02. Monographs on Alexander, 2.05 Leader, Alexander - Non Fiction Book, Reviews

Recensione: “Folly and Violence in the Court of Alexander the Great and his Successors?” di Tim Howe, Sabine Müller (eds.)

ENGLISH REVIEW: HERE.

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Alessandro III di Macedonia, blog su Alessandro Magno e Ellenismo. Era da un po’ di tempo che pensieri e problemi mi tenevano lontana dalla lettura e ancor di più da Alessandro, ma ora sto riprendendo a leggere e sento che in qualche modo mi mancava leggere di Alessandro. Oggi vi parlo del libro:

Folly and Violence in the Court of Alexander the Great and his Successors?

di Tim Howe, Sabine Müller (eds.)

Projekt Verlag, 2016

ISBN: 978-3897333970, 59 pag.

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The ancient Greco-Roman sources on the history of Alexander III and the Successors contain numerous epi­sodes on diverse forms of Macedonian violence. Viewed from a mocking, moralistic perspective, the Macedonians served as a distorted mirror in which Greeks and Romans asserted their identities. The theme of Macedonian violence was also present in Greek comedy. This volume explores four case studies aiming at the deconstruction of these Greco-Roman topoi. The articles examine images of the Macedonians, Alexander, and Demetrius Poliorcetes analyzing the dimensions and expressions of Greco-Roman bias and its socio-political background.

CONTRIBUTI DI:

Sulochana Asirvatham is Associate Professor of Classics and General Humanities at Montclair State University (NJ, USA). She did her PhD in Classics at Columbia University, is coeditor of Between Magic and Religion: Interdisciplinary Studies in Ancient Mediterranean Religion and Society (Lanham, MA 2001) and has published widely on Greco-Roman historiography, with a focus on Alexander the Great.

Matti Borchert is a faculty member of the department of Ancient History of Marburg University. He studied Greek Philology, German Philology, and History at Kiel University and Innsbruck University and is doing his PhD in Ancient History. His special field of interest is the History of the Ancient Near East.

Tim Howe is Associate Professor of History at St. Olaf College, Minnesota, Senior Editor of The Ancient History Bulletin, and Associate Field Director of the Antiochia ad Cragum Archaeological Project (ACARP) in Southern Turkey. He studied History and Anthropology at Cal State, Chico, did his M.A. and Ph.D. at Penn State and teaches about the ancient Mediterranean and Near Eastern Worlds. He has published widely on Mediterranean agriculture and trade, Alexander the Great, Ptolemy, ancient Mediterranean warfare, and Greek and Latin historiography.

Sabine Müller is Professor of Ancient History at Marburg University. She is the author of Das hellenistische Königspaar in der medialen Repräsentation. Ptolemaios II. und Arsinoë II. (Berlin/ New York 2009), Alexander, Makedonien und Persien (Berlin 2014) and Die Argeaden, Geschichte Makedoniens bis zum Zeitalter Alexanders des Großen (Paderborn 2016, forthcoming). She has also published on Ancient Persia, Lucian, Sulla, Sertorius, Nero and the Parthians, and the reception of antiquity.

Frances Pownall is Professor of History & Classics at the University of Alberta. She is the author of Lessons From the Past: The Moral Use of History in Fourth Century Prose (Michigan 2004), a number of articles on Greek history and historiography of the classical and Hellenistic periods, and translations and historical commentaries on important fragmentary Greek historians in Brill’s New Jacoby.

CONTENUTI:

Introduction: Does the cliché suffice? – Tim Howe, Sabine Müller – 7
Youthful Folly and Intergenerational Violence in Greco-Roman Narratives on Alexander the Great – Sulochana Asirvatham – 11
Between Debauchery and Ludicrousness – Alexander the Great and the Golden Plane Tree – Matti Borchert – 25
Make It Big: The “New Decadence” of the Macedonians under Philipp II and Alexander III in Greco-Roman Narratives – Sabine Müller – 35
Folly and Violence in Athens Under the Successors – Frances Pownall – 47
The Editors and Contributors – 59

Classificazione: 5 su 5.

Reading time: dal 26 al 27 gennaio 2022.

Qualsiasi errore in questa recensione è solo mio e non degli autori, quindi per favore segnalatemeli e li correggerò subito! Grazie a tutti e mi scuso con gli autori.

Lo scopo di questo libro e dei loro contributi è di mostrare come le tradizioni greco-romane abbiano parlato dei Macedoni, di come li abbiano resi attraverso caricature ed esasperazioni.

Introduction: Does the cliché suffice? (Tim Howe, Sabine Müller)

Nell’Introduzione Howe e Müller riflettono sul fatto che le moltissime opere letterarie macedoni non sono giunte a noi se non in brevi frammeti e le conosciamo attraverso le fonti greche o romane ma questo comporta delle considerazioni che vanno tenute presenti. Prima di tutto, gli autori greci e romani hanno una loro cultura che li influenza e che spesso è diversa da quella macedone; secondo, spesso usano i macedoni come uno specchio distorto per metterli in luce in modo negativo; terzo, la cultura degli autori greci e romani influenza la loro narrazione della storicità degli eventi, dei ritratti degli attori politici e la tendenza del valore dei giudizi; quarto, le risorse letterarie contemporanee ora perse un tempo erano disponibili e influenzarono la narrativa e l’interpretazione antiche. In questo libro verranno presi in esame quattro studi sulle distorsioni letterarie e ideologiche dei macedoni dal punto di vista greco-romano.

Youthful Folly and Intergenerational Violence in Greco-Roman Narratives on Alexander the Great (Sulochana Asirvatham)

Asirvatham chiarisce fin dall’inizio che nell’era romana non vi era lo stesso concetto nostro della giovinezza e a volte veniva messo in contrasto con la maturità dell’età adulta. Plutarco nella Vita di Alessandro è l’unico che parla della gioventù del Macedone e lo fa dandolo come modello di autocontrollo. Ma l’Alessandro non era interessato al sesso (ci dice che era ancora vergine quando incontrò Barsine) era un segno che era ancora un bambino? O al contrario era un segno paternalistico di protezione verso le donne? Anche le questioni se Alessandro fosse l’erede di Filippo oppure uno dei tanti e se Alessandro potesse decidere da solo chi sposare senza l’approvazione di Filippo non trovano una risposta chiara e diretta. In Plutarco con la questione di Filota emerge la discrepanza tra il desiderio d’autorità di Alessandro e la percezione di lui come ancora ragazzo; l’autore descrive Parmenione come un amico e Filota come un adulatore.

Baynham fa notare che nei primi due libri andati perduti di Curzio Rufo probabilmente si parlava del giovane Alessandro e verosimilmente come ne parla Plutarco, ovvero che Alessandro si presenta come un compagno ai suoi amici; a volte Alessandro è ambiguo nella sua presentazione sia come figura paterna sia come figlio; Alessandro è regressivo nei confronti di Lanice ma in Curzio questo succede perché è caratterizzato dalla sua giovinezza.

Nel Romanzo di Alessandro i suoi atti di violenza sono dei segni precoci del suo bisogno di competizione che sfoceranno nella conquista e nell’amore per l’esplorazione. Qui Alessandro è figlio di Nectanebo, non di un dio e uccide il padre e ci sono anche altri atti di violenza contro Nicolaus ai giochi olimpici e uccide anche Attalo.

The only way to be ever-youthful and authoritative at the same time is to be a god. All our writers agree, at the very least, that Alexander was not a god.

Per Plutarco e Curzio Rufo Alessandro era di una giovinezza impressionante ma spiegano il suo comportamento perchè pecca di hybris.

Between Debauchery and Ludicrousness – Alexander the Great and the Golden Plane Tree (Matti Borchert)

Nel dodicesimo libro dei Deipnosofisti di Ateneo Alessandro viene dipinto come un re corrotto dagli usi persiani con eccessi e lussuria. Il platano d’oro e la vite erano il simbolo della ricchezza persiana e neanche questi simboli erano all’altezza dello stile di vita lussurioso e decadente di Alessandro. Callistene ha creato il tema dell’Alessandro figlio di Ammone e Megastene lo dipinge come un Dioniso civilizzatore.

Certainly, Callisthenes and Megasthenes did not inted to create a negative or mocking image of Alexander, they could hardly control the reception of their works. In consequence, often, one-dimensional clichés survived.

In Eliano e Filarco il simbolo del platano d’oro diventa quello depravazione sessuale e Alessandro qui è una figura ridicola che segue le orme del re persiano che ha amato una pianta e ha provato ad ottenere il favore dei persiani. Nella Storia Naturale di Plinio il platano d’oro diventa un’immagine negativa associata anche ai tiranni peggiori tra cui Dionisio I e Calligola. Alessandro viene accostato a tutti questi simboli negativi e diventa l’esempio per i romani della tirannia, dell’effeminatezza, della depravazione e della decadenza. L’episodio di Filarco è un modo per dipingere Alessandro come un tiranno.

Make It Big: The “New Decadence” of the Macedonians under Philipp II and Alexander III in Greco-Roman Narratives (Sabine Müller)

I banchetti macedoni erano eccessivi in ottica greco-romana e secondo Menandro Filippo era un forte bevitore ma Alessandro era ancora peggio. Per Eliano Alessandro fu campione mondiale di bevute. Questo accento sulle bevute era dovuto al fatto che per gli antichi i simposi erano molto importanti. Gli autori greci crearono una nuova definizione di comportamento decadente tipico dei macedoni ai banchetti: ne hanno esagerato la descrizione per differenziarli dai tiranni greci perché i macedoni erano peggiori di essi. Questa ostilità verso i macedoni era dovuta al fatto che il potere e l’importanza della Macedonia erano in forte ascesa. Alessandro I e in particolare Perdicca II vennero ripresi dalle commedie greche per poi passare anche nei campi della storiografia di Teopompo e alla politica di Demostene. I Romani hanno usato gli stereotipi dei ruoli dei tiranni, della soppressione, della mancanza di moderazione, lussuria, crudeltà, eccessi e altro ma alla fine hanno esagerato con quei cliché nell’adattarli ai Macedoni.

During the last part of Alexander’s reign, certainly the case of Harpalus influenced the Greek perception of the lifestyle of the Macedonian leading circles.

Un punto importante per i greci fu che i macedoni non miscelavano il vino, come i barbari incivilizzati e non moderati e anche ai tiranni greci non popolari vennero accusati di queste abitudini nel bere, così i romani e i greci enfatizzarono la grandezza delle coppe macedoni. Alcuni casi chiave furono per loro la morte di Efestione, alla corte di Alessandro si facevano spesso gare di bevute e quando, infine, Arriano, Ateneo, Plutarco e Diodoro dissero che Alessandro morì di intossicazione dall’alcool non fu strano per loro.

The redefinition of decadence applied to the Macedonians by Greek authors reflects the perceived novelty of the phenomenon of the Macedonian rise.

Folly and Violence in Athens Under the Successors (Frances Pownall)

I Successori vennero dipinti come dei tiranni pazzi e violenti ma, in tutto questo dobbiamo tenere presente l’importanza strategica di Atene.

Demetrio Falareo regnò per dieci anni ad Atene e ne “corresse” la democrazia trasformandola in un’oligarchia moderata e Duride di Samo sottolinea la sua ipocrisia: il ricavato delle tasse viene speso più per le sue feste stravaganti che per la città. Demetrio ebbe anche un marcato appetito sessuale e divenne un tiranno stereotipato.

Le fonti greche dipingono Lacare come un tiranno (anche perché si serviva dei mercenari, altro elemento della tirannia) ma invece lui mantenne la democrazia ateniese. Egli avrebbe anche fatto tardare i suoi inseguitori buttandogli monete d’oro (ulteriore elemento della tirannia nella letteratura greca).

Demetrio Poliorcete si considerò figlio di Afrodite e Poseidone: la prima venne utilizzata come simbolo di poligamia e promiscuità, mentre il secondo venne visto come un richiamo alle vittorie navali e della rifondazione antigonide della Lega di Corinto.

Successors such as Polyperchon or Demetrius Poliorcetes who paid lip service to restoring to the Athenians their much-cherished political autonomy were successful in the short term in persuading them to accept their control, but when it became clear that any such ‘freedom’ was only illusory, received equally hostile treatment in the sources While the Athenians may have won the propaganda battle, they lost the war, for ultimately the Successors created an enduring Hellenistic royal ideology, while Athens never regained full political autonomy and was eclipsed in the cultural sphere by the royal Hellenistic city of Alexandria.

Grazie a questo libro ho avuto modo di riflettere su come i macedoni vennero visti male da tutti ma bisogna tenere presente il fine degli autori cioè screditare la potenza macedone sia durante i regni di Filippo e Alessandro che durante i Successori, ma hanno chiaramente ecceduto nell’estremizzare queste caratteristiche. Il problema maggiore è che ci sono arrivate queste fonti e non quelle contemporanee ai maceondi. Sfumature simili nell’interpretazione delle fonti e dei testi antichi emergono solo in testi come questo ed è la ragione che mi spinge a voler leggere anche testi simili. Letture del genere sono un importante approfondimento, ricerca e riflessione sui contenuti degli autori antichi. Gli autori secondo me sono riusciti chiaramente nel loro intento. Ogni contributo è corredato da note a piè di pagina e dalla bibliografia. Questo piccolo libricino di sole 59 pagine è firmato da nomi importanti, è l’ottavo volume della serie KOMIK UND GEWALT COMIC AND VIOLENCE COMIQUE ET VIOLENCE e si può acquistare al piccolo prezzo di 11,80 € sul sito dell’editore Projekt Verlag. Per i nomi che firmano i contributi il prezzo davvero piccolo è un affare!

2 pensieri su “Recensione: “Folly and Violence in the Court of Alexander the Great and his Successors?” di Tim Howe, Sabine Müller (eds.)”

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