09. Archeology, 9.1 Alexander's Tomb, Aforismi, Alexander - Non Fiction Book, Altre Arti, Reviews

Recensione: “La tomba di Alessandro. L’enigma” di Valerio Massimo Manfredi

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo di:

La tomba di Alessandro. L’enigma

di Valerio Massimo Manfredi

Mondadori, 2011

ISBN: 978-8866210108, 188 pagg.

https://64.media.tumblr.com/5e88c364031fa73676a1111dbdab0991/d6e2185659549752-a3/s2048x3072/6c04d74179bdc0c2bfc5f2eb9e32929452640cdb.jpg

La storia della tomba di Alessandro è la storia di un’avventura. Con l’affermarsi del cristianesimo il sepolcro di Alessandro, eretto nella città che portava il suo nome e oggetto di venerazione per sette secoli, in pochi anni cadde nell’oblio e se ne perse ogni traccia. Tuttavia su Alessandria continuò ad aleggiare il fantasma del suo fondatore, che riprese vigore a partire dalla campagna napoleonica in Egitto: archeologi, avventurieri e persone comuni hanno cercato di ritrovare il corpo del più grande condottiero di tutti i tempi. Valerio Massimo Manfredi ci conduce in questo viaggio nel cuore dell’enigma unendo l’esperienza e la competenza dell’archeologo alla narrazione del grande romanziere, mostrandoci luoghi e reperti dell’antichità per ricostruire su di essi un mondo brulicante di vita, ambizione e grandi sogni.

Valerio Massimo Manfredi, narratore e archeologo, ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all’estero e condotto spedizioni e scavi in vari siti del Mediterraneo. Si è affermato come narratore di livello internazionale con la trilogia di Alèxandros, cui sono seguite numerose altre opere di successo.

Classificazione: 3.5 su 5.

Reading time: dal 15 al 18 settembre 2021.

Questa volta Manfredi scrive una specie di saggio, più che altro è una storia della tomba di Alessandro e del mito intorno ad essa. Di questo libro mi è piaciuto il fatto che Manfredi non si cali totalmente nei panni dello storico saggista, ma si lascia spazio per immaginare alcune scene che sicuramente avvennero ma di cui non abbiamo testimonianze, ma da grande romanziere che è, quelle parti – seppure piccole – sono bellissime. Un esempio è quando descrive che Tolomeo visita il mausoleo di Alessandro.

Dopo alcuni capitoli sull’ultimo periodo di vita di Alessandro, l’autore parla anche delle cause della sua morte, ma non condivido le sue idee perché concordo con quelle di Ernesto Damiani perché studia in maniera approfondita le fonti e le incrocia con dati medico-scientifici. Manfredi passa poi a parlare del corpo e del carro funebre del grande conquistatore e ci spiega in un passo molto bello la scoperta fatta dall’archeologo Manolis Andronikos della tomba di Filippo II.

Da qui in poi il libro inzia a parlare propriamente di quanto promesso, Manfredi si dedica alla tomba vera e propria e alle peripezie che la riguardano: ci dice quali sono i visitatori romani che vollero visitarla, parla del maremoto nel 365 e dell’orribile distruzione che perpetrarono i cristiani per sradicare i culti precedenti. Se da una parte i cristiani cercarono di inglobare certi elementi dei culti pagani, dall’altra operarono una distruzione estesa e profonda dei simboli che non vollero o riuscirono a inglobare. Uno di essi fu Alessandro ad Alessandria d’Egitto. Arabi e musulmani non agirono in questo modo disastroso. Manfredi spiega e analizza i presunti siti della tomba di Alessandro: la moschea di Attarine, quella di Nabi Daniel, Chugg con la sua San Marco a Venezia e l’autore ci dà anche la sua opinione per ogni sede.

Mi fa rabbia che di un personaggio tanto importante per molte persone di ogni cultura e tempo sia sopravvissuto così poco, riguardo a un po’ tutto il materiale, dalle opere scritte a quelle d’arte, alla tomba. Il mio pensiero credo sia quello di altre moltissime persone e non ci resta che continuare a speare e sognare che qualcuno prima o poi faccia la scoperta del secolo.

In questo testo Manfredi mi ricorda The Nature of Alexander di Mary Renault, è un testo con bibliografia e note a piè pagina, scorrevole e chiaro, ma non è un vero e proprio saggio. È un testo generalista, va bene come una prima lettura sulla tomba di Alessandro, ma se si è in cerca di informazioni specifiche, di resoconti di scavi o altro, bisogna leggere altro. Ad ogni modo Manfredi è un grande scrittore e leggerò qualunque cosa scriverà su Alessandro o che si ricolleghi a lui. Anzi, mi piacerebbe leggere un suo romanzo su una persona vicina ad Alessandro! Tra le letture Alessandrine mi resta da leggere Le meraviglie del mondo antico e purtroppo poi avrò esaurito l’argomento per questo scrittore. Vi lascio l’indice e gli aforismi…

Indice:

7 Premessa
11 I Ritorno a Babilonia
23 II Il re muore
33 III Le cause della morte
43 IV Il corpo
53 V La sepoltura
63 VI La tomba di un re
73 VII Illustri visitatori
83 VIII Da Menfi ad Alessandria
93 IX Le fonti antiche
107 X Eclissi di un mito
115 XI Du el Karnayn
127 XII Il faraone scomparso
139 XIII Cacciatori di tombe
151 XIV Cimitero latino
159 XV Dov’è Alessandro?
173 Conclusione

177 Note
185 Bibliografia
188 Fonti iconografiche

Frasi:

Fu la tomba più venerata e visitata per sette secoli e oscurata in parte solo da un’altra, quella ritenuta di Gesù di Nazareth.

Eppure il fantasma di Alessandro continuò ad aleggiare sulla sua città e la sua immagine a circolare come talismano al collo di uomini e donne già cristiani dalla nascita.

L’instancabile ricerca dell’ultima sua reliquia è la prova dell’immortalità del suo fascino e del suo carisma.

Illustri accademici hanno dichiarato in privato che se il mondo fosse stato quello di Alessandro anziché quello di Augusto l’umanità avrebbe conosciuto una civiltà dell’armonia e dell’arte, della fantasia e dell’equilibrio, un mondo in cui l’agonismo avrebbe sostituito la violenza, la filosofia avrebbe regnato al posto della legge. Sogni, anche questi, inconfessabili sulle pagine della comunicazione scientifica, pensieri che se da un lato hanno forse un fondo di verità, dall’altro sono comunque sintomo di una fede più che di una scienza. Si ha fiducia negli uomini ma si ha fede solo negli dèi.

Nemmeno da morto Alessandro avrebbe voluto che avvenisse di lui qualcosa che non avesse un senso preciso.

Purtroppo Tolomeo, che aveva tutte le qualità di un leader, audacia, cinismo, intelligenza, sangue freddo, mancava di ciò che l’avrebbe veramente reso grande: il cuore, l’entusiasmo, la capacità di pensare in grande, le qualità di Alessandro. A lui bastava il sicuro dominio della regione più ricca, più compatta, più sicura, difesa dal deserto e dal mare.

Alessandria incarnava lo spirito stesso del suo Fondatore: iperbolica, turbolenta, audace, sognatrice, ma anche colta, ordinata, razionale; la città nasceva per attirare talenti da ogni parte del mondo perché si presentava come il luogo in cui tutto era possibile, in cui ogni sogno poteva diventare realtà.a

È arrivata fino a noi la tomba di Ciro il Grande, ancora integra sull’altopiano di Pasargade, combinazione fra una ziggurat mesopotamica e una tenda nomade; è arrivata quella di Augusto, benché spogliata e ridotta a una nuda mole cariata, è giunta quella di Adriano, di Tamerlano, del Cid Campeador, di Maometto il Conquistatore, quella intatta del faraone Tutankhamon e quella di Antioco l, piccolo re di Commagene, alta su un monte di duemila metri, vigilata da quattordici giganti di pietra e tuttora inviolata, a parte i guasti perpetrati dagli archeologi; pare impossibile che quella di Alessandro si sia dileguata nel nulla.

È quasi certo che descrizioni più ricche e particolareggiate esistessero o, addirittura, che il progetto architettonico fosse conservato negli archivi reali o negli scaffali della Grande Biblioteca.

Gli dèi e gli eroi possono esistere soltanto finché gli uomini vi credono.

Sarebbe bello pensare che i sigilli di Settimio Severo fossero stati tali da proteggere il sonno dell’eroe o che qualche sacerdote ne avesse nascosto il corpo per difenderlo dalla profanazione proprio come avvenne agli antichi faraoni portati via dalle loro tombe in segreto e nascosti nelle grotte di Deir el Bahri, ma gli scenari più probabili sono assai meno suggestivi. ll corpo di Alessandro fu distrutto in un modo o nell’altro, la sua tomba spogliata e forse anche smembrata nelle sue componenti architettoniche per essere riusata in qualche altro modo. Giovanni Crisostomo poté così chiedere dal suo pulpito di Antiochia: «Dov’è Alessandro?». Una domanda che a distanza di tanti secoli continuiamo a porci.

Le ricerche che hanno buone probabilità di portare nuovi contributi devono essere condotte a termine, e quindi ben venga un’analisi scientifica dei resti contenuti nell’urna conservata nella basilica di San Marco. Qualunque ne sia l’esito, i due grandi miti non cesseranno comunque di vivere: il Leone di San Marco continuerà a ruggire dall’alto dei suoi piedistalli e il corpo perduto del più grande personaggio dell’antichità ad affascinare sempre nuove generazioni tenendo viva la memoria di una civiltà straordinaria e irripetibile.

Il fascino dell’invincibile condottiero ha conquistato i grandi in tutte le epoche: un fenomeno che gli studiosi chiamano imitatio Alexandri, “imitazione di Alessandro”. Contagiò Scipione, Cesare e Pompeo, Germanico, Caligola e Traiano e poi Caracalla e perfino Shapur I re di Persia, Maometto II e infine Napoleone: finché si pensò che il sepolcro di Nectanebo fosse quello di Alessandro sembra che il sarcofago sarebbe stato destinato ad accogliere le sue spoglie mortali quando fosse giunto il momento. E l’imitatio Alexandri contagiò addirittura Fidel Castro, che scelse mentre combatteva nella Sierra Maestra il nome di battaglia di Alejandro.

Il mausoleo sulla Piazza Rossa, monumentale contenitore della mummia di Lenin, è in fondo una riedizione moderna del soma di Alessandria e l’eco di quella città straordinaria si percepisce nella torre centrale dell’Università di Mosca, così simile al Faro, settima meraviglia del mondo che vigilava l’ingresso fra l’isola omonima e la punta del Lochias.

Ma quali sono i motivi di questa passione? Perché tanta gente si illude tuttora di trovare il suo corpo disseccato da qualche parte nei sotterranei di Alessandria o pensa che potrebbe trovarsi nell’immensa necropoli di Baharya in Egitto dove giacciono forse diecimila mummie? Perché anche studiosi distaccati e professionali non rinunciano del tutto alla speranza di ritrovarlo?

Trovare una risposta è quasi impossibile perché non tutto nella storia è spiegabile a causa delle sue poderose componenti caotiche: si pensa alla morte prematura che stroncò il più grande progetto strategico-ideologico di tutti i tempi, la combinazione straordinaria e dirompente riunita nella sua persona di guerriero e filosofo, la giovane età in cui fu vinto dalla morte dopo averla sfidata mille volte e fino alla fine ignorata, l’impressionante capacità demiurgica di fondere insieme mondi lontani e diversi, l’indomabile coraggio, la resistenza quasi sovrumana alle fatiche, alle ferite, alla fame, alla sete, al gelo e alle veglie, la capacità rarissima di pensare in grande senza limiti e senza confini, la fede cieca nel proprio destino, la capacità di comportarsi allo stesso tempo come un dio e come un uomo, il razionalismo e la furia cieca e barbarica. E infine il carisma del suo sguardo di tigre e del suo volto apollineo per cui chiunque lo vedesse era pronto a seguirlo fino all’inferno. Tutto questo certo, e anche qualche cosa d’altro che rimane inspiegabile.

…e auguro una buona giornata a tutti!

1 pensiero su “Recensione: “La tomba di Alessandro. L’enigma” di Valerio Massimo Manfredi”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.