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Recensione: “Megas Alexandros. Il racconto di Alessandro” di Rita Bassotti

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia, blog su Alessandro Magno & Ellenismo! Oggi vi parlo della mia ultima lettura che è:

ΜΕΓΑΣ ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΣ. Il racconto di Alessandro

di Rita Bassotti

Aracne Editrice, 2021

ISBN: 978-8825540079, 176 pagg.

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Nel romanzo, anche se la rappresentazione dei fatti e del protagonista è fondata su basi storiche (fonti e letteratura specialistica), Alessandro viene inquadrato in una visuale distante da quella classica e tradizionale, senza voler essere trasgressiva. L’autrice si è avvicinata alla figura di questo gigante in modo “confidenziale”, cercando qualche cosa della sua intimità che dalla storia ufficiale trapela solo in trasparenza: ne è uscito un ritratto assolutamente moderno, nelle sue fragilità, nei suoi eccessi narcisistici, nel suo tormentato romanticismo, negli squilibri psicologici dominati da antichi e irrisolvibili contrasti familiari. All’eterno conflitto fra la propria (presunta) discendenza divina, fanno bilanciamento le vanità, le insicurezze e i suoi curiosi aspetti caratteriali. Accanto a lui, nella gloria e nell’amarezza delle delusioni, Efestione, l’amore della sua vita, ma anche il suo “alter ego”: tanto ombroso e complicato Alessandro, tanto semplice e luminoso Efestione.

Rita Bassotti, romana, classe ’47, laurea magistrale in Conservazione e Restauro; restauratrice e docente per formazione di nuove professionalità. Appassionata di arte e storia antica, musica lirica, cinema e letteratura (un culto per l’Eneide, l’epica e i poeti classici e… Moby Dick).

Classificazione: 2.5 su 5.

Reading time: dall’8 al 14 ottobre 2021.

Pochi mesi fa è uscito questo libro pubblicato da Aracne Editrice e visti il titolo, la sinossi e il prezzo veramente ottimo (10 €) ero molto curiosa di leggerlo, infatti, l’ho comprato subito e letto dopo relativamente poco tempo per me.

Rita Bassotti conosce Alessandro e si vede perchè ha narrato la sua vita, seppur romanzandola, in modo coerente e per lo più giusto. Nella presentazione l’autrice ci spiega qual è l’arco temporale di cui narra: da dopo la battaglia di Gaugamela alla morte di Alessandro, ma usa anche qualche stratagemma per parlarci di qualche fatto accaduto in precedenza ed è un modo per farci conoscere un pochino di più Alessandro. La narrazione in terza persona onniscente è ottima e permette di accostarci ad Alessandro in modo più intimo, anche perché spesso leggiamo i pensieri dello stesso e siamo partecipi dei suoi dubbi, problemi e delle sue incertezze. L’idea dell’autrice di darci una visione così vicina del protagonista è bella perchè possiamo conoscerlo nella sua quotidianità; quello di queste pagine è un Alessandro quotidiano, che vive e pianifica le giornate, non l’Alessandro glorioso e comandante dell’esercito più potente del mondo di quel tempo, o per lo meno, non è solo quello.

Purtroppo però secondo me l’autrice ha fatto una scelta che non condivido, scelta soggettiva che può trovare altri in accordo o in disaccordo con me. La Bassotti usa un linguaggio inadatto, troppo informale: nel libro sono presenti molte frasi fatte, detti e proverbi (a pag. 106: “‘non rimandare a domani quello che puoi fare oggi’ era il suo motto! Uno dei tanti della serie ‘frasi celebri’”), espressioni moderne che cozzano col tempo di Alessandro (a pag. 134-135 “Allora deliberò fra se che gli avrebbe pagato il debito dei lunghi mesi della campagna in India in cui non avevano avuto una lira; giusto, no?”). È vero che nella sinossi del libro siamo avvisati che ne emerge un Alessandro moderno, ma era proprio necessario usare espressioni brutte? Ad esempio: “C’hai la riga in mezzo come i deficienti” lo troviamo a pagina 42 quando un giovane Alessandro prendeva in giro Filippo Arrideo, oppure “Come si permetteva, quel finocchietto…roba da pazzi!” (pag. 52) riferendosi a Ermolao oppure “Cercare sta’ benedetta moglie… Era il 327, ormai!” (pag. 53); a pagina 70 Alessandro pensa di mettere da parte Roxane come moglie perchè incapace di concepire “…e poi, cucinava in modo abominevole!”; a pagina 114 “È matto questo? Che cavolo gliene può importare di sapere come vivono ‘sti zulù?”; a pag. 119 “…cenava allegramente con ospiti dagli strani musi”. Magari sono pensieri solo miei e sono troppo puntigliosa, ma una scrittura del genere, più che rendere Alessandro moderno lo sminuisce, lo ridicolizza. Perché usare espressioni moderne in un romanzo ambientato più di 2300 anni fa? Perchè riferirsi agli asiatici con la parola “muso” e non “viso”? Sono forse animali? Detto da Alessandro, che aveva idee cosmopolite più di tutti e più di oggi, espressioni del genere, oppure – e soprattutto – il dispregiativo “finocchietto” riferito a Ermolao fanno ribrezzo, senza contare che l’omosessualità al tempo era vissuta in modo totalmente diverso, specialmente dall’antica Grecia di Alessandro, quindi è un’espressione anche sbagliata! Non so voi, ma a me l’uso di certe espressioni infastidisce parecchio perché possono venire fraintese.

Inoltre nel libro sono presenti molti errori di battitura e di scrittura: mancano spazi tra le parole, altre sono scritte in modo sbagliato, ci sono refusi, i pronomi riflessivi come sè non hanno mai un accento, scrivere “sì” e “si” sono cose diverse, come anche “li” e “lì”. Sono piccolezze ma unite a tutto il resto, a cui va aggiunto un uso spropositato di frasi esclamative, rendono il prodotto finale non un granchè. Sì, perchè in ogni pagina del libro ci sono almeno cinque-sei frasi che finiscono col punto esclamativo. Possibile? Perchè dare tutta questa enfasi a tante, troppe frasi? Si carica troppo il testo e alla fine diventa “pesante”.

Alessandro nella sinossi viene descritto come “ombroso e complicato”, mentre Efestione è “semplice e luminoso”. Un Alessandro come quello in questo libro sarà complicato e ombroso, ma è anche sminuito nel suo personaggio, nel suo carisma e nel suo fascino. L’autrice abbrevia Efestione con “Efestì” e usa uno stile della lingua parlata, del tutto inadatto per Alessandro. Efestione, invece, quando stava iniziando ad assumere le caratteristiche della prima donna, gelosa delle amanti di Alessandro, muore e forse è stato meglio così in questo caso perché stava assumento tratti che proprio non mi piacevano.

A queste impressioni soggettive si aggiungono elementi che sono sbagliati, che non riflettono il pensiero di Alessandro:

  • a pag. 40 pensa “Bisognava eliminare persino il ricordo della dinastia achemenide” ma solo perché brucia il palazzo di Persepoli non significa che voglia cancellare gli achemenidi dalla faccia della terra perché, altrimenti, sposare le figlie di Dario e non farle ammazzare compresa la madre Sisigambi? Ennesimo esempio di eccessiva semplificazione da parte della Bassotti;
  • a pagina 50-51 l’autrice gestisce male la congiura di Filota: nel testo non è presente il dolore di Alessandro nel sentirsi tradito, ma attraverso i suoi pensieri vediamo come troppo facilmente abbia cercato una giustificazione per quanto accadde;
  • a pag. 69 “Erano gli dei che non volevano che la sua impresa avesse seguito? Era andato troppo oltre, con il suo orgoglio, forse… oppure, più semplicemente il suo seme si era infiacchito?! Lui, in passato, un figlio lo aveva avuto, non desiderato, da quella sciocca di Barsine… lui, ovviamente non lo aveva riconosciuto e poi era morto presto.”
  • a pagina 72-73 Efestione mostra delle incertezze che non credo abbia avuto nella realtà: “Alessandro, ho sempre creduto in te ed anche stavolta ti seguirò, ti sarò vicino… ma ti dico con sincerità, amandoti: questo sogno appartiene solo a te. Io stesso non capisco bene le tue ragioni, ma faccio parte del tuo progetto, sono come un personaggio creato dalla tua fantasia e collocato da sempre nei tuoi disegni; in fondo, credo di non essermi appartenuto mai; forse quest’affermazione ti sembrerà un po’ patetica, ma è così! E, del resto, non potrei essere nulla di più di quello che sono” disse, premendosi per qualche attimo le mani sulle guance, “e di quello che voglio”, aggiunse con voce bassissima, lievemente commossa.” Efestione verso la fine non è più in linea con Alessandro, ecco perché assume delle caratteristiche da “prima donna” che non mi piacciono. Questa rappresentazione di Efestione è per me inedita, ma non sono sicura che sia un bene.

Più che modernizzare Alessandro mi sembra che l’abbia snaturato, stravolto: a pag. 42 pensa: “Infine l’argomento più spinoso, l’erede!! A lui, di diventare padre, non gliene importava niente, ma sai proprio niente? Era padre e figlio di se stesso, gli bastava e sopravanzava.” Ancora: dopo il matrimonio con Rossane, non arrivando un figlio, Alessandro vuole chiedere al medico Filippo se è colpa del troppo bere. Più passa il tempo e più Alessandro lo passa a bere. Questo è un romanzo in cui Alessandro viene ridotto a un ubriacone per spiegare il suo agire, per semplificare e rendere più intelligibile al pubblico di massa un personaggio che non può venire incasellato così semplicemente. In certi passaggi Alessandro assume i toni di un tiranno schizofrenico. Ironico sì, ma troppo.

Nonostante l’autrice conosca Alessandro a mio parere non è riuscita a farmi stringere quel patto narrativo tra autore e lettore che è fondamentale in un romanzo. Il suo Alessandro moderno, che pensa per frasi fatte, proverbi e modi di dire, dalla mentalità fortemente occidentale e forse un tantino antiquata, non è credibile per l’Alessandro che fu nella Storia e nella realtà perché stride con la sua visione cosmopolita in anticipo sui tempi rispetto a chiunque altro. Di Alessandro si può dire molto e fargli fare altrettanto, specialmente in un romanzo, ma il suo pensiero va conservato perché altrimenti non è più Alessandro.

Un pensiero che ho realizzato leggendo questo libro è che Efestione ebbe i funerali che sarebbero dovuti essere fatti anche ad Alessandro e che grazie a quest’ultimo venne onorato più nella morte di lui.

Al di là di tutto ciò di cui vi ho parlato, il romanzo non è male, dà una visione un po’ troppo semplificata di Alessandro e come lettura penso possa essere adatta a un pubblico giovane, che grazie a una scrittura vicina al parlato, trovano immediata e accattivante, anche se non corretta del tutto. Peccato per i molti errori trovati nel libro perché sono nota di una cattiva revisione. Il mio pensiero riguardo al libro è condivisibile o meno, ma gli errori sono oggettivi.

Vi lascio le frasi che ho sottolineato.

Frasi:

Se fosse stato ucciso, pensava, tutto sarebbe crollato insieme a lui: non più alimentata dalla sua energia, la luce si sarebbe spenta, all’improvviso su tutto il gigantesco territorio conquistato.

Roxane, durante il banchetto, sedeva vicino a lui…ma la presenza di splendide danzatrici, dalle forme voluttuose e dalla gestualità allusiva, la disturbava profondamente. Non erano tanto le occhiate lascive del consorte già leggermente ebbro per il vino e per i fumi densi delle misture resinose che emanavano dagli incensieri sparsi nella sala, a disturbarla: era la vista di quei corpi opulenti, veri contenitori materni, perfetti apparati generativi! Nella sua mente ossessionata dal pensiero di non poter diventare madre, immaginava di vedere in quei ventri, fatti trasparenti dalla sua fantasia, grappoli di neonati grassottelli abbracciati, aggrovigliati tra di loro… ogni grembo di donna ne conteneva cinque o sei e dai loro seni rotondi, dai loro capezzoli tinti di henné, scorreva latte. Povera Roxane, dopo un po’ si era ritirata, cosa che del resto faceva quasi sempre in occasioni come quella, e Alessandro non aveva fatto proprio nulla per trattenerla.

Leonnato si scharì la gola e, con voce un po’ esitante, disse: “Così, a tuo figlio, un giorno, non lascerai più niente da fare?” Quella era la frase che, adolescente, Alessandro, riferiva ironicamente all’efficentismo di suo padre; “Ma… dov’era ‘sto figlio?”

“Bisogna andare avanti, mai ripiegarsi su ciò che è già alle spalle, camminare avanti e fare il proprio destino.”

“Ora sono solo: cosa sono, ora, io, che di te, amavo tutto?!”

Grazie a tutti, buona domenica

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