente come tale. E, per tradizione, la sua figura non appartiene ad un solo popolo né ad una sola visione. Quindi non può esserci un solo giudizio corretto, una sola lettura narrativa. […].

Marbet Rossi

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