1. Diadochi, Hellenism: Non-Fiction Book, Reviews

Recensione: “Il regno del più forte. La lunga contesa per l’Impero di Alessandro Magno (IV-III sec. a.C.)” di Omar Coloru

Buongiorno a tutti sono Elena e vi ringrazio di essere su Alessandro III di Macedonia- blog (o sito) su Alessandro Magno e l’Ellenismo! Oggi vi parlo della mia ultima lettura

Il regno del più forte. La lunga contesa per l’Impero di Alessandro Magno (IV-III sec. a.C.)

di Omar Coloru

Salerno Editrice, 2022

ISBN: 978-8869736759, 152 pag.

Babilonia, giugno 323 a.C. La morte di Alessandro Magno getta lo scompiglio tra i Macedoni: chi dovrà succedere al trono di uno dei piú vasti imperi della storia se i due eredi legittimi sono un figlio che deve ancora nascere e un fratellastro affetto da un ritardo mentale? Si diffonde addirittura la voce che in punto di morte il sovrano abbia detto che lascerà il suo regno al migliore dei suoi generali. La competizione per l’eredità di Alessandro innesca una lotta di potere senza esclusione di colpi aprendo di fatto l’età dei Diadochi, i Successori di Alessandro che dopo decenni di conflitti daranno vita ai regni ellenistici. L’autore esplora le dinamiche in gioco in questo periodo mostrando come lo scenario geopolitico emerso dalle guerre sia stato plasmato dall’interazione dei fattori di forza e debolezza. Quello dei Diadochi è infatti un mondo precario in cui il potere va continuamente confermato, gli equilibri delle forze e i ruoli sociali si ribaltano in modo improvviso trasformando i forti in deboli e viceversa. Tra signori della guerra, avventurieri e regine combattive, l’età dei Diadochi cambierà per sempre il corso della storia nel Mediterraneo.

Omar Coloru è ricercatore di Storia greca presso l’Università di Bari. Dal 2018 collabora con la Missione archeologica italiana in Pakistan ed è autore delle monografie Da Alessandro a Menandro. Il regno greco di Battriana (Pisa-Roma 2009) e L’imperatore prigioniero. Valeriano, la Persia e la disfatta di Edessa (Bari-Roma 2017).

INDICE:

INTRODUZIONE 9
I. AL MIGLIORE 15
1. Il migliore è il piú forte 15
2. La declinazione della forza 19
II. I DEBOLI 30
1. Il problema della successione 30
2. Filippo Arrideo 36
3. Alessandro IV 46
4. Eracle 49
5. Le donne di Alessandro dopo Alessandro 56
5.1. Le principesse iraniche: Barsine, Parisatide, Rossane e Statira 56
5.2. Principesse e regine macedoni: Cinnane, Cleopatra, Euridice, Olimpiade e Tessalonice 59
6. Eumene di Cardia, un condottiero forte in una posizione debole 75
6.1. Da segretario a governatore 75
6.2. Il duello 80
6.3. Verso est 83
6.4. La fine 88
III. VIOLENZA E TERRORE 95
1. Il potere della violenza 95
2. Crimini in famiglia 99
3. Crudeltà 105
4. Rex tremendae maiestatis 111
CONCLUSIONI 117
BIBLIOGRAFIA 121
CARTINE 133
GENEALOGIE 136
INDICI
Indice dei nomi 141

Classificazione: 5 su 5.

Reading time: dal 9 al 17 marzo 2022.

Nel tumultuoso mondo subito dopo la morte di Alessandro Magno i suoi generali e amici dovettero fronteggiare il problema dell’eredità del grande Conquistatore perché alla sua morte non c’erano eredi naturali adatti a guidare l’immenso territorio conquistato. Iniziò così un periodo difficile da studiare e trattare per le molte battaglie, alleanze, equilibri che si verificarono e i molti nomi spessi uguali. Questo libro del professor Coloru non aspira alla completezza (chi è quindi alla ricerca di un libro sulla storia dei Diadochi deve continuare a cercare), ma l’autore ci propone qualcosa di diverso: ci parla solo di alcuni dei protagonisti di questo periodo ma in ottica della percezione, dell’interazione e dello scambio della loro forza e della loro debolezza per vedere come plasmarono il mondo dopo Alessandro. La forza era vista come la forza fisica e morale ma anche come violenza e giustifica la superiorità in battaglia e a livello diplomatico. La debolezza, invece, era intesa come fragilità fisica, mentale o di genere che spiega la sconfitta. Forza e debolezza però non sono assolute ma ambivalenti perché certe caratteristiche di un protagonista possono essere l’una ma, allo stesso tempo per altre caratteristiche possono essere anche l’altra.

Coloru considera il periodo di tempo dalla morte di Alessandro (323 a.C.) a quella di Lisimaco nella battaglia di Curupedio nel 281 a.C., anno in cui finiscono le guerre dei Diadochi. Il libro si divide in tre parti: la prima analizza tutto ciò che riguarda le parole di Alessandro perchè dicendo “al migliore” poteva avere valenza guerriera ma anche morale; nella seconda prende in considerazione quelli che apparvero deboli ma non è scontato che lo furono davvero; la terza, infine, è una selezione di episodi in cui emerge la forza, intesa come violenza e crudeltà. Tutte e tre le parti si aprono con una citazione da Il Principe di Machiavelli.

Nel giro di tredici giorni il giovane uomo che aveva conquistato un impero giaceva in fin di vita su un letto del palazzo reale, impossibilitato a parlare, ma ancora capace di comunicare con cenni degli occhi e di porgere la mano destra ai soldati che volevano salutarlo un’ultima volta.

Nella prima parte Coloru fa un riassunto sulla morte di Alessandro e sono contenta che citi proprio lo studio di Damiani perché nel mio piccolo l’avevo trovato convincente (trovate la recensione del libro e l’articolo), poi l’autore analizza come la parola kratistos, al più forte, in senso fisico ma anche di autorevolezza, sia probabilmente una costruzione dei successori. Un’altra costruzione a posteriori sarebbe la predizione di Alessandro dei suoi giochi funebri dopo la sua morte perché così trova legittimazione la persona “migliore”, per la forza dimostrata. L’associazione dell’idea di forza e violenza sono fondanti nella regalità ellenistica che trova la legittimazione anche nel carisma in cui il più forte dimostra il suo valore, il favore divino e della sorte, ma il mezzo più facile per dimostrarlo era con la vittoria militare.

Secondo una felice espressione dello storico francese Édouard Will, l’impero di Alessandro era simile a un corpo gigantesco tenuto insieme solo dalla volontà e dal talento del re. Con la sua morte, questa forza aggregante venne subito meno, sopraffatta da forze centrifughe che traevano origine dalla mancanza di un successore designato, dalle ambizioni personali dei generali e dal desiderio dell’esercito macedone di ritornare in patria.

Nella seconda parte si affronta il tema della successione ad Alessandro e vengono considerati i deboli. È interessante notare come persone come Arrideo, Alessandro IV, Eracle in sè rappresentavano l’emblema della continuità dinastica, come figlio di Filippo che fece grande la Macedonia per Arrideo e come figli di Alessandro per gli altri due.

Un aspetto interessante che è stato messo in evidenza da Bruno Tripodi a proposito del ruolo della coppia regale riguarda l’onomastica. Il cambio di nome da Arrideo in Filippo è in effetti un caso unico per i sovrani macedoni, mentre è una pratica piú frequente per quanto riguarda le regine macedoni. Questo fatto rivela la volontà di creare un legame dinastico e ideale con la figura del defunto Filippo II, al quale si doveva l’ascesa della Macedonia a potenza egemone in Grecia. Il conferimento di questo nome garantiva al sovrano la trasmissione delle virtú guerriere del padre facendone una figura capace di assicurare all’esercito la vittoria militare. Lo stesso discorso vale per Alessandro IV, che fu chiamato, contrariamente alla consuetudine, col nome del padre, conquistatore dell’Asia. Entrambi, insomma, erano figli di re guerrieri e conquistatori che incarnavano nelle loro figure il valore e i successi militari dei rispettivi padri. La loro presenza su vari scenari di battaglia sia in Asia che in Europa mostra come il loro ruolo di garanti della vittoria fosse sentito dalle truppe e dallo stato maggiore anche se per evidenti motivi non poterono mai prendere parte a un combattimento in prima persona.

L’imprigionamento aveva privato Filippo della libertà fisica, ma la sua vita in fin dei conti non era stata altro che una continua prigionia, per quanto dorata, vissuta sotto il controllo costante di diversi “carcerieri”. Altri decisero della sua vita al posto suo, altri decisero come doveva morire.

Alessandro IV aveva un grande valore simbolico e in via formale era associato al potere perché lui rappresentava la garanzia di successo in battaglia e giustificava l’autorità dei Diadochi che l’avevano con sè, ma la sua personalità ci risulta opaca dalle fonti. Eracle trascorse la sua infanzia a Pergamo e avrebbe garantito la continuità dinastica e il suo nome richiama alle imprese di Alessandro emulo di Eracle, Coloru considera poi le donne di Alessandro dopo Alessandro e prima analizza le principesse iraniche Barsine, Parisatide, Rossane e Statira. Rossane nonostante fu gerarchicamente inferiore rispetto alle altre assunse una posizione più importante ed ebbe un ruolo chiave per mantenere la pace in Asia centrale mentre Alessandro era in India. Nonostante tutto fu più che altro una figura anonima in mano ai Diadochi tranne nel caso dell’assassinio di Statira e Parisatide. Aggiungo un’osservazione a riguardo ed è che grazie all’anonimità di Rossane gli autori che ne hanno parlato nei romanzi hanno potuto spaziare riguardo alla sua personalità, infatti in un libro è una marionetta in mano ai Diadochi, in un altro una donna forte e coraggiosa… insomma Rossane nella letteratura romanzata diventa ciò che più piace all’autore. Coloru considera poi le principesse e regine Macedoni, quindi Cinnane, Cleopatra, Euridice, Olimpiade e Tessalonice. La sorella e la madre di Alessandro ebbero un ruolo politico importante in Macedonia e in Epiro e la sorella era un importante veicolo di legittimazione per i Diadochi. Cinnane, la donna guerriera, fece sposare la figlia Adea (poi Euridice) ad Arrideo. Euridice fece emergere la frattura tra la fanteria fedele a Filippo e la cavalleria favorevole a scegliere un rappresentante per Alessandro IV. Tra Olimpiade ed Euridice ci fu anche la “guerra delle regine”. Olimpiade visse sempre di luce riflessa del figlio o del marito e in questo fu una figura passiva, ma fu anche autorevole con un carisma regale e nell’ultimo periodo della sua vita dimostrò una forza d’animo e una mascolinizzazione, così da debole si dimostrò forte. Tessalonice fu figlia di Filippo II e figliastra di Olimpiade ed esercitò un potere indiretto per la continuità della dinastia, infatti si sposò con Cassandro da cui ebbe tre figli. Coloru considera poi il caso di Eumene, il greco tra i macedoni e cita anche il manga Historie di Hitoshi Iwaaki (chissà se l’ha letto e se sì cosa ne pensa?). Eumene era una figura di rilievo con Filippo e Alessandro ma poi con la morte di Alessandro all’inizio non ebbe potere militare o politico, infatti non era satrapo di qualcosa. Grazie alla scaltrezza e acutezza, che Coloru mette in luce, Eumene riuscì ad avere potere e uomini con alleanze e cercò di sfruttare le sue possibilità al massimo. Lui e gli altri divinizzarono Alessandro alla ricerca di legittimazione in ciò che facevano.

L’aspirazione di Eumene a un potere di ampia portata finí per essere imprigionata nello spazio ristretto di un vaso prezioso per l’eternità.

Come il lettore si sarà ormai reso conto, la frequenza dei fenomeni di omonimia nella storia ellenistica costituisce uno dei tratti distintivi che hanno fatto amare questo periodo storico a tante generazioni di studenti.

La terza parte è la declinazione dei mezzi del potere e Coloru analizza i mezzi violenti e coercitivi usati per conseguire o mantenere il potere. Le dinastie di Tolomeo e Lisimaco vennero segnate da molti crimini tra famigliari. Anche la crudeltà venne usata insieme alla paura e al terrore per consolidare o riconfermare il potere.

Nelle conclusioni l’autore sottolinea che una colonna importantissima dell’ideologia regale ellenistica è la monarchia personale non fondata sul principio dinastico ma sulla capacità del singolo di conquistarsi un regno.

Riadattando le parole del politologo John J. Mearsheimer al contesto ellenistico, potremmo dire che il mondo dei Diadochi era un sistema multipolare in cui il singolo sovrano non mirava a essere il piú forte in assoluto, o almeno non solo, ma ambiva a diventare l’unica potenza egemone all’interno del sistema, impedendo agli altri rivali di raggiungere la supremazia. Alla fine il desiderio espresso da Alessandro di avere un successore forte (e dunque degno di lui) al comando del suo impero non si sarebbe mai realizzato davvero. Tuttavia, egli riuscí nell’intento di moltiplicare il numero dei suoi aspiranti eredi, sempre in lotta per emulare il modello, e questa operazione continua ancora ai giorni nostri.

La narrazione di Coloru rende semplice capire la moltitudine di eventi che si verificò in questi pochi anni perché la scrittura è chiara, scorrevole e fresca, senza paroloni ampollosi ma ostici per il lettore comune. Coloru ci da un testo ben documentato, con tanto di cartine e genealogie ed è un ottimo spunto per chi voglia approfondire ulteriormente l’argomento. Il regno del più forte non è una lettura esaustiva sull’argomento dei Diadochi però è valida per il taglio che si propone perché è facile considerare Arrideo, Alessandro IV o anche Olimpiade come dei deboli, perché per la Storia furono questo, ma la Storia non mette in luce la loro importanza simbolica e politica mentre questo libro di Coloru lo fa e benissimo.

Sono sempre contenta quando vengono pubblicati saggi come questo e Salerno Editrice è garanzia di grande qualità alla portata di tutti perché pubblica testi di grandi studiosi e accademici italiani che trova un’altra conferma anche con questo libro.

2 pensieri su “Recensione: “Il regno del più forte. La lunga contesa per l’Impero di Alessandro Magno (IV-III sec. a.C.)” di Omar Coloru”

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