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Recensione: “Alessandro. Romanzo dell’utopia” di Klaus Mann

ENGLISH REVIEW: HERE

Buongiorno a tutti sono Elena e vi ringrazio di essere su Alessandro III di Macedonia, blog su Alessandro Magno e l’Ellenismo. Oggi vi parlo del romanzo:

Alessandro. Romanzo dell’utopia

(Alexander. Roman der Utopie)

di Klaus Mann

Traduzione di Gianni Bertocchini

Prefazione di Jean Cocteau e Postfazione di Gianni Bertocchini

Il Nuovo Melangolo, 2005

ISBN: 978-8870185799, 213 pag.

«Si può immaginare con quale timore mi sia avvicinato ad un Alessandro… un Alessandro il Grande. Va detto che quell’Alessandro si presentava con coraggio: un tomo corposo in un’epoca, la nostra, di libri brevi. E poi mi arrivava da Klaus Mann, un giovane certamente dotato di grazia, d’intelligenza e della più toccante delle glorie, quella di Thomas Mann suo padre, consapevole che la grandezza non sempre alberga nelle grandi cose. Un ragazzino che si dondola su un cancelletto può commuovere più del corteo di Parsifal.» (dalla prefazione di Jean Cocteau)

KLAUS MANN nacque a Monaco nel 1906, morì a Cannes nel 1949. Lasciò la Germania subito dopo il colpo di stato delle camicie brune, fondò e diresse ad Amsterdam, con Gide, Huxley e con lo zio Heinrich Mann, la rivista antinazista “Die Sammlung”. Emigrò in seguito negli Stati Uniti,
dove prese la cittadinanza americana. In Italia sono state pubblicate diverse sue opere: La svolta, Milano 1962; Mephisto, Milano 1982; La morte del cigno, Parma 1973; Il vulcano, Milano 1991; Sinfonia patetica: un romanzo su Cajkovskij, Milano 1996; La peste bruna, Roma 1998.

Classificazione: 4 su 5.

Reading time: dal 23 al 28 maggio 2022.

Klaus Mann, figlio di Thomas Mann, scrisse Alessandro. Romanzo dell’utopia all’età di 23 anni, fu il suo secondo romanzo ed è la storia romanzata di Alessandro Magno ma non solo questo. Ho letto l’edizione del 2005 pubblicata da Il Nuovo Melangolo ora difficilmente trovabile con una bella e lusinghiera prefazione di Jean Cocteau e una postfazione del traduttore Gianni Bertocchini che se fosse stata più lunga e dettagliata (è di cinque pagine) mi avrebbe fatto piacere perchè questo testo si apre a un’analisi ulteriore dato che l’autore usa il personaggio storico di Alessandro per esprimere altre tematiche trascendenti. Nel 2021 è uscita una nuova edizione pubblicata da Castelvecchi Editore sempre con traduzione di Bertocchini (ISBN: 978-8832828795) ed ora è reperibile.

Il libro si compone di cinque capitoli ognuno suddiviso in cinque parti. Quello che mi ha colpita di questa rivisitazione di Alessandro è che possa considerarsi secondo me un esempio di polimorfia di Alessandro perché assume i toni dell’eroe dei poemi cavallereschi intriso di mito, di leggenda. In questo libro la missione di Alessandro è quella di costruire il regno della beatitudine terrena (in chiave quindi cristiana) spostando il principio da quello maschile a quello femminile e può riuscirci solo dopo un processo di formazione spirituale che gli faccia conoscere l’infinito. Chi affida questa missione ad Alessandro è Olimpiade, contrapposta ad Aristotele che invece indirizza il giovane macedone verso la razionalità. Già il titolo però ci fa intuire il finale: utopia è infatti qualcosa che non riesce a realizzarsi, un tentativo fallito.

Questo libro non è quindi la classica vita di Alessandro romanzata da un grande autore ma è qualcosa di diverso perché Mann ci mette del suo in modo originale: dalla bellissima caratterizzazione dei personaggi, infatti Aristotele è un vecchio eccentrico; Clito vive in un altro mondo ma è l’esempio della razionalità più astratta (è il personaggio più autobiografico di Mann); per come si comporta Cleopatra alla morte di Filippo assume le caratteristiche di un’attrice tragica; Eumene non stava simpatico a nessuno ed era impopolare così gli fanno lo scherzo di incendiare la sua tenda e andarono però perduti molti atti amministrativi e documenti ufficiali e tanti altri sono i personaggi ben descritti. Anche Babilonia subisce quasi un processo di personificazione perché è descritta come grassa, lasciva, lussuosa, molle e riflette la tipica immagine dell’Oriente che seduce. Mann romanza le situazioni e gli eventi più noti di Alessandro, ne cambia l’ordine reale e addirittura fonde alcuni personaggi tra loro, infatti Rossane è qui la regina delle Amazzoni che diventa sposa del Macedone e quando Alessandro riceve i presagi di morte lo sconosciuto a salire sul trono qui è Arrideo che era scomparso. Nel caso di Arrideo questo è un cambiamento storico (ma come già detto non è l’unico) ma assume l’importanza di una predizione molto bella e ricca di significato. Una cosa che non mi è piaciuta ma che ha il suo motivo di essere così nel libro è che Alessandro compie tutto ciò come una missione affidatagli da Olimpiade e non di sua spontanea volontà, ma vuole conquistare tutto per conoscere tutto su desiderio della madre. Gli episodi degli scontri armati e degli assedi sono qui ridotti all’essenziale perché l’importante è altro. Mi è piaciuto che con Alessandro a Mieza Aristotele gli parli della filosofia antica. Nel libro troviamo anche il regolamento dei conti con il padre Filippo (e Thomas per Klaus) perché muore quando si presenta come divinità e questo esprime la necessità di sacrificarsi al dio. La missione di Alessandro resta utopica perché non riesce a congiungere la ricerca del divino e dell’infinito con l’idea del sacrificio perché non sacrifica sè stesso ma gli altri e così non può esserci il regno dell’amore.

Alessandro. Romanzo dell’utopia non è la classica biografia romanzata su Alessandro e chi si aspetta di trovarsi un libro del genere resta un po’ spiazzato, io stessa pensavo fosse un libro più normale, meno strano. Credo che quest’opera di Mann possa piacere o non piacere, senza vie di mezzo perché è un testo particolare che nasconde significati più profondi oltre a ciò che dice. Testi del genere possono essere ipersemplificati o letti senza andare oltre o anche male interpretati, ma se li si analizza donano visioni inaspettate e sorprendenti. A me è piaciuto proprio perché lo interpreto come un’ulteriore esempio di polimorfia di Alessandro e se penso che questo testo è stato scritto da un ragazzo di 23 anni resto senza parole. Per fortuna questo testo di Klaus Mann è stato ripubblicato perché credo che meriti più attenzione di quella che gli è stata riservata e può essere letto da chiunque, appassionati o no di Alessandro.

Frasi:

Fu l’unico nelle cui braccia il principe Alessandro ebbe la gioia di poter piangere.

«La vostra curiosità è insaziabile, che gli dèi mi aiutino!».

Questo volto voleva sapere, voleva sapere immensamente, smisuratamente. Era ostinato, non c’era da scherzare.

La solitudine lo rendeva umile, gli toglieva la sua fierezza; cercò di avvicinarsi di più a colui che gli stava di fronte come un estraneo.

«Tu mi hai salvato la vita. Come desideri che ti ringrazi?».
Clito, chinando la fronte, d’un tratto di nuovo scaltro, galante, con quel suo sorriso incomprensibile, dai cento significati:
«Mi ringrazi, Alessandro, con il fatto di essere vivo».

«Di madri non se ne hanno mai abbastanza».

«C’è molto da scoprire. Tra la foce dell’Indo e quella dell’Eufrate deve essere possibile un collegamento. Questo collegamento lo doneremo all’umanità. Una parte in meno di questa terra resterà sconosciuta, una parte di più sarà nostra».

Doveva risolversi, poiché i suoi progetti erano imponenti. Si era ancora ben lungi dall’aver conquistato il mondo intero. Ed era necessario conquistarlo, poiché quello che contava era conoscere tutto. Solo chi ha conquistato tutto conosce tutto.

Il romanzo di Klaus Mann contiene, nascosta tra le maglie di un racconto narrato con i modi del mito e della fiaba, esposto in un linguaggio denso e metaforico, una solida e precisa Kulturkritik; la vicenda del sovrano macedone ci insegna che nella storia come l’uomo l’ha concepita e realizzata fino a quel momento, nella sua idea di progresso, non si possano dare né infinito, né divinità; il tentativo di mettere insieme progresso e divinità porta con sé non solo il fallimento, ma la tragedia: illustrandoci la pericolosità insita in un entità storico-politica che coniuga erroneamente l’esercizio del potere con il principio dell’amore, Alexander rappresenta un severo monito sui rischi delle idolatrie e dei totalitarismi che di lì a poco avrebbero squassato l’Europa.

Gianni Bertocchini

Grazie a tutti,

2 pensieri su “Recensione: “Alessandro. Romanzo dell’utopia” di Klaus Mann”

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