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Recensione: “Serse. Tradizioni sul Re di Persia in età classica” di Antonella Ruberto (Collaborazione)

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo di:

Serse. Tradizioni sul Re di Persia in età classica

di Antonella Ruberto

Edipuglia, 2020

ISBN: 978-8872289433, 142 pp.

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Il potente Serse guidò una imponente spedizione contro la Grecia, ma dopo l’inattesa sconfitta la sua figura fu ridotta ad esempio negativo. Questa immagine, nata nel clima euforico della vittoria, diventò un punto di riferimento costante nella riflessione politica.

Classificazione: 4 su 5.

Reading time: dal 28 al 30 aprile 2021.

L’autrice indaga le varie trasposizioni di Serse, sia letterarie che pittoriche che fumettistiche e visive per proporne una rilettura che dia una visione giusta di quello che fu veramente Serse. Propone poi un esteso confronto tra due autori del V sec. a.C., Eschilo ed Erodoto.

La tragedia Persiani di Eschilo è la fonte più antica su Serse. Eschilo stesso combattè nello scontro navale a Salamina e in questo testo il vinto è descritto dal vincitore: Serse appare come un uomo debole, un indegno erede del padre Dario.

In Erodoto troviamo un Serse più sfacettato e stratificato: come capo militare e politico ma conosciamo anche il suo carattere. Serse si occupa dell’organizzazione della spedizione in Egitto, è un capo previdente e competente, deciso e risoluto:

Nonostante l’enormità del suo potere, Serse nutre sentimenti e prova emozioni uguali a quelli degli altri uomini. Ad Abido, contemplando le sue forze, il Re provò un senso di gioia e appagamento incontenibile dinanzi allo spettacolo delle sue truppe e delle sue navi, al punto che si chiamò beato.
Subito dopo, però, scoppiò a piangere e, interrogato da Artabano sulla ragione delle lacrime, dichiarò di aver provato un senso improvviso di pietà per la brevità della vita umana, poiché di tutti i guerrieri delle sue potenti truppe cento anni dopo non sarebbe rimasto in vita nessuno.
[nella nota a piè pagina:] Artabano replicò che la vera tragicità della condizione umana non consiste nella brevità della vita, ma nel fatto che la divinità, invidiosa, procura agli uomini tanti dolori e sventure da far desiderare loro di morire. Insieme con la mutabilità della sorte, la fragilità del destino umano costituisce in Erodoto un Leitmotiv di carattere tragico.

Nel terzo capitolo viene fatta una comparazione tra i testi: nella tragedia la battaglia di Salamina è l’evento decisivo e Serse torna sconfitto, disperato e solo in Persia ed Eschilo elabora il messaggio morale universale del sovrano sconfitto, mentre nel racconto storico erodoteo la battaglia di Salamina è solo uno degli elementi presi in considerazione e Serse guida la ritirata. Entrambi i testi però presentano alcune somiglianze che l’autrice ci segnala: gli dei sono la causa della rovina di Serse perchè sono loro che vogliono ciò; la spedizione del persiano è composta da moltissimi uomini, è inarrestabile; le notizie sull’organizzazione della spedizione sono uguali.

Il poeta tragico idealizza il passato per fondare su questo mito una identità presente e futura, lo storico guarda al passato per ricostruirlo.

L’autrice passa poi al IV secolo e analizza come Platone, pur nominando poco Serse, gli dia sempre un’accezione negativa perché per lui fu un uomo tanto ricco e potente quanto ingiusto. Sempre Platone ci dice che gli insuccessi di Dario e di Serse simboleggiano il fallimento etico-politico basato sulla legge del più forte. Serse è un sovrano senza moderazione, venne educato male, il suo potere fu senza limite e senza un vero scopo, ma prevalse sui deboli e nocque ai nemici.

Le cose cambiarono in Aristotele grazie all’affermazione della potenza macedone, infatti, nel trattato Sul Cosmo per Alessandro, testo la cui attribuzione allo stagirita è dubbia e controversa, Serse è un modello di sovrano che esercita il potere con efficienza.

È interessante che in un trattato rivolto al giovane Alessandro, il re macedone destinato a governare un impero universale, siano indicati come figure positive sovrani achemenidi abitualmente messi in cattiva luce, come Cambise e Serse. Di loro Platone aveva perfino detto che non erano stati in grado di eguagliare i padri a causa della cattiva educazione ricevuta. Questo capovolgimento dei giudizi sul Re di Persia, sino ad allora diffusi documenta il profondo cambiamento di mentalità che stava interessando le convinzioni etico-politiche del tempo.

Con Alessandro prima e gli imperi ellenistici poi, il potere e la centralità del mondo greco vennero pesantemente messi in discussione con nuove sfacettature e implicazioni. Alessandro volle vendicare l’attacco di Serse in Grecia e lo rivendica in più occasioni e la più eclatante fu l’incendio di Persepoli.

Dietro alla decisione del Macedone si potrebbe cogliere, oltre al desiderio di vendetta della spedizione di Serse, anche la necessità di giocare l’arma della costrizione e del terrore nei confronti della popolazione persiana, la cui ostilità, quattro mesi dopo il suo arrivo e nonostante gli sforzi compiuti per farsi accettare come legittimo sovrano, non era affatto diminuita. In ogni caso, anche se la mano incendiaria del Macedone fu mossa dall’intento di lanciare un messaggio ai Persiani e non ai Greci, non si può escludere che Alessandro (o la sua corte) avesse voluto attribuire un significato ulteriore al proprio gesto e questa finalità fu la sola registrata nelle testimonianze degli autori antichi. L’intera campagna in Asia era iniziata allo scopo di vendicare la spedizione di Serse e questo motivo era familiare sia agli “storici di Alessandro”, sia ai fruitori delle loro opere.

Nel 328 in Sogdiana Alessandro fece massacrare gli abitanti di una città fondata dai Branchidi perchè questa famiglia di sacerdoti che avevano il controllo dell’oracolo di Apollo a Didima diedero i tesori del tempio a Serse. Alessandro in altre occasioni ridiede le statue di Armodio e Aristogitone agli ateniesi e fece anche ricostruire alcuni templi babilonesi distrutti da Serse, particolarmente importante fu quello di Belo.

Plutarco nel De Alexandri Magni fortuna aut virtute scrive che Alessandro ottenne il potere non per la fortuna ma grazie alle sue qualità individuali che gli permisero di sfruttare al meglio le occasioni e fu saggio e moderato, in contrapposizione a Serse.

Questo lungo indugio simboleggia con efficacia la problematicità della scelta politica che Alessandro si apprestava a compiere; egli era chiamato dopo la vittoria a decidere a che titolo rivendicare la propria sovranità sull’impero: se annetterne i territori alla Macedonia, riducendo in condizione di subalternità gli antichi oppressori dei Greci così da rendere completa la vendetta su di loro, oppure se esercitare un nuovo tipo di dominio, che superasse la consueta dicotomia fra Greci e barbari e raccogliesse l’eredità politica e culturale dell’impero persiano, riconoscendo agli antichi nemici sconfitti la possibilità di fare parte di un nuovo impero.

Quando Alessandro volle introdurre la proskynesis lo strumento propagandistico che il macedone usò per contrapporsi a Dario gli si ritorse contro perchè fu un ostacolo alla metamorfosi culturale e politica che voleva. Alessandro venne dipinto in modo negativo da Seneca perché viene assimilato a Serse per quanto riguarda l’episodio dell’uccisione di Clito il Nero.

La differenza netta fra potere monarchico e dispotismo, fino ad allora chiara ai Macedoni ed ai Greci, cadde in una irrisolvibile ambiguità. Di fatto, il contrasto ideologico fra i due mondi, quello greco e quello persiano, gravava innegabilmente su ogni tentativo di sintesi: non era possibile trovare una definizione accettabile e condivisibile per la nuova esperienza politica; e ci si potrebbe persino chiedere se Alessandro avesse ereditato il titolo di Gran Re.
Forse Alessandro auspicava che, col tempo, si potesse superare la dicotomia soprattutto mediante la fusione dei popoli suggellata con le nozze di Susa nel 324, ma la sua morte prematura rese impossibile l’assestamento della situazione e non risulta che i suoi stretti collaboratori siano stati in grado di elaborare i progetti politici del loro re in una ideologia monarchica nuova ben definita.

Questo libro mi interessava per le undici pagine che parlano di Alessandro, ma leggendolo grazie alla dott.ssa Ruberto ho capito e visto quanto possano essere differenti le visioni di uno stesso grande personaggio dell’antichità. Serse è una figura affascinante di cui volevo approfondire la mia conoscenza e questo testo mi ha aiutato da una parte ma dall’altra mi ha anche dato nuovi consigli sulle future letture che dovrò fare. Ho trovato interessante tutto il libro, che è accompagnato da utili e molte importanti note a piè pagina e da una ricca bibliografia, ma avrei letto altre 100 o 200 pagine sulla parte di Alessandro. A mio parere l’autrice è riuscita nel suo intento di parlare di Serse e delle differenti visioni che influenzarono la storia.

Due piccoli difetti in questo libro sono che spesso viene usata la “d” eufonica anche in casi in cui non andrebbe usata e spesso non viene usato l’apostrofo per il troncamento di alcune parole e secondo me rende meno scorrevole la narrazione. Al di là di queste due sottigliezze il testo di Antonella Ruberto è stata una lettura piacevole e istruttiva e la consiglio agli studenti ma anche agli appassionati. L’unico ostacolo per alcuni può essere che spesso vengono usate delle parole in greco, tratte dai testi originali, però io l’ho letto pur non conoscendo il greco ho comunque capito e compreso il testo. Per quanto riguarda l’editore Edipuglia, invece, sono contenta di aver trovato questo per me nuovo editore di testi specialistici e accademici che permettono di approfondire le mie ricerche.

Qui sotto vi lascio l’indice e qualche informazione sul libro che trovate sia in edizione digitale che stampata!

Desidero ringraziare moltissimo l’editore Edipuglia per la copia omaggio per la recensione!

Indice:

Introduzione

PARTE PRIMA – IL V SECOLO

I. I Persiani di Eschilo
La storia a teatro
L’immagine di Serse

II. L’Opera di Erodoto
La spedizione in Egitto
La spedizione in Grecia
L’immagine di Serse

III. La battaglia navale di Salamina nel racconto del tragico e dello storico

PARTE SECONDA – IL IV SECOLO

I. Platone, Aristotele e l’immagine di Serse

II. Serse e Alessandro

Nota bibliografica
Indice delle fonti
Indice dei nomi
Indice delle cose notevoli

Trovate questo libro sul sito di Epipuglia

CartaceoPDF
ISBN: 978-8872289433
€ 30,00
ISBN: 978-88722894331
€ 21,00
LINKLINK

oppure nelle migliori librerie o negozi on-line!

Grazie a tutti, buona giornata e buon week-end,

#copiaomaggio #prodottooffertoda Edipuglia

1 pensiero su “Recensione: “Serse. Tradizioni sul Re di Persia in età classica” di Antonella Ruberto (Collaborazione)”

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