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Recensione: “Alessandro il Grande. Dalla storia al teatro” di Eduardo Esposito

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo di un interessante libro uscito da pochi mesi. Vi parlo di:

Alessandro il Grande. Dalla storia al teatro

di Eduardo Esposito

Graus Edizioni, 2021

ISBN: 978-8883467882, 144 pag.

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Alessandro III di Macedonia, meglio noto come Alessandro Magno, è passato alla storia per essere stato il più grande conquistatore di tutti i tempi. Di indole ambiziosa e romantica, d’aspetto nobile e d’animo inquieto, con il suo insuperabile ingegno fu capace di cambiare il volto e la storia del mondo antico in poco più di dieci anni. In questo libro, l’autore, tramite un trittico sorprendente, delinea la figura di questo grande uomo reso celebre dalle doti umane insolite che contribuirono a far fiorire leggende quando ancora era in vita. Grazie alla sapiente suddivisione del testo riusciamo a ripercorrere l’intera esistenza del re macedone: dalla profezia emanata dall’Arcangelo Gabriele alle opere d’arte, letterarie e religiose sino ad approdare al teatro, culmine originale di questo viaggio sulle tracce del più grande condottiero di tutti i tempi. Ma qual è il segreto di cotanta fama destinata a perdurare nei secoli? Quest’opera, realizzata con il supporto di straordinarie fonti storiografiche, prova a svelarci l’arcano.

Eduardo Esposito, nato a Napoli nel 1984, è un attore completo interprete dei ruoli del teatro classico e di quelli anticonvenzionali del varietà. Interpretazioni giocate sull’articolazione delle vocalità nello stile di Carmelo Bene. Le sue performances spaziano dai versi di Virgilio a quelli di Shakespeare, Ionesco, Viviani, Petrolini, Goethe e Brecht in tedesco; dalla Lectura Dantis al Manfred di Byron. Tra i personaggi del suo repertorio ha interpretato Nerone al teatro Odeon, i martiri della Rivoluzione Napoletana al teatro Mercadante e in piazza Plebiscito, Napoleone alla Casa d’Arte della Monaco, i testi del Futurismo nel centenario del 2009, Il commediografo di Viviani al teatro Augusteo, Walter Chiari al Circolo Artistico di Napoli, La strada di Ferlinghetti al ridotto del teatro San Carlo e al conservatorio San Pietro a Majella. One Man Show in spettacoli come Tuttodunfiato al Plebiscito, Inversomania a denti stretti al teatro San Carluccio e Concerto Interrotto al Caesar Augustus di Anacapri. Ha ideato e diretto il filmato Incanto Napoletano in omaggio ad Antonio Ghirelli; lo spettacolo Attore e il suo Malessere e Il racconto di Alessandro. Dal 2014 è presidente del Centro Incontri delle Arti fondato nel 1970 dal prof. Pasquale della Monaco. Nel 2003 ha ricevuto il premio Utopia Lamont Young e nel 2018 il premio Vulcano Metropolitano.

Classificazione: 4 su 5.

Reading time: dal 30 agosto all’11 settembre 2021.

Alessandro il Grande. Dalla storia al teatro di Eduardo Esposito si compone di tre parti. La prima ci racconta come il personaggio di Alessandro venne preso e ripreso durante le varie epoche e culture, allora vediamo Alessandro presente nella cultura ebraica, cristiana, musulmana, fu un esempio per i cavalieri nel Medioevo, ma influenzò anche l’impero romano. Va ricordato che i primi cristiani parlavano greco perché era quella la lingua più diffusa. Esposito passa poi a spiegarci che Alessandro è una figura molto presente nelle opere religiose, nelle miniature ma anche nell’arte. Nella seconda parte l’autore ci presenta una biografia di Alessandro, un modo per giustificare e spiegare perché fu – anzi è ancora – una figura così trattata e presente. La parte biografica è molto semplice e lineare, dettagliata quanto basta per il libro che è. Non tratta le controversie riguardo le fonti o la loro attendibilità, ma non è questo lo scopo del libro quindi, va benissimo così. L’autore spiega in maniera molto chiara quanto avvenne durante la vita di Alessandro e dopo la sua prematura morte e inserisce nel testo le citazioni degli autori secondari (Arriano, Plutarco, Diodoro e Curzio Rufo).

Ma è con la terza parte che Esposito dà secondo me il suo meglio, perché prima ci presenta una storia di Alessandro nel teatro e poi fa una rievocazione di Alessandro attraverso la rappresentazione di un monologo attoriale per presentarci il testo puro, non contaminato da altri elementi di mediazione. Esposito ci presenta quindi, Alessandro e le persone a lui più importanti impersonate ad una ad una da vari attori e questo testo è la trasposizione di quanto inscenato al Mann il 6 aprile 2019. Leggendo questa parte che si compone di una quindicina di pagine Esposito mi ha emozionata. Credo che abbia reso ciascun personaggio alla perfezione. Non vi nascondo che leggerei molto volentieri un libro più lungo di questo tipo se Esposito decidesse di scriverlo ed è un peccato che questa parte sia così breve! Con mio grande rammarico non sapevo ci fosse stata questa rappresentazione e, d’altra parte non so se sarei potuta andarci, ma mi dispiace anche che non sia disponibile un filmato on-line perché dev’essere emozionante e bellissimo anche da vedere in video. Non voglio dirvi quali sono le persone che ha trattato Esposito, ma tre mi sono piaciute moltissimo.

Nel testo è presente qualche refuso, qualche errore di battitura e un errore storico, ma non sono niente di grave. Vi sottolineo, invece, la presenza di fotografie a colori nel testo, la prefazione di Paolo Giulierini (direttore del Mann), la postfazione di Luigi Vicinanza (presidente del MAV Museo Archeologico Virtuale di Ercolano), la bibliografia, i ringraziamenti e i cenni biografici dell’autore, una paginetta sull‘Ascensione di Alessando, la meravigliosa illustrazione di copertina realizzata da Lai Vargr e qualche foto in bianco e nero della rappresentazione al Mann.

Bell’opera, in parte storica e in parte di narrazione ed è una lettura che non posso che consigliarvi! Vi lascio le frasi che ho sottolineato!

Aforismi:

A quarantasei anni muore uno dei migliori uomini che la Grecia abbia mai avuto [Filippo II].

I trionfi sul campo di battaglia si ottengono con la forza e con il valore; ma dimostrare la pietà al nemico sconfitto, nel momento in cui il vincitore vive la buona sorte e il vinto la disperazione, richiede, oltre a un’intelligenza politica che raramente si trova nelle biografie dei grandi conquistatori, umanità e sensibilità.

La strada da percorrere per tenere unito il suo Impero è la fusione delle culture e l’uguaglianza tra vinti e vincitori. Alessandro ha provato sulla sua pelle cosa significa essere definito un barbaro: gli ateniesi infatti consideravano barbari i macedoni e i macedoni consideravano la madre di Alessandro una barbara perché proveniva dall’Epiro. Il Re dei macedoni, la Guida Suprema della Grecia, il Faraone d’Egitto, il Gran Re di Persia, ha tra le mani gli strumenti per unire Europa, Africa e Asia con un matrimonio basato sulla virtù. Il primo matrimonio a essere celebrato è proprio quello di Alessandro che, dopo essere stato il primo a esporsi in molte operazioni militari, è anche il primo a prendere in moglie un’asiatica per il bene del nuovo mondo. Alessandro sposa Rossane, figlia di uno dei Satrapi della Battria in un matrimonio che genera entusiasmo tra gli orientali e pesanti critiche tra i vecchi nobilimacedoni; neanche Olimpiade è favorevole alle nozze.

Se pensiamo a come noi stessi cerchiamo di dare il nostro meglio quando abbiamo accanto persone che amiamo, non è difficile pensare che Efestione e Alessandro con le proprie virtù erano uno lo stimolo dell’altro, e questo riflesso portava le loro virtù alla sublimazione più alta. Quasi come se guardando il nostro amico noi vedessimo, come in uno specchio, il riflesso della persona che aspiriamo a diventare.

Io credo che Alessandro rappresenti le potenzialità e le virtù che l’essere umano possiede nel fiore della sua giovinezza. Alessandro ha in sé una forza divina che è la speranza. Una speranza che lo spinge a credere che l’impossibile sia realizzabile e questa è certamente una virtù della giovinezza. Alessandro fa parte dell’intimo di ogni ragazzo, di tutti coloro che credono in un sogno, in un obiettivo, e che lo raggiungono. Lui ci indica come questo sia possibile, attraverso una vita di studio, di disciplina e spirito di sacrificio. Perché Alessandro non è solo l’erede di Achille, come dimostra certamente in battaglia, ma lui è anche Odisseo con la sua intelligenza e soprattutto con l’indomabile desiderio di conoscenza. Alessandro è anche Prometeo che si sacrifica per portare il fuoco agli uomini; è anche Socrate che cerca di conoscere se stesso e si mette alla prova in ogni occasione. In Alessandro si contemplano le virtù migliori dell’essere umano ed ecco perché è stato, ed è, una luce a cui tutti possono guardare per trarne ispirazione, così come fecero Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, i cavalieri del Medioevo e molti altri. Alessandro possiede una tale varietà di virtù anche perché ha saputo cambiare un percorso, un destino, che non era il suo. La missione di vendetta contro i persiani non era sua ma di suo padre; lui quando raggiunge l’obiettivo di Filippo e della Lega di Corinto si guarda intorno, e anche dentro, e vede una nuova missione. Lui vede che il mondo può essere unito e che le distinzioni tra vinti e vincitori, tra barbari e greci, possono sparire. Vede un mondo in cui nessuno viene giudicato per la sua etnia o per la sua fede ma per la sua virtù. Anche se questo sogno è durato pochi anni, ed è stato possibile solo grazie alla sua esistenza, questa utopia che solo chi ha un cuore puro è in grado di sognare, è di certo uno dei punti cardine su cui si basa il nostro affetto per Alessandro. Verso un uomo che a ventisei anni ha conquistato i tesori dell’Impero più grande del pianeta e a quel punto non ha scelto di tornare a casa al sicuro tra ozi e piaceri. Ha preferito consumare se stesso in estenuanti marce tra deserti infuocati, montagne gelide, mari tempestosi, perché credeva in un mondo nuovo, non certo per accumulare ricchezze e neanche per accrescere la sua fama; ma perché si sentiva il Re di tutti e il suo compito era quello di proteggerli;
come indica anche l’etimologia del suo nome: Aléxein (difendere), Andròs (uomo).
Aléxandròs il “difensore degli uomini”.

L’alba della vita vi ha visti fratelli, ma le ore del giorno li hanno cambiati nell’animo al punto che quando è scesa la notte non avevano ancora imparato ad amarsi di nuovo.

Averti lasciato solo nel mondo nuovo che stai costruendo è per la mia anima un dolore eguagliato solo dalla gioia di non vedere te scendere in Ade prima di me. E come Patroclo precedette Achille nel Regno degli Inferi, lascia che sia io ad attendere te nell’oscura notte. Ma tu il lumina ancora questo mondo, o Alessandro. Dissipa le nubi della diseguaglianza con l’utopia del tuo sogno. Il sogno di un mondo senza vinti né vincitori, e dove solo la virtù è ciò che fa la differenza tra un uomo e un altro. Nel tuo sogno ho trovato l’essenza della mia vita.

Grazie a tutti,

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