02. Monographs on Alexander, 2.08 Death, Alexander - Non Fiction Book, Alexander's Alexandria

Recensione: “Un consulto clinico 2000 anni dopo. Patologie e cause della morte di Alessandro Magno” di Marcello Caremani

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo di un libro che è stato una grossa delusione perché presa dall’entusiasmo per la lettura de La piccola morte di Alessandro il Grande di Damiani ho voluto leggere subito questo pensando di poter poi fare un confronto tra i duei libri circa le tesi sostenute rigurardo le cause di morte di Alessandro. Invece purtroppo non sarà necessario alcun confronto.

Un consulto clinico 2000 anni dopo. Patologie e cause della morte di Alessandro Magno

di Marcello Caremani

Europa Edizioni, 2017

ISBN: 978-8893844468, 384 pagg.

https://64.media.tumblr.com/f9d94be55a8b4876db629a8fedae4cf7/6b1fa06ca5306149-ac/s2048x3072/97475fb8bf5649c3af1c6aa81a8c9f75c181395e.jpg

“L’Autore non scriverà una storia di Alessandro Magno, già ampiamente pubblicata, anche recentemente, ma guarderà con curiosità scientifica la sua vita e proverà a discutere clinicamente dei suoi problemi di salute, in particolar modo quelli insorti durante l’Anabasi, cioè durante i dodici anni che lui trascorse in Asia, valutando le malattie, le lesioni che si procurò nelle battaglie, cercando di porre una diagnosi probabile sulle patologie e danni a cui andò incontro.
Per fare un’analisi clinica di un periodo dove non esistevano esami, accertamenti e terapie efficaci, bisognerà attenersi ai sintomi riferiti dai vari autori, che peraltro non sempre concordano, ed il clinico dovrà diventare uno iatrè, spogliandosi della mentalità del medico moderno, dimenticando gli esami e le terapie che sono diventate patrimonio comune della attività sanitaria attuale.
Inoltre dovrà proiettarsi in un mondo ancora intriso di una medicina magico-religiosa, ma che a quel tempo muoveva i primi passi verso una analisi scientifica ancora rudimentale, ma già empirica. (…)
Non sarà possibile, come non lo è stato nel passato, porre una diagnosi certa, ma sarà invece interessante, dopo una autopsia clinica eseguita 2000 anni dopo, esprimere se questa possa avere una probabilità bassa, media o elevata di essere corretta”.
(dall’Introduzione)

Marcello Caremani è nato ad Arezzo il 26 giugno 1947.
Laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Malattie Infettive in Oncologia Clinica, Ematologia Clinica, Direttore della UO di Malattie Infettive e Direttore Dipartimento Medicina Specialistica fino al 2013 dell’Ospedale S. Donato di Arezzo, è autore di numerose pubblicazioni di carattere medico scientifico, tra cui il primo libro italiano sull’AIDS (Poletto, Milano, 1994).
Direttore del Corso intensivo di Ecografia Internistica Gargonza Monte San Savivo, Arezzo, dal 1988 al 2014, è professore del Corso di Malattie Infettive
presso l’Università di Siena.
Vicepresidente MASU (Mediterranean and African Society of Ultrasound), nel 1988 ha fondato l’Associazione Aiuto Sieropositivi (ASP) di cui è stato Presidente fino al 1996.
Ha ricoperto il ruolo di Assessore alle Politiche Sociali e Sanità dal 2013 al 2015.

Classificazione: 1.5 su 5.

Reading time: dal 5 al 13 giugno 2021.

Ho letto questo libro aspettandomi qualcosa di diverso e mi ha delusa: la promessa di leggere un libro sulla causa della morte di Alessandro scritta da un medico non è stata mantenuta. Un consulto clinico 2000 anni dopo è una lettura che mi ha amareggiata per più motivi.

Nell’Introduzione l’autore promette di non scrivere una biografia su Alessandro, ma alla fine è quello che fa e lo fa neanche poi così bene. Caremani dice che proporrà un quadro completo, ma purtroppo ci sono diversi errori. Una cosa che non mi è piaciuta è che da medico il dott. Caremani usa termini medici come “anamnesi”, “anamnesi famigliare” e “anamnesi fisiologica”, ma lo fa in modo a mio parere scorretto: per fare un’anamnesi completa di Alessandro, partendo dalla sua famiglia, non estrapola i dettagli rilevanti della famiglia, ma fa una biografia di padre, madre e parla della Macedonia antica. Insomma, va bene usare i termini medici, ma diamo alle cose il loro nome, Caremani scrive prima una piccola biografia dei genitori di Alessandro e poi una di Alessandro chiamandole “anamnesi”, quando l’analisi medica secondo me non c’è.

Nelle prime 117 pagine c’è la biografia di Alessandro, poi Caremani inizia a parlare dei vizi e delle virtù del condottiero, della sua dualità e dei suoi lati opposti, ma secondo me l’autore estrapola il singolo fatto dal contesto per usarlo a sostegno della sua tesi implicita che Alessandro fosse alcolizzato e irascibile. A pag. 123 Caremani afferma che Alessandro col passare degli anni divenne sempre più implacabile infatti lui stesso uccise Osordate con una freccia. Basta però prendere l’Who’s Who in the Age of Alexander the Great: Prosopography of Alexander’s Empire di Heckel (pagg. 186 e 323-324), che prima di tutto lì parla di un “Orsodates” e probabilmente in italiano diventa Orsodate non Osordate e ci dice subito che il contesto dell’incidente è sconosciuto, che potrebbe essere un doppione e una corruzione del nome di Ossiarte. Quando un autore vuole sostenere una tesi come quella del Caremani dovrebbe prima di tutto riportare casi certi o quasi di quanto voglia sostenere e contestualizzarli perchè altrimenti è facile prendere alcuni fatti, dirne due righe e adattarli a ciò che si vuole, ma così non si è obiettivi. In questo caso come non è stato difficile per me consultare un libro ritenuto da chi ne sa più di me uno strumento affidabile e completo, non ha richiesto ore di ricerche o letture interminabili, ma in cinque minuti ho capito che questa affermazione del Caremani è ben poco fondata. In casi come questo dobbiamo fidarci e affidarci a chi ne sa più di noi (ho usato il “noi” perché ovviamente sto anche parlando di me). Nel capitolo Vizi e virtù di Alessandro Magno secondo i suoi storici Caremani secondo me offre un’analisi troppo decontestualizzata per essere valida e cita spesso, forse anche troppo, Curzio Rufo, autore che non è uno dei più fededegni.

Nel capitolo seguente, Alessandro, mito e propaganda, non condivido la convinzione dell’autore di rigirare tutto ciò che Alessandro fece per il proprio tornaconto. Alessandro che avrebbe sposato Rossane, l’episodio della morte di vecchiaia di Bucefalo, Poro che viene risparmiato e l’ammutinamento dell’Ifasi sarebbero tutti modi di Alessandro per ingraziarsi il popolo e far vedere sempre e solo la sua grandezza. Attenzione, non dico che non avesse pensato queste cose e che non prestasse attenzione alla propaganda, anzi, ma Caremani secondo me sbaglia nel farli risalire tutti agli storici pro Alessandro e a lui stesso. L’autore non considera che le fonti che conosciamo sono postume ad Alessandro, alcune anche di molto e inoltre i vari Diadochi fecero molto per legittimare il loro potere, ma questo non ebbe nulla a che fare con Alessandro. È facile dire che è frutto tutto della macchina propagandistica del Macedone, ma è una visione troppo semplicista e quindi sbagliata di quanto avvenne. Anche in questo capitolo Caremani decontestualizza per usare come preferisce, ma tutto questo col “caso clinico” del titolo e la sua morte ha poco a che fare. Oltre a ciò non condivido due frasi del Caremani:

“Inoltre tutti dovevano ricordarsi della sua invincibilità, come i suoi biografi riportarono nell’incontro con la Pizia, sacerdotessa di Apollo nell’Oracolo di Delfi, che violentata da Alessandro fu costretta a dirgli che sarebbe stato invincibile.”

La pizia violentata?? Io ho sempre saputo che venne sopraffatta dall’irruenza di Alessandro, ma da lì al dire che venne violentata ce ne vuole. Caremani dove ha letto questa cosa? Non lo so, non ce lo dice. Se volete controllare è a pagina 134, mentre un’altra frase che non condivido per niente è a pagina 137:

“Anche il suo viaggio all’oasi libica di Siwa servì per costruire il personaggio, un viaggio nel deserto, che probabilmente Alessandro aveva fatto preparare con attenzione, memore della fine dell’esercito persiano di Cambise.”

Alessandro aveva previsto in precedenza di andare all’oracolo di Siwa in cerca di risposte piuttosto che di conferme, ma dire che voleva costruire il suo personaggio, mi sembra tendenzioso. Forse lo interpreto male io, ma il “personaggio Alessandro” l’abbiamo costruito noi a posteriori, lui cercò appoggio e sostegno. Non so se riesco a spiegarmi, non voglio dire che Alessandro non era consapevole di quanto facesse, anzi tutt’altro, ma non mi esprimerei come Caremani: è come se tagliasse con un’accetta il fatto, iper-semplificando tutte le implicazioni. Forse sono troppo di parte, non so. L‘autore è troppo sbrigativo anche nel parlare dell’operato di Parmenione sotto Alessandro, nel dire che gli autori antichi hanno alterato le cause per giustificare la congiura che portò all’uccisione di Filota, ma un’affermazione del genere, così forte, va motivata.

Nel capitolo Anamnesi patologica remota l’autore prima parla di due disturbi mentali, il disturbo dello spettro bipolare e il disturbo della personalità, dicendo che per l’operato di Alessandro è molto probabile che fosse affetto da entrambi, ma dopo aver spiegato cause ed effetti delle patologie e aver detto che il disturbo della personalità è riscontrabile perché Alessandro era tanto narcisista e il disturbo dello spettro bipolare nel fatto che per come reagì alla morte di Efestione e per l’uccisione di Clito, Caremani afferma che era normale per l’epoca reagire così e rientrava nel suo voler emulare Achille. Insomma, prima descrive le malattie e poi dice che al tempo era tutto normale? Inoltre secondo lui vanno tenuti presente gli episodi acuti di abuso da alcool. Questo capitolo diventa interessante – e secondo me resta la parte più interessante del libro intero – da pag. 158 a 176 in cui Caremani analizza le ferite e le patologie di Alessandro.

Nel capitolo seguente, Anamnesi patologica prossima, Caremani parla dei presagi nefasti della morte di Alessandro e descrive gli ultimi giorni, ma sottolinea – secondo me un po’ troppo – quanto il Condottiero stesse bevendo ultimamente, lo descrive come un alcolizzato che passa da un banchetto all’altro. Secondo Caremani se Alessandro ebbe una malattia infettiva con la febbre Alessandro avrebbe inoltre bevuto più del solito per cercare di spegnere l’arsura.

Nel capitolo Cause di morte di Alessandro l’autore inizia subito con la diagnosi differenziale, ma io mi chiedo: “qual è la prima diagnosi di Caremani? Devo considerare i disturbi della personalità o devo considerare la descrizione che riporta dagli autori antichi? Nel secondo caso, si può parlare di diagnosi quando l’autore non aggiunge nulla delle sue conoscenze mediche? Ad ogni modo, è all’inizio di questo paragrafo (pag. 194) che finalmente trovo una bella frase da sottolineare:

“Alessandro morì come non avrebbe voluto morire, avrebbe preferito essere ucciso in battaglia come Achille e prima della perdita del suo Efestione, anche lui però morto miseramente per la complicanza di una patologia probabilmente infettiva e non come Patroclo combattendo contro Ettore sotto le mura di Troia.”

Caremani passa poi con l’analizzare le diagnosi differenziali: considera varie cause di avvelenamento per una congiura (la calicheamicina è molto improbabile, come anche quello cronico per arsenico, per stricnina, per veratrum album, elleboro, cicuta e altre) e Caremani giustamente scrive quest’altra frase che condivido:

“Il re macedone se avesse sospettato una congiura, nei giorni successivi (ebbe dieci giorni a disposizione), avrebbe fatto giustiziare i congiurati; non dimentichiamo infatti che molte persone nel passato erano state eliminate per molto meno.”

L’autore passa poi con l’esaminare l’ipotesi della malattia infettiva: il tifo è poco probabile, come lo sono l’encefalite dal virus del West Nile e lo shock settico. È interessante notare come esclude il tifo perché afferma che la tempistica dei Diari e del Romanzo di Alessandro non è sovrapponibile. Anche qui, legge direttamente i Diari Reali? A quale autore si sta riferendo? E ancora, si serve del Romanzo di Alessandro?!? No dai… Arriviamo poi alla causa per la quale Caremani secondo me non si pronuncia direttamente, ma è per la quale propende: l’alcool. Dice che Alessandro non era un alcolista perché ne abusava solo alle feste, esclude la cirrosi epatica e la pancreatite acuta, ma dice che l’epatite alcolica acuta secondo lui ha una probabilità elevata di essere la causa di morte di Alessandro, forse associata a una pancreatite di varia gravità. Wow, Alessandro era un alcolizzato. Tutto questo Damiani lo afferma senza secondo me lavorare sulle fonti. Damiani confronta i passi e li analizza, mentre Caremani fa poco riferimento alle fonti o comunque non lo mostra al lettore. C’è da dire che per lo meno Caremani per ogni malattia o causa di morte che prende in esame spiega tutto e per alcune lo capisce anche chi non è medico che non sono plausibili come causa di morte di Alessandro (cosa che ovviamente Damiani fa anch’egli basandosi però maggiormente sulle fonti).

I capitoli seguenti servono secondo me un po’ a poco: parlano delle persone che bene o male fecero parte della vita di Alessandro, dei suoi amanti, di Bucefalo, e di com’era organizzato l’esercito, della medicina a quel tempo. Li ho trovati un po’ ripetitivi e la narrazione era spezzata perché saltava da un personaggio all’altro, cosa che per un lettore che conosce poco Alessandro può risultare difficile da seguire. Inoltre Caremani omette due cose importanti: tra gli eteri di Alessandro a pag. 264 afferma che

“Nessuna delle storie tramandate affermò che Efestione ed Alessandro, fossero amanti, anche se si paragonavano ad Achille e Patroclo, che Platone ed Eschilo riferivano apertamente essere stati amanti, ma in questo caso, come in quello di Alessandro ed Efestione, non si può parlare di omosessualità ma al massimo di bisessualità.”

E io penso: “vero, non si può parlare di omosessualità perché è un concetto moderno, ma si potrebbe parlare di omoerotismo, invece, Caremani non lo fa.” Caremani parla di Efestione non mettendolo tra gli amanti di Alessandro, sebbene specifichi che il loro rapporto sia duraturo e molto molto stretto. Vero, non possiamo dire che sicuramente fossero amanti, ma neanche parlarne in questo modo. Inoltre Caremani tra i nemici di Alessandro non mette Memnone, l’unico generale che a detta di tutti gli storici, antichi e non, sarebbe stato in grado di mettere seriamente in difficoltà Alessandro. Nella Conclusione Caremani non si esprime sulla probabile causa di morte di Alessandro.

Nel testo di Caremani sono presenti errori di battitura e revisione del testo, ma anche errori grammaticali, nonchè errori in quanto afferma. Parla di amore eterosessuale e omosessuale, accezioni moderne della sessualità, ma non usa mai il termine “omoerotismo” per parlare della sessualità tra persone dello stesso sesso senza alcuna accezione negativa o veicolata da significati moderni. Dalla biografia dell’autore leggiamo che Caremani è membro di associazioni di sieropositivi e conosce benissimo il mondo dell’AIDS, eppure non usa neanche una volta il termine “omoerotismo”. L’autore quando cita altri autori lo fa senza spiegare la sua fonte di riferimento e in questo modo sembra che stia leggendo lui stesso le fonti primarie. Sta forse citando alcuni dei pochi frammenti sopravvissuti o si riferisce ad autori secondari che ne parlano? Ebbene c’è differenza e andrebbe segnalata anche semplicemente con delle note a piè pagina, così il lettore scrupoloso e attento le legge e perché no se le va a vedere, mentre il lettore disinteressato le salta e non perde nulla di importante per lui. Ma non fare una precisazione di questo tipo in un saggio medico come è presentato è un grave errore. Esempio: parlando del rogo di Persepoli a pag. 82 Caremani scrive: “Tolomeo riportò che: ‘Alessandro fece appiccare il fuoco ai palazzi persiani…’”, ma Caremani legge direttamente Tolomeo o legge un Arriano piuttosto che un Plutarco, un Giustino o un Curzio Rufo che riportano da Tolomeo? La cosa è ben diversa, c’è una mediazione in più che nella storiografia è importantissima. Ci sono errori e imprecisazioni: a pag. 60 Caremani ci dice che le torri ossidionali arrivano a 40 metri d’altezza e a pagina 69 fino a 70 metri. Alessandro puntò molto sui sistemi d’assalto, ma 30 metri in più mi sembrano un po’ troppi. Potrei sbagliarmi, quindi nel caso fatemelo notare senza problemi e mi correggerò subito, ma un quasi raddoppio nell’altezza mi sembra troppo, specie quando non è spiegato. Altre imprecisazioni sono che ad esempio che nel parlare della congiura di Filota a pagg. 88-89 ci dice che Alessandro di Lincestide venne ucciso, ma non riporta il dubbio nelle fonti circa la sua morte, come invece aveva giustamente sottolineato a pagg. 62-63. Ci sono inoltre errori grammaticali: la d eufonica viene usata sempre e comunque, nel dubbio c’è sempre, ma in certi casi sarebbe bastato un buon revisore del testo per capire che quella d in più rende la lettura ostica e non scorrevole. Altra mancanza del revisore è che spesso ci sono gli spazi ripetuti: li vedo a occhio col testo stampato, al pc salterebbero ancora di più all’occhio, per non parlare dei programmi di scrittura che li sottolineano in blu. A pagina 149 manca addirittura l'”h” a una a perchè non è preposizione, ma verbo e a pag. 153 c’è Nietzsche senza la “s”. Altre volte i nomi vengono un po’ storpiati, il povero Peucesta o Peuceste diventa Pauceste e a pag. 172 diventa Paucesta e ancora Pauceste e a pag. 90 dice Alessandro di Lancestide.

Un aspetto positivo di questo testo è che sono presenti molte foto di mappe e opere d’arte a colori, ma alcune sono un po’ troppo sgranate e peccano di buona risoluzione.

Credo che questo libro non vada bene per un lettore inesperto perchè secondo me si farebbe un’idea sbagliata di Alessandro: il testo è secondo me tendenzioso, inoltre ci sono delle leggerezze nelle prese di posizione senza spiegazioni valide. L’autore è sempre a sfavore di Alessandro, gli riconosce giusto il merito necessario, ma per il resto vede sempre il negativo. Può essere benissimo che qualcuno veda Alessandro come una figura negativa, non lo condivido, ma lo accetto, tuttavia non accetto che l’autore estrapoli gli eventi per usarli come preferisce. Anche se è stata una lettura che sinceramente non so a chi consigliare, sono contenta di averla fatta perché per il mio senso di completezza avrei comunque voluto leggerla prima o poi. La consiglio solo a un altro grande appassionato di Alessandro che voglia leggere tutto, ma non si deve aspettare molto da questa lettura. Per chi volesse leggere un bel libro sulle cause della morte di Alessandro consiglio senza dubbio: La piccola morte di Alessandro il Grande di Ernesto Damiani!

Indice:

9 INTRODUZIONE
12 LA MACEDONIA ED I MACEDONI
18 ANAMNESI FAMILIARE
41 ANAMNESI FISIOLOGICA
41 L’infanzia di Alessandro Magno
47 L’ascesa al trono di Alessandro
50 Alessandro il Grande Conquistatore
118 VIZI E VIRTÙ DI ALESSANDRO SECONDO I SUOI STORICI
131 ALESSANDRO, MITO E PROPAGANDA
143 ALESSANDRO GRANDE COMUNICATORE
148 ANAMNESI PATOLOGICA REMOTA
177 ANAMNESI PATOLOGICA PROSSIMA
177 Storia di una morte annunciata
182 Agonia e morte di Alessandro Magno
194 CAUSE DI MORTE DI ALESSANDRO
194 Diagnosi differenziale
232 LA MEDICINA AL TEMPO DI ALESSANDRO MAGNO
245 GLI ATTORI CHE COMPAIONO NELLA VITA DI ALESSANDRO MAGNO
245 Le donne nella vita di Alessandro Magno
259 Gli eteri ed i generali di Alessandro Magno
318 I NEMICI DI ALESSANDRO MAGNO
330 IL CAVALLO DI ALESSANDRO MAGNO
333 L’ESERCITO DI ALESSANDRO MAGNO
341 CONCLUSIONI
345 CRONISTORIA DELLA VITA DI ALESSANDRO MAGNO
350 BIBLIOGRAFIA
355 LIBRI CONSULTATI
359 SAGGI CONSULTATI
361 NOMI DI CITTÀ RIPORTATE NELL’OPERA
364 NOMI DI REGIONI, FIUMI E POPOLI RIPORTATI NELL’OPERA

Spero di non avervi annoiato e se avete dubbi, precisazioni o altro fatemelo sapere! Grazie a tutti,

4 pensieri su “Recensione: “Un consulto clinico 2000 anni dopo. Patologie e cause della morte di Alessandro Magno” di Marcello Caremani”

    1. Buongiorno dott. Damiani, la ringrazio moltissimo perché mi segue e commenta i miei articoli!
      Più che arrabbiata sono delusa: la promessa di un libro scritto da un medico è stata una grande delusione. Spero di aver criticato il libro in modo valido e di avergli fatto obiezioni corrette perché ho sempre un po’ paura nel criticare gli altri, ma d’altronde non avrei mai potuto scrivere che mi era piaciuto perché non sarebbe stata la verità.

      Grazie mille, le auguro un buona giornata,
      Elena

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