Aforismi, Altre Arti

Aforismi: Plutarco, Valentina Gritti – “La fortuna o la virtù di Alessandro Magno e il volgarizzamento di Ludovico Sandeo”

“Nell’immaginario medievale Alessandro era una figura intrinsecamente ambigua, e proprio questa ambiguità lo rendeva così seducente. Per quanto diverso fosse il giudizio che gli scrittori medievali e il loro pubblico davano di lui, le storie su Alessandro rispondevano a due bisogni opposti ma complementari: alla soddisfazione di un desiderio e all’appagamento morale.”

Peter Dronke, Introduzione, in Alessandro nel Medioevo Occidentale, Mondadori

Né ce pare per modo alcuno vera la opinione de alcuni che dicono Alexandro non havere philosophato, adducendo ch’egli non scripse né silogismi né prologi né mai in le schole a discipuli legiette; in le qual cose vogliono che consista la philosophia quilli che più con parole cha con opere la misurano.

I, 4

Più giustamente se può dire de quilli che da Alexandro furono presi, che non serebbono reducti ad humanitade et al ben vivere se non fossero stati vinti et soverchiati.

I, 5

Demaratho corynthio, uno degli amici et albergatori de Philippo, vedendo Alexandro havere preso la cità de Susa, incredibile piacere ne recevette et quasi prorumpando in lacrime, disse: «De grandissima alegreccia et dolcieccia sono privati quilli Greci che inanci a questo giorno son morti, quando che non hanno potuto vedere Alexandro nel superbo seggio de Dario sedere».

I, 7

Et perhò quella parte del mondo che non vidde Alexandro pare che sencia sole sia stata.

Nunc vero ea pars terrarum sine sole videtur mansisse quae Alexandrum non vidit.

I, 8

Essendo stato Philippo, suo padre, apresso li populi Tribali con lancia sotto la gamba ferito et pigliando a noia l’essere remaso alquanto zoppo, Alexandro gli disse: «Sii de buono animo, o padre, et passeggia in publico audacemente adciò che la tua virtù sia in ogni passo da ciascun racordata!»
Non son questi argumenti de uno ingiegno già dato a la philosophia et per uno fervente desiderio de virtù già despregiatore de li defecti del corpo? Perhò, quanto potiamo pensare ch’egli de le ferute sue gloriare si solesse? Ché in ciascuna egli si reducea a memoria et le victorie et le natione vinte et le citade prese et li regi che se gli diederono, né copria per vergogna le cicatrice sue, ma quasi come una pictura che la virtù et forteccia sua rapressentasse le demonstrava.

I, 9

Et essendo puoi solo per udire Diogene venuto a Coryntho, in tanto de lui se maravegliòe che spesse fiate racordandosene disse: «Se io non fossi Alexandro, vorrei essere Diogene». El qual dicto altro non pare che importi se non: «io philosopharei col parlare, se io non philosophassi con opere»; ché egli non disse: «se io non fossi re, se io non fossi riccho, se io non fossi d’alto sangue, vorrei essere Diogene»; ma el disse in altro modo: «se io non fossi Alexandro, vorrei essere Diogene»; cioè: «Se io non mi havessi proposo meschiare li costumi barbari con li ordeni greci et tutto ‘l mondo discorrendo, ad humanità et a ben vivere redure et recierchando le confine de la terra et del mare, congiongere la Macedonia et la Grecia con lo Oceano et pace et concordia et giuste leggie sopra tutte le gienti spargiere et seminare, io non starei a sedere, né questa mia potentia in otio consumarei, ma seguitarei la povertà de Diogene. Ma per hora tu mi perdonarai, Diogene, io seguitare voglio Hercule et Perseo et, andando dreto a le pedate de Dionysio, quel dio che fu principe et auctore de la nostra casata, voglio che di nuovo li Greci vincitori in India saltino et gli huomeni che ultra el monte Caucaso habitano anchora de li facti de Baccho si racordino».

I, 10

«Che seria stato quel Philippo se non fosse stato Parmenione? Che questo Alexandro, se non fosse Philota? Dove Amone, dove li draconi seriano, se noi non havessemo voluto?».

II, 7

Perhò che se lui fu magno per Fortuna, certo per questo è da esser più magno iudicato, ch’egli la Fortuna dirittamente usava; ?ché quanto più alcuno extolle et exalta la propria fortuna tanto più accrescie la virtude per la qual lui de tal fortuna fu degno.

II, 8

Ma la natura de Alexandro de molte virtude da idio (colui che la creòe) fu composita et congionta. Non direm noi Alexandro havere havuto la prudentia de Agesilao, la sagacità et experientia de Themistocle, la audacia de Philippo, la vehementia de Brasida et la eruditione de Pericle?

II, 12

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