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Chi fu Alessandro Magno

∗ 20 luglio 356     † 10 giugno 323

Fonte: Treccani.it

Alessandro III re di Macedonia (detto Alessandro Magno; gr. Ἀλέξανδρος ὀ Μέγας, lat. Alexander Magnus). – Re di Macedonia (Pella 356 – Babilonia 323 a.C.), figlio di Filippo II, fondatore della potenza macedone, e di Olimpiade, figlia di Neottolemo re d’Epiro. Una delle maggiori figure della storia, dominò la Grecia, culla della civiltà occidentale, e fu abile stratega e conquistatore. Denominato Magno in conseguenza dei suoi trionfi, Alessandro fu l’incarnazione dell’eroe temerario, morto al culmine della sua gloria poco più che trentenne ed entrato subito nella leggenda. L’immenso impero da lui edificato, partendo dalla Macedonia e dalla Grecia, giunse ad abbracciare l’Egitto in Africa e in Asia fino al fiume Indo: in tal modo si crearono nuovi legami tra i popoli soggetti e si intensificarono i contatti tra culture e civiltà diverse, estendendo enormemente l’influenza della civiltà greca.

Dal 343 ebbe a maestro Aristotele; a soli sedici anni, mentre il padre si recava ad assediare Bisanzio, ebbe la reggenza in Macedonia; si distinse poi nella battaglia di Cheronea (338). Quando Filippo II fu assassinato (336), salì al trono tra difficoltà d’ogni genere, all’interno e all’esterno. Ma Alessandro seppe raccogliere subito il favore di Antipatro e Parmenione, i due maggiori generali, e di tutti i giovani macedoni. In Grecia fece cessare le velleità di ribellione dei Tebani e degli Ateniesi e a Corinto si fece confermare dalla lega ellenica comandante della spedizione già progettata da Filippo contro la Persia. Rivoltosi quindi contro i nemici interni, si sbarazzò, facendoli tutti uccidere, di Attalo e di coloro che potevano rivendicare diritti al trono. Si volse allora contro i popoli vicini: sottomise i Triballi e sconfisse il principe illirico Clito; distrusse Tebe in rivolta per la falsa notizia che Alessandro fosse morto. Liberatosi così dai nemici interni ed esterni, Alessandro, in attuazione al progetto paterno, mosse guerra alla Persia. Nella primavera del 334 passò l’Ellesponto con un esercito di circa 40.000 uomini tra cui 5000 cavalieri; scarsi erano gli alleati greci mentre unicamente greca era la flotta di 160 navi. Lo sbarco avvenne facilmente e Alessandro mosse l’esercito lungo la costa; uno scontro sul fiume Granico fu nettamente favorevole ai Macedoni. L’Asia Minore cadde allora quasi senza resistere, l’opposizione di Mileto e di Alicarnasso richiese lunghi assedî ma alfine queste piazzeforti persiane cedettero, lasciando Alessandro padrone di tutta la Caria.

Poi il re passò nella Licia e nella Panflia e, attraverso la Pisidia, raggiunse Gordio nella Frigia; con nuove forze portategli da Parmenione, attraverso la Paflagonia e la Cappadocia, discese in Cilicia e giunse, senza incontrare resistenza, a Tarso dove si ammalò gravemente e fu per morire. Nei pressi, alle porte siriache, Dario aveva frattanto preparato la resistenza: lasciato passare Alessandro e venutogli improvvisamente alle spalle dalle pendici del monte Amano, cercò di chiuderlo in una morsa tra i monti e il mare. La battaglia di Isso che ne seguì (nov. 333) fu un’altra grande vittoria di Alessandro; ora, pur potendo impadronirsi delle regioni interne dell’Asia, egli preferì assoggettare le regioni costiere per togliere al nemico le sue basi navali. S’impadronì senza lotta di Arado, Biblo, Sidone; lunghi mesi richiese invece l’espugnazione di Tiro e poi di Gaza. Dopo fu facilissima la conquista dell’Egitto che mal sopportava la dominazione persiana. Nell’inverno 332-31 Alessandro fondò Alessandria nella regione del Delta, indi si spinse sino all’oasi di Sīwa a venerare il dio Ammone.

Soffermatosi a Menfi per riorganizzare l’Egitto, tornò in Asia per la conquista definitiva della Persia: avanzò indisturbato sino all’Eufrate e al Tigri, si scontrò con le forze di Dario il 1° ott. 331 presso Gaugamela e le sconfisse definitivamente. Occupata Babilonia e poi Susa, Alessandro passò nella Perside vera e propria e, impadronitosi di Persepoli, catturò gli immensi tesori della corte e distrusse il famoso palazzo dei re di Persia. Padrone ormai di tutto il regno persiano, Alessandro ne conservò la divisione in satrapie alla cui testa pose ufficiali macedoni, ovvero principi indigeni assistiti però da generali macedoni; i tributi restarono immutati, per gli indigeni, mentre le città greche ne furono esentate. Un tentativo del generale Memnone di sollevare la Grecia contro i Macedoni fallì con la morte di lui, come pure fallì a Megalopoli un’insurrezione guidata dal re spartano Agide III che vi perse la vita (331). Nell’autunno 330, il malcontento dei vecchi Macedoni per le forme sempre più orientali del cerimoniale preteso da Alessandro sfociò in una congiura: vi furono implicati, colpevoli o no, Parmenione e suo figlio Filota, che furono uccisi per ordine del re.

Di altri incidenti tra Alessandro e i Macedoni furono vittime più tardi Clito e lo storico Callistene che era al seguito della spedizione. Alessandro volle poi vendicare Dario che era stato ucciso dal satrapo Besso: inseguì Besso attraverso varie regioni, che man mano sottometteva, e raggiuntolo, lo fece condannare a morte da una corte persiana. Quindi assoggettò i Massageti e la Sogdiana; nella primavera del 327 allestì infine l’ultima spedizione, in India. Mosse con un esercito di circa 40.000 uomini e vinse in battaglia il re Poro che fu fatto prigioniero sulle rive dell’Idaspe; fondò le colonie di Bucefala e di Nicea. Poi si spinse oltre per raggiungere il mare orientale, ma l’opposizione dell’esercito ormai stanco lo costrinse a un lungo e disastroso viaggio di ritorno che si concluse a Susa nella primavera del 324. Qui, per favorire la fusione tra vincitori e vinti e dare al tempo stesso un esempio (come precedentemente aveva sposato Rossane, figlia di un principe della Battriana), sposò Statira, figlia di Dario, e Parisatide, figlia di Artaserse III; qui anche lo raggiunsero ambascerie greche assicurandolo che erano stati esauditi i suoi desiderî circa la sua divinizzazione e il richiamo degli esuli nelle città elleniche. Mentre preparava una nuova spedizione verso l’Arabia, Alessandro si ammalò in Babilonia e dopo dodici giorni morì, il 13 giugno 323, a soli 33 anni e dopo 13 anni di regno. L’impresa di Alessandro fu feconda, anche oltre il disegno stesso di lui, di risultati grandiosi nella storia della civiltà umana. Dallo sfacelo, facilmente prevedibile, dell’impero di lui sorsero infatti quei regni ellenistici che propagarono la civiltà greca tra le popolazioni dell’Asia e contribuirono a formare quella unità culturale euroasiatica sulla quale doveva poi svolgersi e fruttificare il cristianesimo.

Fonte: Treccani.it

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